«Il pane non può aspettare» va in scena a Castello Cabiaglio: domenica 24 maggio il romanzo di Buffa diventa teatro
La Compagnia Duse di Besozzo porta sul sagrato della chiesa di Sant'Appiano 35 attori in un adattamento corale della storia partigiana ambientata nel borgo varesino
«L’idea di costruire uno spettacolo sul romanzo di Buffa mi è venuta a settembre dell’anno scorso, mentre ne stavo leggendo alcuni brani al Salone Estense, durante l’affollatissima prima presentazione del Pane non può aspettare. Storie semplici, raccontate in modo diretto e chiaro, la semplice epopea di un paese come tanti delle nostre zone, la coralità di un romanzo polifonico durante il quale si può dire che entra in scena tutto il paese, tutto Castello Cabiaglio. Mentre leggevo vedevo già le scene che potevano nascere da quelle pagine».

A parlare è Silvia Sartorio, attrice, regista, docente di teatro e vice sindaco di Besozzo, che ha curato la regia di «Il pane non può aspettare», adattamento teatrale del romanzo di Pier Vittorio Buffa pubblicato lo scorso settembre da Neri Pozza. Lo spettacolo andrà in scena domenica 24 maggio alle 17:00 sul sagrato della Chiesa di Sant’Appiano, in via Roma 25 a Castello Cabiaglio con ingresso libero e gratuito.
Un romanzo corale, una messa in scena corale
Le vicende raccontate da Buffa si svolgono tra l’8 settembre 1943, giorno dell’armistizio, e i primi giorni del maggio 1945. Protagonisti sono sette ragazzi cresciuti insieme a Cabiaglio, gli amici della banda del fischio, che la guerra divide, portando su strade opposte, lacerando sentimenti e sogni. Al centro della comunità ci sono due figure di riferimento: Innocenta, la prestinaia, donna forte e irremovibilmente antifascista, e suo figlio Aristide, che ha preso il posto del padre ucciso dai fascisti in quel forno di famiglia che, grazie al calore e alla forza di Innocenta, diventa cuore del paese. E poi Ernestino, l’uomo che tiene i contatti con il Comitato di liberazione e che diventerà il primo sindaco del dopoguerra. Intorno a loro, tutto il paese: le paure e le speranze, i prepotenti e le spie, i coraggiosi e i pavidi.

«Nel preparare la riduzione teatrale con Marco Deidda», spiega Sartorio, «abbiamo cercato di rappresentare proprio la coralità del romanzo dando contemporaneamente spazio alle figure principali della storia». Il risultato è uno spettacolo che porta in scena 35 allievi attori della Compagnia Duse di Besozzo, dai più esperti a quelli al debutto assoluto, su un palcoscenico insolito e suggestivo come il sagrato della chiesa parrocchiale di Castello Cabiaglio. Narratrici e narratori salderanno tra loro le scene costruendo un preciso percorso narrativo.
La scenografia è di Sara Cremona, i costumi di Serena Casarin, le acconciature di Patrizia Gavioli, il trucco di Paula De Gori.
Il borgo che diventa palcoscenico
Per l’occasione la strada principale del paese verrà chiusa al traffico. Il pubblico potrà lasciare l’auto nel parcheggio all’ingresso di Cabiaglio e raggiungere a piedi la chiesa, dalla strada o attraverso la breve scalinata.
L’evento è reso possibile grazie all’impegno concreto di una rete di sostenitori locali: il Comune di Castello Cabiaglio ha scelto di sostenere lo spettacolo come atto di cura verso la propria comunità e la memoria del territorio; accanto all’amministrazione, hanno risposto con generosità la Parrocchia di Sant’Appiano in Cabiaglio, che mette a disposizione il proprio sagrato, il Gruppo Ronchelli APS e VareseNews.










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