“La prima volta che ho pianto per un videogioco è stato a 23 anni”, Mike Arcade a Laveno racconta l’emozione del gaming
Intervistato dallo psicologo Matteo Stefano Zanon per il Festival della Biblioterapia, lo youtuber ha ripercorso memorie e aneddoti, per raccontare che cosa voleva dire giocare ai videogiochi in passato (e cosa vuol dire farlo oggi)
Un tuffo nel passato tra luci, pulsanti e cabinati per esplorare con un po’ di nostalgia cosa volesse dire essere videogiocatori anni fa, ma anche un momento per guardare al presente dei videogame e ai nuovi protagonisti. Sul palco dell’incontro/spettacolo che ha chiuso la prima serata del Festival della Biblioterapia venerdì 2 ottobre sono saliti Michele Colucci, content creator e presentatore noto online come Mike Arcade, insieme allo psicologo Matteo Stefano Zanon per costruire un ponte tra generazioni di “gamer”.
A introdurre l’incontro è stata Elena Emilitri, che ha illustrato il legame tra le due anime di questa edizione del festival: da un latro il “gaming” (a cura dei giovani della Cooperativa Totem) e dall’altro la biblioterapia. Due ambienti all’apparenza lontani, ma legati dal potere della narrazione di fare stare bene chi se ne nutre.
Bardo cantastorie delle sue passioni, il personaggio di Mike Arcade nasce per raccontare il suo amore per il videogioco, e per far scoprire ai più giovani quanto fosse affascinante il mondo dei videogame quando l’unico modo per giocarci era inserire un gettone nel cabinato. L’arcade riesplorato come luogo – forse non del tutto salubre e privo di rischi – ma capace di restituire emozioni.
Una passione che lo ha portato a incontrare e intervistare alcune delle colonne più importanti del mondo dei videogiochi da John Romero, ideatore di Wolfenstein, all’inventore e fondatore della Atari, Nolan Bushnell.
Passando attraverso i cabinati studiati nei minimi dettagli per catturare l’entusiasmo (e soprattutto le monetine), alle prime piattaforme per giocare dal divano di casa, Mike e Zanon hanno ripercorso memorie e racconti per ricostruire la storia dei videogiochi: nati come semplici passatempo e oggi diventati tra i prodotti di intrattenimento e culturali più diffusi al mondo (e il terzo mercato al mondo per giro di affari).
«Uno dei rimorsi più grandi è stato di non aver mai giocato ai videogiochi coi miei genitori da piccolo», ha rivelato Mike, invitando i giovani genitori in sala a «non vedere i videogiochi come qualcosa che riguardi solo il vissuto dei propri figli».
«La prima volta che ho pianto su un videogioco è stato a 23 anni, lì ho capito che il videogioco non è solo un passatempo e più si va avanti con l’età, più cambia la sensibilità», ha raccontato Mike, lanciando nuovamente un invito a dare la possibilità ai videogiochi di lasciarci emozionare, e magari scoprire in questo modo una profondità che non ci saremmo aspettati.
Anche quando si è dietro a un controller, alla fine la qualità più importante resta sempre la curiosità. «E oggi che i videogiochi hanno fatto passi da gigante in avanti – sottolinea Mike –, soddisfarla è ancora più semplice».
Zanon e Colucci hanno però sollevato anche un monito per i nuovi genitori: comprare ai propri figli videogiochi adatti, prestando attenzione alla presenza di contenuti sensibili o impressionanti e ai limiti minimi di età.










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