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Doppia imposizione per i frontalieri, per il Pd la lettera di Fontana va ritirata

Confronto tra centrodestra e Pd in Commissione speciale Rapporti tra la Lombardia e Svizzera sulla lettera di Fontana riguardo agli accordi del 1974 e 2015 sull'imposizione fiscale dei frontalieri

La lettera che il presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana ha firmato lo scorso 30 aprile insieme al presidente uscente del Canton Ticino, Christian Vitta, indirizzata ai ministri dell’economia di Roma e Berna sulla revisione degli accordi che riguardano la fiscalità dei frontalieri, è stata al centro oggi pomeriggio di una discussione alla Commissione speciale Rapporti tra la Lombardia e la Confederazione svizzera.

Alla seduta della Commissione, chiesta dai consiglieri del Pd Samuele Astuti e Angelo Orsenigo, che hanno espresso preoccupazione per un’iniziativa che rischia di mettere in discussione l’attuale situazione, che vede in vigore l’accordo del 1974 e di rimettere in modo i contenuti dell’accordo successivo del 2015 tra Italia e Svizzera, ad oggi solo parafato, cioè in una fase preliminare che richiede la ratifica da parte del Parlamento.

Un accordo, hanno detto i due consiglieri del Pd, che risulterebbe estremamente gravoso per i lavoratori frontalieri, introducendo la doppia imposizione fiscale e annullando il risarcimento economico per i territori di frontiera costituito dai ristorni.

Secondo il Pd, inoltre, Fontana sarebbe intervenuto su un tema, quello della fiscalità, che non è di competenza regionale ma nazionale.

L’assessore agli enti locali, montagna e piccoli comuni Massimo Sertori ha sostenuto la legittimità dell’iniziativa di Fontana, dicendo che «l’accordo del 2015, che porta la firma del Governo Renzi, sarebbe devastante per i frontalieri e porterebbe a Roma molte risorse senza alcune certezza che queste ritornino ai territori”. Secondo Sertori l’intento della lettera di Fontana era quello di “dire al Governo di stare attento, perché se dovesse andare avanti con l’accordo del 2015 sarebbe un disastro».

Anche la vicepresidente del Consiglio regionale Francesca Brianza ha sottolineato che l’iniziativa di Fontana andava nella direzione di tutelare i frontalieri: «L’accordo è parafato, non disdetto, e ‘è il rischio che dopo 5 anni il Governo decida di riprenderlo e recepirlo – ha detto la vicepresidente – e dunque Regione Lombardia ha solo messo a fuoco i punti che riguardano imposizione fiscale e ristorni, in un’ottica di attenzione e tutela dei lavoratori frontalieri. Stiamo dicendo tutti la stessa cosa».

Spiegazioni per nulla convincenti secondo i due consiglieri del Pd, che hanno chiesto l’immediato ritiro della firma di Fontana dalla lettera. «Abbiamo sentito l’assessore Sertori dire che non c’è fretta di rivedere gli accordi del ’74 mentre nella lettera di Fontana di parla chiaramente di tema essenziale da affrontare la più presto – ha detto Samuele Astuti – Chi ha ragione? Da che parte sta Regione Lombardia?»

Astuti e Orsenigo inoltre hanno chiesto l’audizione in Commissione oltre che di Cgil Cisl e Uil in rappresentanza degli interessi dei lavoratori frontalieri, già fissata per il 18 giugno, anche del presidente dell’Associazione italiana Comuni di frontiera Massimo Mastromarino perché esponga la posizione dei territori.

L’iniziativa di Fontana è stata definita preoccupante anche dal senatore Dem Alessandro Alfieri, intervenuto in conferenza stampa dopo la riunione della Commissione.

«A noi sembra che la lettera sia molto chiara e ora si arrampicano sugli specchi invece di chiedere scusa- ha detto Alfieri – Ci hanno provato,  ma abbiamo scoperto la lettera e siamo già intervenuti con il ministro degli Esteri per bloccarla, anche perché tratta di temi di competenza del Governo centrale e non della Regione. Inoltre abbiamo già detto alla Svizzera che i tempi per riaprire il confronto su questi temi sono prematuri. Prima bisogna riaprire le frontiere e far ripartire le economie di confine»

Pubblicato il 04 Giugno 2020
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