Alla scoperta della sponda lombarda del Verbano: Porto Valtravaglia, Castelveccana e Laveno Mombello
Le due "Santa Maria Assunta", Caldé tra spiagge e rocca, la capitale del Medio Verbano con le sue ceramiche nella seconda puntata del nostro tour a tappe della sponda orientale del Verbano
La sponda lombarda del Lago Maggiore, quella considerata “magra” in contrapposizione con la “grassa” piemontese – con i suoi alberghi di lusso e clienti altolocati – nasconde alla vista numerosi luoghi ed edifici che troppo spesso vengono sottovalutati, quando non ignorati. Con un itinerario suddiviso in tre puntate (QUI la prima: dal confine a Brezzo di Bedero) proviamo a rivelarvi qualche chicca – ma anche alcuni punti famosi – da visitare al più presto. Magari in questa estate 2026.
Porto Valtravaglia
Iniziamo questa seconda tappa da Porto Valtravaglia, più precisamente dalla chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta. La prima struttura è databile tra i secoli XI e XII. Tra fine ‘400 e inizio ‘500 venne ampliata, allungando la navata di due campate e aggiungendo una cappella nel 1544. Nel 1569 iniziarono i lavori per realizzare le due navate laterali, il che permise alla chiesa di ospitare i fedeli sempre più numerosi. Il 21 luglio 1581 l’arcivescovo Carlo Borromeo, giunto a Porto Valtravaglia in occasione della sua visita pastorale, consacrò l’altare maggiore. In seguito venne eretto il campanile e vennero eseguiti altri lavori di risistemazione completando la facciata nel 1664. Nel 1925 don Giovanni Pozzi, decise di trasformare la chiesa in stile neoromanico. Affidò il progetto all’architetto Pietro Oldrini e all’ingegnere Carlo Meroni ma gli unici interventi portati a termine furono la sopraelevazione del campanile e la realizzazione di un ingresso sul muro della navata laterale. La facciata è a salienti (cioè con spioventi posti a differenti altezze) e presenta centralmente il portale d’ingresso anticipato dal protiro, una parte sopraelevata che “precede” il portale stesso. Opere di pregio all’interno sono un affresco avente come soggetto San Rocco, eseguito da Giovanni Battista da Legnano nel 1524, il ciclo pittorico realizzato da Giovanni Battista Avogadro nel 1611 e gli altari laterali di San Carlo e di Santa Maria Assunta.
Nella frazione di Domo si trova un’altra chiesa di Santa Maria Assunta. La costruzione risale almeno al X secolo, come testimonia l’antistante battistero che conserva ancora le caratteristiche tipiche dell’architettura preromanica. La prima fase edilizia di cui si ha prova certa risale però all’XI-XII secolo e riguarda il campanile, che probabilmente in precedenza servì come torre ad uso militare, e alcuni settori della parete meridionale della chiesa, le quali presentano tracce romaniche. Tuttavia non si ha la certezza che l’impianto a navata unica con presbiterio rettangolare e copertura con travi a vista descritto negli atti delle visite pastorali cinquecentesche sia riferibile a questo periodo storico o a interventi più recenti realizzati tra il XIV e il XV secolo. Anche in questo caso – ma nel 1583 – San Carlo consacrò l’altare in legno policromo mentre nel secolo successivo vennero aggiunte un paio di cappelle dedicate alla Madonna del Rosario (sinistra) e Sacro Cuore di Gesù (destra). La forma attuale è frutto dei rifacimenti di fine Settecento che apportarono profondi cambiamenti sia interni che esterni e restituirono la chiesa ai fedeli dopo decenni di abbandono. L’organo proviene dalla Collegiata di Castiglione Olona e presenta parti di fine ‘500.
