“Desi” Carraro e quel raro legame costruito con un territorio intero
Dalla Val Veddasca ai mercati della terra, fino alle associazioni e agli amministratori locali: i messaggi arrivati dopo la scomparsa di Desiderio Carraro raccontano il segno lasciato dal fondatore del Pian du Lares, scomparso a 75 anni dopo una vita passata a difendere la montagna e i suoi ritmi
Ci sono persone che, senza volerlo, finiscono per diventare parte del paesaggio umano di un territorio. Figure che incontri per anni nei mercati, nelle fiere agricole, lungo una strada di montagna o dietro un banco di formaggi, e che a un certo punto sembrano appartenere naturalmente a quei luoghi. Per molti, in Val Veddasca e non solo, Desiderio Carraro era questo.
La quantità di messaggi comparsi in queste ore dopo la sua scomparsa racconta bene quanto fosse profondo il legame costruito negli anni attorno al Pian du Lares. Un affetto arrivato da mondi diversi: allevatori, clienti, amici della montagna, associazioni, amministratori, persone che magari lo avevano incontrato poche volte ma che si ricordavano perfettamente di lui.
“Con la scomparsa di Desiderio, il Mercato della Terra perde una delle sue figure più autentiche”, hanno scritto dal Mercato della Terra di Milano, ricordando il percorso condiviso con Slow Food fin dal 2009 e parlando della sua come di “una scelta di vita” capace di rappresentare “un esempio concreto di presidio del territorio e di agricoltura rispettosa”.
Ed è proprio su questo punto che tanti stanno tornando. Perché la scelta fatta da Carraro decenni fa oggi può sembrare quasi naturale, ma allora non lo era affatto. Trasferirsi in montagna, vivere di allevamento, restare in una valle difficile come la Veddasca e costruire lì un’azienda agricola legata ai ritmi dell’alpeggio significava andare controcorrente. Quando molti lasciavano i paesi di montagna, “Desi” – come tutti lo conoscevano – aveva fatto il percorso opposto.
Per questo Slow Food Varese lo ha definito “precursore dell’importanza della salvaguardia della sostenibilità” sul territorio. Non tanto per slogan o teorie, ma perché molto prima che certi temi diventassero centrali aveva già scelto un modo di lavorare basato sul rapporto diretto con la terra, sugli animali allevati in quota, sulla filiera corta e sulla difesa di una montagna vissuta e non abbandonata.
Negli anni il Pian du Lares era diventato così qualcosa di più di un’azienda agricola. Un luogo riconoscibile della montagna varesina, dove si saliva per comprare formaggi e prodotti della valle ma anche per incontrare una famiglia che aveva fatto della Veddasca la propria casa. Accanto a Desi, infatti, c’è sempre stato anche il figlio Flavio, che nel tempo ha portato avanti il lavoro del Pian du Lares condividendone lo stesso legame con il territorio e la stessa idea di allevamento. Ed è anche dentro questa continuità familiare che tanti oggi leggono il senso più profondo della storia costruita da Carraro.
Poi ci sono i messaggi che restituiscono soprattutto il lato umano di Desiderio. Come quello pubblicato da Prendiamoci Cura: “Quanto ci mancherà il suono del campanaccio che ci riportava al gusto e al profumo della tua Val Veddasca”. Una frase che racconta bene ciò che Carraro rappresentava per tante persone. Non soltanto un produttore conosciuto o il volto di un’azienda agricola diventata negli anni un riferimento per il territorio, ma qualcuno che aveva saputo creare un rapporto diretto e sincero con chi arrivava fino al Pian du Lares o lo incontrava nei mercati della provincia.
Anche il sindaco di Venegono Inferiore Mattia Premazzi, ricordandolo alla vigilia di Agricolae, ha parlato dell’“amore per la natura e per i prodotti genuini del nostro territorio” e della capacità di trasmettere “la passione per il lavoro con il rispetto dei tempi e delle stagioni”.
Negli anni Desi era diventato uno dei volti più riconoscibili della montagna varesina. Con la barba lunga, il cappello consumato, le capre, i mercati e quella maniera schietta di stare con le persone senza mai forzare nulla. Uno che non dava l’impressione di voler insegnare qualcosa, ma che finiva comunque per lasciare un segno in chi lo incontrava. Ed è probabilmente questo il motivo per cui oggi la sua scomparsa viene sentita così tanto anche fuori dalla Val Veddasca: perché insieme a lui, per molti, se ne va anche un modo raro e sempre più difficile da trovare di abitare la montagna.
I funerali si terranno lunedì 25 maggio alle ore 14.30 nella Chiesetta Madonna della Neve alla Forcora, preceduti dalla recita del Santo Rosario alle ore 14.00.










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