Musica e le foto della Grande Depressione si incontrano ad Angera per far rivivere Furore
La Sala Consiliare ospita il progetto artistico di Simone Massaron basato sulle immagini di Dorothea Lange e sul capolavoro di John Steinbeck
Il chitarrista e compositore milanese Simone Massaron porta ad Angera il suo progetto artistico ispirato a uno dei più importanti romanzi del Novecento. Venerdì 26 giugno, alle 21, la sala consiliare (accesso da via Cavour) ospita una serata di musica, parole e immagini dedicata a Furore, il capolavoro di John Steinbeck pubblicato nel 1939 e vincitore del Premio Pulitzer. (nell’immagine copertina una scena tratta dal film)
Un romanzo che, oltre a essere considerato unanimemente un caposaldo fondativo della narrativa statunitense, ha anche un fortissimo rapporto con la musica, a partire dal disco di Bruce Springsteen The Ghost of Tom Joad (la famiglia Joad è la famiglia protagonista delle vicende migratorie di cento anni fa, dall’Oklahoma alla California).
L’iniziativa nasce dall’incontro tra l’opera letteraria e le fotografie di Dorothea Lange, celebre fotografa documentarista che ha immortalato con profonda umanità gli effetti della Grande Depressione e la sofferenza sociale dell’America degli anni Trenta del Novecento.
L’evento è organizzato dalla Cooperativa Sociale L’Aquilone con il patrocinio del Comune di Angera all’interno del Progetto Sprint, finanziato con il contributo di Regione Lombardia. Il pubblico sarà accompagnato nell’universo letterario di Steinbeck dal professor Saul Bertoletti, docente di lingua inglese e letteratura anglosassone con una laurea alla University of Glasgow e collaborazioni in diversi atenei del Regno Unito. Bertoletti introduce l’appuntamento offrendo alcune chiavi di lettura del romanzo e del suo contesto storico e culturale, prima di lasciare spazio al percorso visivo e sonoro.
Durante la performance, le composizioni originali e i momenti di improvvisazione di Massaron dialogano con una selezione di immagini della Lange in un itinerario che ripercorre l’esodo e le speranze della famiglia Joad, costretta ad abbandonare la propria terra. Massaron, docente presso il Conservatorio Luca Marenzio di Brescia e figura della scena jazz e della musica d’improvvisazione italiana, ha sviluppato una ricerca musicale che attraversa l’avanguardia e la sonorizzazione cinematografica, pubblicando anche il disco omonimo che dà il nome a questa esperienza multimediale. Il racconto descrive l’infrangersi del sogno americano e si interroga sulle conseguenze delle migrazioni forzate.
Qualche riga a proposito di Furore, dal nostro archivio:
Non per tutti l’estate è il tempo del riposo o della vacanza. E nemmeno la “California” è sempre la terra promessa o una bella meta turistica. L’estate può essere però il momento giusto per ri-scoprire Furore di Steinbeck. Un’odissea – non sul mare greco ma tra la polvere – in cui le foglie dell’albero della famiglia Joad sono destinate a seccarsi e cadere. Dall’Oklahoma alla California, più ci si avvicina alla terra del sogno americano più i progetti di uomini e topi si sgretolano sotto il sole, «rosso e rovente», come polvere.
Sebbene sia ambientato in un periodo storico ben preciso, quello della Grande depressione – anticamera di una delle pagine più nere della storia dell’umanità – Furore è un racconto eterno grazie al linguaggio epico, con descrizioni del mondo agricolo e dei braccianti da notte dei tempi, che rimandano a Omero, a Esiodo, alla Bibbia. È un libro da ri-prendere in mano per chi ha voglia e sente il bisogno di fermarsi e guardare il mondo di oggi, forse ancora più ferale, a diverse coordinate, sia vicine sia lontane, rispetto alla California di Steinbeck. Come ha fatto mezzo secolo dopo, nel 1995, Bruce Springsteen in The Ghost of Tom Joad, album figlio di questo romanzo.
Il viaggio di fortuna e senza ritorno della famiglia Joad sotto il «sole che giorno dopo giorno picchiava più forte» è uno strappo di radici, quelle della propria terra, che nessuna promessa (falsa, procrastinata, mancata o ridimensionata) potrà colmare. Se l’uomo nei confronti dell’uomo è lupo, nessun gesto è davvero in grado di nobilitare, né di emancipare o di seminare un buon frutto, ma solo di sfruttare, fino a prendere il prossimo per fame. Ma anche nel modo di morire esiste la dignità, mentre il rancore, per necessità, diventa la peggior benzina per continuare a sopravvivere. Sullo sfondo la natura si presenta implacabile e aspra, quasi un’antica piaga fatta di polvere mandata giù dal cielo, giunta a punire indistintamente il suo popolo. E i primi a farne le spese sono sempre gli stessi, quelli a cui non resta che raccogliere gli amari Grappoli dell’ira.








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