Tassa salute per i frontalieri, bocciata la mozione del Pd che ne chiedeva abrogazione
Il voto in aula conferma il prelievo per finanziare medici e infermieri. Tuttavia con l'approvazione della mozione di Fratelli d'Italia Regione punta a detrazioni e aliquote minime per i lavoratori
La tassa della salute per i frontalieri resta, ma la Regione Lombardia cercherà di ammorbidirla con detrazioni e sconti fiscali. È questo l’esito del voto in Consiglio regionale che ha bocciato la richiesta di abrogazione totale avanzata dal Pd e ha approvato la mozione di Luigi Zocchi (Fratelli d’Italia). Il documento impegna la Giunta a negoziare con Roma per ottenere il carico fiscale minimo e forme di forfettizzazione per i “vecchi” frontalieri chiamati a finanziare il sistema sanitario nazionale.
I soldi raccolti serviranno ad aumentare gli stipendi del personale delle Asst di confine: l’assessore agli enti locali Massimo Sertori ha stimato aumenti da 10mila euro l’anno per i medici e oltre 5000 euro per gli infermieri. «Non possiamo non applicare una legge nazionale – ha spiegato Zocchi – ma solo chiedere di applicarla nella misura inferiore possibile. Chiarezza, applicazione del minimo e sistema forfettizzato sono le uniche strade percorribili».
Dalla maggioranza, Silvana Snider (Lega) ha difeso il principio secondo cui «chi usa i servizi li paga», mentre Giacomo Zamperini (FdI) ha ribadito la necessità di recuperare risorse per chi lavora negli ospedali di fascia. Il rischio di ritorsioni da parte del Canton Ticino è stato sollevato da Paola Pollini (M5S), preoccupata che la Svizzera possa decurtare i ristorni destinati ai Comuni. La mozione approvata prevede infine che i fondi non restino confinati entro i 20 km dalla frontiera, ma siano ripartiti tra tutte le aziende sanitarie dei territori di provenienza dei lavoratori.
Il fronte dell’opposizione ha dato battaglia sull’illegittimità del provvedimento. Secondo Angelo Orsenigo (Pd), la norma tradisce gli accordi con la Svizzera: «Si tratta di un prelievo presentato come contributo ma che è a tutti gli effetti un’imposta calcolata sul reddito già tassato alla fonte». Anche Samuele Astuti (Pd) ha criticato la scelta del Governo, definendola una decisione calata dall’alto che mette in difficoltà lavoratori e amministrazioni locali.
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