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“Il museo? Rallentate e fatevelo raccontare”

Crisitina Miedico, descrive l'anno d'oro del museo archeologico che l'ha portata a parlare di Angera a Tunisi e Milano

Il museo archeologico di Angera

Era siriano Maratoes, il primo cristiano di cui si ha notizia nella storia di Angera. Della sua vita poco conosciamo, le sole informazioni riguardano il suo culto e ci arrivano dai frammenti di una lapide in marmo che riporta un’epigrafe in greco. Reperti databili intorno al VI secolo d.C., custoditi oggi nelle teche del Museo Archeologico della cittadina.

Siriano lo era anche Khaled al-Assad, l’archeologo torturato e ucciso nel 2015 da un gruppo jihadista, nel suo estremo tentativo di difendere ciò che più amava, i tesori dell’arte antica di Palmira.

Ma non solo la terra natale accomuna Maratoes a Khaled al-Assad. C’è altro. Una “casa” a migliaia di chilometri di distanza dalla Siria, sulle rive del lago Maggiore, una casa della cultura che li ricorderà ai posteri.

Alla figura di Khaled al-Assad, al suo sacrificio e alle sue attività scientifiche, il Civico Museo Archeologico di Angera ha dedicato e dedicherà una conferenza ogni anno, nel mese di novembre. La direttrice e curatrice, Cristina Miedico, è inoltre tornata da poco da Tunisi dove ha presenziato come ospite all’intitolazione di uno degli alberi del “Giardino dei Giusti”, all’archeologo assassinato.

«Portare la testimonianza del museo di Angera e parlare di un uomo che ha dato la vita per difendere un patrimonio dell’umanità è stata una grande emozione – racconta  -. Il luogo scelto, la Tunisia, ha inoltre un particolare valore simbolico. È il primo, in terra islamica a celebrare chi ha avuto il coraggio di mettere a rischio la propria esistenza per combattere le ingiustizie. Esserci è stato un grande onore».

Il museo archeologico di Angera

Senza dubbio un’esperienza straordinaria, quella tunisina, che è andata a coronare un anno d’oro per il museo di Angera. Nei primi giorni di luglio ben tre suoi progetti (il “pane millenario“, il Museo diffuso e “Il museo e gli altri“) sono stati presentati a Icom, International Council Of Museum, il forum internazionale che riunisce tutti i musei del Mondo e che quest’anno si è svolto a Milano. Il giusto riconoscimento di un impegno per la promozione e la diffusione della conoscenza locale    fatto di iniziative, conferenze, visite guidate, laboratori e “contaminazioni”.  Una ricetta, ottenuta in collaborazione con gli altri attori locali della cultura (Assessorato, Regione Lombardia e Sovrintendenza, ad esempio) che ha messo in comunicazione il patrimonio storico culturale del comune (Angera ha le attestazioni più antiche della presenza umana in questo territorio ed è stata un nodo importante, come porto, in epoca romana) con i turisti, le scuole ma anche e soprattutto i cittadini. «Consiglio sempre la visita guidata – sottolinea Miedico -. Il giro delle vetrine e la lettura dei pannelli di per sé sono utili ma non abbastanza. Credo fortemente nella mediazione umana: fatevi raccontare il passato, c’è tanto da scoprire».

Il museo archeologico di Angera

«Si dice che ad Angera, ogni volta che si procede con uno scavo, si possono trovare tracce del passato. E così è. Un patrimonio lasciato da chi ha vissuto qui prima di noi e che in primo luogo appartiene alla comunità e che sta alla comunità difenderlo. A volte ci sono dei malumori perché questo provoca dei rallentamenti e alcuni reperti in passato sono stati sottratti, forse senza capirne a pieno il valore. Ricordo sempre che depositarli è un gesto importante, per le nuove generazioni e più in generale per l’arricchimento della conoscenza».

Il museo archeologico di Angera

E a questo fine, in estrema sintesi, si lavora all’interno dell’edificio di via Marconi. «Abbiamo la fortuna di essere su un territorio che offre molti stimoli – conclude – e sono tanti i progetti che, compatibilmente con le risorse, vorrei portare avanti. Penso alle frazioni e a quello che si potrebbe recuperare e salvaguardare, come gli affreschi meravigliosi di Capronno che meritano di tornare alla luce. Un altro campo di studi che potrebbe essere approfondito riguarda le pietre e le antiche cave. E infine un sogno: portare qui lo spettacolo di Dario Fo, su Pietro d’Angera (“Storia vera di Pietro d’Angera, che alla crociata non c’era”). Si potrebbe inserire nel percorso su lingue e alfabeti che prenderà il via il prossimo anno. Sarebbe la conclusione perfetta».

Maria Carla Cebrelli
mariacarla.cebrelli@varesenews.it
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Pubblicato il 28 Luglio 2016
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