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Ancora vietato l’ingresso dalla Svizzera a vaccinati e guariti dal Covid, la rabbia dei commercianti

Una nuova ordinanza blocca quelle che sembravano possibilità di ingresso in Italia, possibile solo con tampone molecolare o antigenico

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Sembrava che da domenica 16 maggio si sarebbe tornati a lavorare, almeno un poco.  Perché a Lavena Ponte Tresa è ormai, a ragione,  questa la preoccupazione principale di chi ha un’attività e da novembre non ha clienti.

Se nell’Italia lontana dal confine il passaggio, a zona arancione prima e zona gialla poi, ha permesso una graduale ripresa del lavoro pur con molte restrizioni, qui sul confine la situazione è drammatica. Economie che da decenni si basano sullo scambio reciproco di forza lavoro, beni e servizi subiscono da ormai sette mesi una situazione di blocco totale. Un totale di 12 mesi di chiusura, se calcolati dal periodo dal primo lockdown, primavera 2020.

Molte delle attività della fascia di confine lavorano con una percentuale di clientela svizzera che supera il 90%, e le attività sono in ginocchio. E’ da febbraio che i negozianti urlano “Aprite le dogane!”, una richiesta di aiuto che è stata rilanciata da tutti i sindaci di frontiera e giunta fino alle piazze di Roma.

Generica 2020

Quella di domenica 16 maggio era vista da molti come una, seppur piccola, luce in fondo al tunnel poiché pareva che chi si fosse vaccinato, o fosse guarito o fosse in possesso di tampone negativo (eseguito nelle 48 ore precedenti), potesse entrare finalmente a fare acquisti in Italia.

E’ invece intervenuta invece una nuova Ordinanza del Ministero della Sanità che, come chiarisce il sindaco Massimo Mastromarino in un comunicato, restringe la rosa di condizioni stante le quali  sarà possibile entrare in Italia da tre ad una. Si torna al solo tampone come lasciapassare.  Scrive infatti il primo cittadino:

“Da domenica 16 maggio l’ingresso sarà consentito in Italia dalla Svizzera SOLO se muniti di:

certificazione di test molecolare o antigienico per mezzo di tampone con esito negativo, non antecedente le 48 ore.

Al momento, fino a nuova comunicazione, le disposizioni previste dal D.L. 52/2021 relativamente a

– certificato di vaccinazione;
– certificato di guarigione dal COVID 19 non antecedente i 6 mesi, NON SI APPLICANO ”

Forse chi vive lontano da qui penserà che tutto sommato non cambia poi molto, ma non è così. Le attività che si basano sull’affluenza della clientela svizzera sono per la maggior parte piccoli negozi di famiglia, che stanno subendo molto la crisi dovuta alla chiusura delle dogane. Nelle scorse settimane anche Porta a Porta ha raccontato la drammatica situazione di questi commercianti.

L’ennesima cattiva notizia in un periodo di sacrifici, che giustifica il crescente malcontento dei negozianti. Da parte loro hanno dichiarato dalla loro pagina Facebook Wonderful Ponte Tresa Shopping Village , rivolgendosi direttamente ai politici che in questi mesi hanno a turno prestato attenzione alla loro situazione:

“Noi ci siamo! Aprite le dogane! Egregi,

Massimo Mastromarino Sindaco di Lavena Ponte Tresa, Giammaria Minazzi Sindaco di Cannobio, Enrico Bianchi Sindaco di Luino, Uniascom Confcommercio, Senatore Gian Maria Minazzi, Parlamentare Niccolò Invidia, Onorevole Alessandro Alfieri e Onorevole Matteo Bianchi ognuno di voi sta portando avanti la sua battaglia per liberare il confine, vi chiediamo di unire le forze per vincere la guerra, noi ci siamo diteci ora e luogo!!!!”

 

Generica 2020

Negli scorsi giorni Mastromarino aveva anche chiesto al Governo di continuare il cammino verso la “zona franca” di 20 chilometri dal confine per risollevare l’economia di frontiera “Chiediamo che siano prese misure per rimuovere le restrizioni agli spostamenti per i cittadini residenti entro 20 km dal confine e che intendono fare ingresso in Italia, in modo da creare una sorta di zona franca di 40 km a cavallo del confine stesso, nella quale svizzeri e italiani possano spostarsi liberamente, con effetti positivi sulla ripartenza delle economie dei territori di confine”.

Non solo disattesa questa richiesta, ma addirittura ridotta quel poco di speranza comunicato solo due giorni prima. Nell’attesa che la politica si occupi non solo a proclami della realtà di confine, i negozi restano vuoti e i registratori di cassa spenti.

Pubblicato il 15 Maggio 2021
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