Il fashion designer Fabio Falcetta porta il grande stile al Parco di Taino
Lo stilista originario del Lago Maggiore ha trasformato il nuovo chiosco comunale in un’aula a cielo aperto per una lezione magistrale agli studenti bresciani del Machina Lonati
Avrebbe potuto scegliere un hotel di lusso o una sala convegni asettica, invece, come aula per la sua lezione in streaming agli studenti dell’Istituto Machina Lonati di Brescia il fashion designer Fabio Falcetta ha voluto il nuovo chiosco comunale del parco di Taino, a pochi metri dalla scalinata e dal monumento realizzati da Giò Pomodoro a inizio anni Novanta. Uno spazio, la balconata naturale che si affaccia sulla Rocca di Angera e il Lago Maggiore, che lui stesso ha definito «meraviglioso, allestito per l’occasione con pochi, curatissimi oggetti: un tavolo dell’ottocento del lanificio Vitale Barberis Canonico e un attaccapanni disegnato dall’amico e architetto Michele De Lucchi.

Nome stimatissimo a livello internazionale e originario del Verbano, Falcetta, che conta una vita passata tra i grandi nomi, da Jean Paul Gaultier a Christian Dior, passando per Zegna e Kiton, anziché preferire la classica lezione ex cathedra ha portato gli studenti nel “suo” mondo, partito dal negozio di abbigliamento di famiglia sul Lago Maggiore (ad Angera, con un piccolo distaccamento allestito per qualche anno anche a Taino) e arrivato fino a capi passati attraverso sfilate internazionali.
Ai giovani allievi, lo scorso martedì 19 maggio Falcetta ha raccontato la sua parabola, e anche la differenza che intercorre tra uno stilista e un fashion designer, a cui sono richieste tante abilità, oltre al gusto: «Non basta fare un disegno. Noi non facciamo disegni, facciamo vestiti che saranno indossati da persone. Il sarto di oggi? Deve essere un uomo che porta la sua cultura, che parla le lingue, che sa consigliare e interagire con le persone a cui sta accanto, soprattutto non deve avere paura di stare sul campo».
Tra le colline di Taino, Falcetta ha spiegato la sua idea di eleganza: «Oggi la gente vuole sentirsi leggera, snella, vuole vestirsi bene ma in maniera semplice. L’eleganza nasce da un guardaroba netto, fatto di tessuti di qualità». E sul parco che lo ospitava lo stilista non ha avuto dubbi: «Con tre oggetti importanti, questo spazio ha preso una forma che può essere esportata in qualsiasi parte del mondo».
Una mattinata intensa quella a Taino, lontana dai soliti circuiti della moda, che, grazie alla collaborazione con la professoressa e responsabile del museo di storia locale Laura Tirelli insieme all’amministrazione comunale, che ha trasformato un angolo del parco in una piccola classe per gli studenti bresciani. La lezione di stile ha infatti dato una possibilità di confrontarsi con un grande nome nel campo della moda che, dopo aver vestito i grandi del mondo, ha scelto di tornare nel suo territorio per insegnare, semplicemente, il valore del «fatto bene», anche in ambienti immersi nel verde delle colline e dell’azzurro lacustre, che noi siamo soliti pensare come molto lontani della passerelle milanesi o parigine.











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