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A Goglio le commemorazioni in ricordo dell’eccidio della funivia

Tra gli eventi che nel '44 tinsero di rosso l’Ossola, uno dei più tragici fu il dramma di Goglio in cui persero la vita quattro partigiani

Funivia del Devero

Si sono svolte ieri, domenica 18 ottobre, le commemorazioni (foto di  Ester de Tomasi) in ricordo della funivia del Devero, l’eccidio avvenuto a Goglio (frazione di Baceno) il 17 ottobre 1944.  

Con la fine della guerra di liberazione ancora lontana, tra gli eventi che tinsero di rosso l’Ossola uno dei più tragici fu il dramma di Goglio in cui persero la vita quattro partigiani: Giuseppe Conti (22 anni), Giuseppe Faccioli (32), Gaudenzio Pratini (20) e Giorgio Fossa (17).

Il nome dell’eccidio trae origine dalla teleferica utilizzata dalla “Divisione Valdossola” per battere in ritirata divenuta tuttavia un vero e proprio “bersaglio mobile” da parte degli Alpenjäger tedeschi. «A un certo punto la teleferica si fermò… poi iniziò a tornare a valle! Erano arrivati i tedeschi, e appena fummo a distanza di tiro bersagliarono la cabina a fucilate e colpi di mitra» raccontava nel 2004 a VareseNews Michele D’Agostino, partigiano originario di Intra – successivamente trasferitosi a Busto Arsizio – che fu a bordo di quella funivia.

Grazie alla pagina Facebook Ossola ’44 a cura di Roberto Morandi, riportiamo la ricostruzione della vicenda, impreziosita dal ricordo di Ubaldo Marta nella sua testimonianza resa al comandante Ercole Vittorio Ferrario della divisione “Valdossola”, inserita nel volume “Goglio 17/10/44 – il dramma della funivia”:

«Nella cabina siamo in ventiquattro, con cinque mitragliatori, due mortai da 45 senza munizioni, una cassa di carne e due fiaschi di vino. Un carico senza dubbio eccessivo. Rimango bloccato nella cabina con addosso il Pep Faccioli morto. Quando i tedeschi entrano nella cabina mi prendono a calci, mi buttano fuori e mi fanno stendere a terra, poi ancora a calci, ammazzano il Pratini, già ferito, a due passi da me. Un colpo di lato alla testa…».

(l’illustrazione di Angelo Del Devero, pittore scomparso lo scorso luglio)

«Dalla cabina – si continua a leggere nel post di Ossola ’44 -. estraggono anche il corpo esanime del secondo “Pep” Giuseppe Conti che, come Faccioli, è milanese. Nella boscaglia, il diciassettenne torinese Giorgio Fossa viene braccato da una muta urlante e che spara all’impazzata; il giovane partigiano si butta in una buca, deciso a vendere cara la pelle; risponde al fuoco del nemico fino all’esaurimento delle munizioni, non si arrende e cade colpito al capo da una raffica di mitra. Vengono fatti prigionieri dagli Alpenjager: Orlando Corani, gravemente ferito e il già menzionato Ubaldo Marta. A questi viene amputata una gamba che va in cancrena; ricoverato in ospedale, con l’aiuto di compagni ed amici, riesce ad evadere dall’ospedale e a raggiungere Vogogna dove rimane nascosto fino alla Liberazione; gli altri vengono inviati in campo di concentramento».

 

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 19 Ottobre 2020
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