Castelveccana
In questo comune troviamo una delle località della sponda lombarda più frequentate grazie alle sue spiaggette graziose: Caldè. Proprio qui si trovano, inoltre, i resti di una rocca. Di essa si ha notizia dal X secolo quando fu donata da Ottone I di Sassonia all’arcivescovo di Milano, Valperto, a seguito di lotte dinastiche con Berengario d’Ivrea. Da allora appartenne alla chiesa ambrosiana come bene arcivescovile. Dal XIII al XV secolo membri della nobile famiglia Sessa ne furono investiti in qualità di vassalli arcivescovili. Oggi rimangono solo alcuni resti, tra i quali alcune parti del muro di recinzione e un antico fossato di protezione. Nel luogo dove prima si innalzava il castello è presente una torre-faro come monumento ai caduti di tutte le guerre. Da qualche anno è stato realizzato il nuovo Parco della Rocca di Caldè dove è stata recuperata una cappella in onore di San Genesio.
Sempre a Caldè si trova la Chiesa di Santa Veronica (foto in apertura). L’edificio, che fonde elementi dell’architettura romanica e di quella barocca, fu destinato in origine ai pastori, ai contadini e agli armigeri della Rocca perché si trovava all’interno della cinta muraria. La cappella fu costruita a partire dal 1200, e venne mantenuta anche a seguito della distruzione del castello, avvenuta nel 1513 ad opera degli svizzeri. Successivamente la chiesa fu ampliata con paramenti a grandi conci di pietra e coperture rustiche. Le tre porte d’entrata, che si trovavano nella parte occidentale, furono murate su disposizione di Federico Borromeo, che fece realizzare un unico ingresso nell’attuale facciata. Davanti alla chiesa si trova un pronao tardoromanico, mentre rimasero intatte l’abside e le arcate. Gli affreschi sono stati recuperati e restaurati nel 1995 ed è tradizione della popolazione recarsi presso il santuario nel giorno del Lunedì dell’Angelo.
Laveno Mombello
Questa parte del viaggio lungo la sponda lombarda del Maggiore si conclude a Laveno Mombello, una delle mete più note (è il centro principale del Medio Verbano), dove si possono visitare diverse attrazioni (ne indicheremo solo alcune). Innanzitutto la Villa De Angeli-Frua, incastonata nel tessuto urbano settecentesco di Laveno, dominante il Golfo, è l’attuale sede comunale. Costruita nella seconda metà del Settecento dalla nobile famiglia Tinelli, passò nel 1896 al senatore Ernesto De Angeli e alla famiglia Frua, protagonisti dell’industria tessile italiana. La villa ha una pianta a U ed è affacciata su un ampio parco panoramico con vista sul Lago Maggiore: nel 1862 ospitò anche Giuseppe Garibaldi che dpronunciò un discorso ai lavenesi. Il Municipio fu trasferito qui dall’imponente edificio angolare, proprio di fronte al lago, situato in piazza Italia. Fu costruito nel 1878 su disegni dell’architetto Marco Porta, che ampliò il vecchio arsenale austriaco. Oggi ospita alcuni uffici comunali e le attività commerciali sotto i suoi portici.
Vi è poi la caserma San Michele, parte del sistema di fortificazioni austriache edificate nel 1854 a difesa del confine con lo Stato sabaudo. Fu sede della Società Ceramica Italiana fino al 1898, poi ancora caserma (1915-1918) e centro velico. Attualmente è sede della Lega Navale Italiana.
A Mombello si trova il Palazzo del Bostano, un ex-convento cinquecentesco appartenuto agli umiliati. In seguito fu usato anche come fabbrica di birra.
Infine, nella frazione di Cerro, si trova Il Palazzo Guilizzoni-Perabò, il cui imponente frontespizio domina il lungolago. La corte interna è circondata dal bellissimo loggiato ed è sede del Museo Internazionale del design ceramico (MIDeC) che conserva una delle più importanti collezioni dedicate alla ceramica italiana del XIX e XX secolo. Laveno del resto è stata una delle capitali italiane della ceramica: una storia iniziata nel 1856 grazie a tre ex dipendenti della Richard di Milano. In seguito nacque la Società Ceramica Italiana (SCI), destinata a trasformare il paese in uno dei più importanti poli nazionali per la produzione di terraglia, porcellane e sanitari. Per oltre un secolo la ceramica rappresentò il cuore dell’economia lavenese, arrivando a dare lavoro a migliaia di persone e attirando designer e artisti di fama internazionale come Guido Andlovitz e Antonia Campi. La produzione industriale si è conclusa negli anni Novanta.
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