“Cara scuola elementare”: la lettera di un bambino immaginario, pronto a spiccare il volo verso le medie
A Ispra i genitori della classe quinta hanno "salutato" la primaria con una cena e scritto una lettera di ringraziamento per il periodo trascorso insieme
(d. f.) Lunedì 8 giugno è l’ultimo giorno di scuola, un passaggio significativo per tutti gli studenti ma particolarmente sentito per quei bambini – ormai ragazzini – che terminano le elementari e quindi lasciano un ambiente frequentato per cinque anni. A Ispra i genitori hanno salutato simbolicamente la Primaria con una grigliata (del resto si definiscono “Serial Griller”: li vediamo nella foto in alto) per accompagnare la consegna dei diplomi, con il sindaco Di Spirito nei panni dell’ospite speciale. Ma al di là dell’aspetto conviviale hanno anche voluto consegnare una lettera di ringraziamento scritta come se l’autore fosse un bambino immaginario. La proponiamo integralmente per simboleggiare il “passo” che molti undicenni stanno compiendo in queste ore.
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Nel congedare le classi quinte della scuola primaria di Ispra, abbiamo scelto di guardare questo quinquennio ad “altezza di bambino”.
Quella che segue è una lettera nata da una penna adulta che si è immaginato bambino e ha provato a dare forma e voce ai sentimenti degli alunni; un testo in cui la scuola viene salutata non come un’istituzione, ma come una compagna di viaggio che li ha presi per mano e visti crescere.
In queste parole c’è il grazie per tutto ciò che la scuola ha saputo donare: le maestre e i maestri che hanno accompagnato ogni passo con pazienza e affetto, i compagni diventati amici, le scoperte, le emozioni, le risate condivise e anche le piccole difficoltà che hanno insegnato a crescere.
Ora è tempo di guardare avanti. Le scuole medie sono già all’orizzonte.
Cara Lula,
non so se ti ricordi di me, ci siamo conosciuti cinque anni fa, tu eri già grande e, a dire la verità, all’inizio mi facevi un po’ paura.
Poi, giorno dopo giorno, ho iniziato a conoscerti e la paura si è trasformata piano piano in fiducia.
Io ho imparato a fidarmi di te e tu, non so come, hai sempre avuto fiducia in me, anche quando sbagliavo, anche quando non capivo subito, anche quando avevo bisogno di più tempo.
In questi cinque anni abbiamo fatto tanta strada insieme.
Abbiamo viaggiato nel tempo incontrando popoli antichi e grandi civiltà, abbiamo attraversato continenti, scoperto paesi lontani, imparato parole nuove, numeri, regole e qualche volta ci siamo anche arrabbiati, sapessi quanto, ma non abbiamo mai smesso di camminare.
Mentre mi facevi scoprire cose nuove io, senza rendermene conto, scoprivo anche qualcosa di me.
Oggi sono qui, sulla porta di uscita. Se guardo indietro vedo un prato pieno di fiori colorati che prima non c’erano o forse ero io che non ancora in grado di vederli.
È bellissimo e tutti mi dicono che l’abbia fatto io Lula, ma io so che l’abbiamo fatto insieme.
Oggi sono qui, sulla porta di uscita, ma stavolta mi suggerisci di guardare avanti, di guardare quella casa laggiù, quella fatta di mattoni come questa ma questa volta più grande.
Io la guardo e dovrebbe farmi più paura di quella di 5 anni fa e invece no perché mi hai insegnato che la curiosità è più forte della paura e sono sicuro Lula che anche lì ci saranno nuovi posti da scoprire, nuove meraviglie da vedere e nuove sfide da affrontare.
Cinque anni fa quando entravo per la prima volta tenendo forte la mano dei miei genitori e un po’ smarrito, tu mi accoglievi sapendo già dove mi avresti portato e dove sarei stato oggi.
Oggi ti saluto, sono diventato più grande, ma mi ricorderò sempre di te e di quello che abbiamo fatto insieme.
Grazie, Lula, per avermi accompagnato fin qui.
Non ti dimenticherò.










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