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Torcitura di Garabiolo, dai monti la sfida ai cinesi

L'azienda presente nella frazione di Maccagno da oltre 50 anni occupa 30 persone mantenendo attiva parte della filiera del tessile

Nascosta tra i paesini della Val Veddasca, a dieci minuti di macchina da Maccagno, la torcitura di Garabiolo è una delle poche rimaste nel Luinese. Un’azienda che dal 1959 è di proprietà della famiglia Marazzini e che nonostante la crisi, la concorrenza asiatica e quella europea, riesce a sopravvivere. Arroccata sui monti la TFS realizza un prodotto di qualità che è sintesi perfetta di quel mix tra tradizione e innovazione che, nonostante tutto, fa sopravvivere il Paese.

Una torcitura a Garabiolo che fa concorrenza ai cinesi, lontana dal centro della città e a più di un’ora dalla più vicina autostrada. Ma come fate? 
Giovanni Marazzini, il titolare, sospira: «Dimentica che è a quasi due ore dai nostri uffici di Parabiago… Sta in piedi grazie a tutti gli investimenti fatti negli anni. Abbiamo investito praticamente tutto quello che si poteva nello sviluppo, acquistando macchinari che consumassero meno energia possibile, dato che in Italia i costi sono altissimi, e puntando su un prodotto di qualità».

Quando è nata la TFS?
«
Lo stabilimento venne acquisitato nel 1959 da un mio prozio. Era un amante di questi luoghi e ogni giovedì veniva qui a pescare. Un giorno gli capitò di salire in valle e passando davanti a questa vecchia filanda rimase colpito e decise di rilevarla con un obbiettivo preciso. La mia famiglia produce da sempre calze a Parabiago, e così pensò di produrre direttamente i filati al calzificio».

Oggi però qui si realizza un altro tipo di prodotto.
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«Sì perché il mercato ebbe una forte evoluzione e il calzificio trovò come rifornirsi di filati già lavorati a prezzi più vantaggiosi. Così la torcitura venne convertita alle fibre sintetiche come il poliestere la viscosa e l’acetato».

Quindi anche un altro tipo di mercato…
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Esattamente. Oggi circa il 70% del fatturato viene dall’estero. 
Tra l’altro siamo stati tra i primi a importare dalla Corea e dalla Cina e abbiamo partner importanti in Europa».

Chi sono i vostri clienti?
«Negli anni ci siamo specializzati in tendaggi e arredamenti – spiega 
Martino Petrolo, direttore commerciale -. Oggi ci stiamo rivolgendo anche ai tessitori di Como che lavorano per le grandi firme dell’abbigliamento di lusso. 
I nostri filati per esempio vengono utilizzati per fare le fodere delle giacche, le borse delle griffes e altro ancora».

Invece per quanto riguarda l’arredamento?

«Abbiamo puntato sui filati particolari come quello antifiamma, molto richiesti da hotel, teatri, navi, casinò e così via – spiega Giovanni Marazzini -. Le nuove normative sulla sicurezza hanno imposto regole molto severe in materia. È così abbiamo raggiunto clienti come il teatro Bolshoi di Mosca o la Scala di Milano. Utilizzando un poliestere antifiamma, abbiamo ricreato tutte le tonalità di colore delle sete utilizzate nei teatri, ricreando un prodotto simile, di qualità e perfettamente a norma».

Torniamo a Varese…
«Il nostro è un territorio legato storicamente a queste realtà industriali, eppure la filiera produttiva si è fatta sempre più corta e la crisi sta costringendo alla chiusura molte aziende.

Che rapporto mantenete con il territorio?

«Nella valle esisteva un know how importante e le aziende non dico che si scambiassero i lavoratori, ma poco ci mancava. C’era insomma un vero mercato del lavoro. Adesso con la crisi del settore e la chiusura, negli anni, delle torciture dobbiamo addestrare noi il personale e non tutti sono pronti per un mestiere come questo».

Quanti dipendenti lavorano qui?

«Alla TFS di Garabiolo lavorano trenta dipendenti, ma gli uffici e i magazzini logistici sono a Parabiago dove ne lavorano altrettanti, anche perché qui non ci starebbero per evidenti limiti di spazio».

E il livello occupazionale è salito negli ultimi anni?

«In trent’anni siamo passati da 20 a 30 lavoratori, ma abbiamo raggiunto il limite. Oggi uno dei problemi legati al lavoro è proprio la formazione dell’operaio. Se abbiamo un lavoratore che sta andando in pensione, partiamo con la formazione del nuovo addetto quasi due anni prima. Il lato positivo è che qui in valle abbiamo sempre trovato personale che ama questo mestiere, ci tiene a rispettare gli orari di lavoro ed è costante».

Che ritmi ha la torcitura di Garabiolo?
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Abbiamo 3 turni, 24 ore su 24, sette giorni su sette, Natale, Capodanno e Pasqua inclusi».

Qui l’amministrazione vi da molto ascolto, ma è ancora essenziale questo aspetto?
«
È assolutamente essenziale, soprattutto oggi. Lei ha visto la strada per arrivare allo stabilimento. Basta una forte nevicata per bloccare le spedizioni, una tempesta estiva, è successo tante volte, per far saltare la corrente. Per piccoli incidenti come questi, dovuti anche all’ubicazione dell’aziende, ci rivolgiamo all’amministrazione che ci ha sempre aiutati».

Pubblicato il 17 Ottobre 2013
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