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Quando Piero Chiara raccontò Zegna: uno sguardo dal Lago Maggiore al Biellese

Nel 1985 il celebre scrittore luinese firma Oltre l’orizzonte, un ritratto intenso di Ermenegildo Zegna. Tra industria, paesaggio e comunità, emerge un filo comune tra territori vicini e un’idea di impresa che parla ancora oggi

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C’è un momento, nelle pagine di Oltre l’orizzonte (Edizioni Virginia – Pero (milano) – 1985), in cui Piero Chiara, tra i più noti scrittori italiani del Novecento e autore simbolo del Lago Maggiore, smette di raccontare un imprenditore e comincia a raccontare un mondo. L’imprenditore è Ermenegildo Zegna, fondatore dell’omonimo gruppo tessile nato nel Biellese e oggi tra i protagonisti globali del lusso.

È quando lo descrive come un uomo che «aveva avuto tempo per tutto»: per la produzione, per la distribuzione, ma anche «per la sistemazione della sua gente» e «per la valorizzazione dell’ambiente naturale».

Chiara (a sinistra nella foto) arriva a Zegna con uno sguardo che non è quello dell’economista né dello storico d’impresa. È lo sguardo di chi conosce bene la provincia, le sue dinamiche, il peso delle relazioni e del lavoro nella costruzione di una comunità. Non a caso il racconto parte da lontano, dalla lana, dai pastori, da una storia antica che attraversa i secoli e che trova nel Biellese uno dei suoi centri più forti. Prima ancora dell’imprenditore, viene il territorio.

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Il ritratto che ne esce è quello di un «uomo moderno», ma sempre «calato nella realtà della sua terra». Zegna è insieme innovatore e figura profondamente radicata: studia le tecniche inglesi, esporta in decine di Paesi, costruisce un’impresa che guarda al mondo, ma non perde mai il legame con Trivero. Chiara insiste su questo punto, restituendo la figura di un imprenditore che sente «la responsabilità e l’orgoglio di un capo», ma che interpreta il proprio ruolo anche come impegno verso la comunità.

Il lavoro, nelle pagine di Chiara, non è mai solo produzione. È relazione, organizzazione sociale, crescita condivisa. Nella fabbrica Zegna ogni dipendente è «persona la cui opinione e il cui contributo […] avevano un significato». Attorno allo stabilimento si costruisce un sistema fatto di servizi, formazione, strutture sociali. Anche il luogo di lavoro viene pensato in modo diverso, «comodo, luminoso, accogliente», segno di una visione che va oltre l’efficienza produttiva.

Accanto a questo, emerge un tratto che oggi definiremmo quasi moderno nel senso più attuale del termine: la capacità di osservare. Chiara racconta di un Zegna che la domenica frequentava stadi, ippodromi e teatri «per vedere come vestiva la gente», raccogliendo elementi utili a orientare la produzione. Un’intuizione che anticipa di decenni il marketing contemporaneo, ma che nasce da un gesto semplice: guardare il mondo.

Il simbolo più evidente di questa visione resta la Panoramica Zegna. Non solo un’infrastruttura, ma un progetto che tiene insieme industria e paesaggio. Nelle parole di Chiara diventa quasi un’opera personale e insieme collettiva, pensata per valorizzare il territorio e renderlo parte integrante dello sviluppo. Non c’è separazione tra fabbrica e ambiente, ma continuità.

Tra le righe si coglie anche un elemento più sottile. Chiara guarda al Biellese da Luino, dal Lago Maggiore. Due territori diversi, ma non lontani per cultura e struttura: entrambi segnati da una forte tradizione produttiva, da comunità costruite attorno al lavoro, da un rapporto diretto tra impresa e società. È probabilmente anche per questo che il racconto mantiene un tono così naturale, privo di distanza.

Rileggere oggi Oltre l’orizzonte significa ritrovare un’idea di impresa che tiene insieme dimensioni diverse. Non solo produzione e innovazione, ma anche attenzione alle persone, al territorio, all’ambiente. Quando Chiara scrive che Zegna «non perde mai di vista […] il problema della sua gente e della sua terra», non sta semplicemente tracciando un profilo biografico. Sta raccontando un modello.

Un modello che, a distanza di decenni, non è rimasto sulla carta. Oggi il gruppo Zegna è una realtà globale del lusso, quotata a Wall Street, con marchi come ZEGNA, Thom Browne e Tom Ford Fashion , capace di generare quasi due miliardi di euro di ricavi e di continuare a crescere anche in un contesto internazionale complesso.

Ma allo stesso tempo quel legame con il territorio, raccontato da Chiara, non si è interrotto. Esiste ancora nella Oasi Zegna, nelle attività della Fondazione che promuove cultura, ambiente e comunità, e in un modello che continua a tenere insieme impresa e paesaggio.

È forse proprio qui che il libro torna attuale: nel mostrare che quella visione, nata tra le montagne del Biellese e osservata da uno scrittore del Lago Maggiore, non era solo il ritratto di un uomo, ma l’inizio di una storia che continua ancora oggi.

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Pubblicato il 17 Aprile 2026
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