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Barche in secca e sassi che spuntano dalla terra: il sorvolo sulla sponda varesina del lago Maggiore in ritirata

Il nostro drone sulla sponda varesina: la spiaggia Guree irriconoscibile, le barche in secca, il Golfo della Quassa ritirato e il sasso Cavallazzo che spunta dalla terra asciutta. Il livello è crollato di oltre un metro in cinque settimane. Ieri il Tavolo regionale per la crisi idrica, ora si riunisce l'Osservatorio del Po

Alla spiaggia Guree di Monvalle non si riconosce più niente. Ci sono estati in cui il Verbano arriva a lambire le rive e gli alberi finiscono col spuntare dal pelo dell’acqua, radici sommerse. Oggi è l’esatto contrario: le barche sono in secca, appoggiate su un fondale che si è trasformato in terra battuta, e la linea dell’acqua è arretrata così tanto che per raggiungerla bisogna camminare (Immagini video Thomas Massara).

Poco più a sud, al camping Lido, il lago lo si vede col binocolo. È il piazzale affacciato sull’acqua dove ogni anno si apparecchiano i tavoli della sagra delle alborelle: quest’anno, tra i tavoli e l’acqua, c’è una distesa di ghiaia, prato e sabbia. Tanto spazio che ci si potrebbe rimettere il campo da calcio.

Non è una battuta. Nel luglio 2022, con il lago ritirato di un centinaio di metri, la titolare aveva fatto tirare col gesso le righe di un campo da calcio a cinque proprio lì, sul fondale emerso, con le porte piantate dove pochi mesi prima nuotavano persici e cavedani. «Che dobbiamo fare? Sdrammatizziamo una situazione pesante», aveva spiegato allora. Il campo fu poi rimosso. Quattro anni dopo, il fondale è di nuovo lì, e questa volta l’acqua è più in basso di allora.

Il sorvolo del drone tocca gli altri punti simbolo della costa varesina e restituisce lo stesso paesaggio ripetuto. A Brebbia, in località Sabbie d’oro, la battigia si è spostata di metri. A Ranco il Golfo della Quassa è completamente ritirato: dove le domeniche d’estate ormeggiano le barche, adesso c’è un anfiteatro di sassi. E il sasso Cavallazzo, il grande macigno che di solito emerge dall’acqua e serve da punto di riferimento agli ormeggi, spunta ora dal terreno arido.

lago maggiore siccità

Le immagini hanno un corrispettivo nei numeri, e i numeri sono peggiori delle immagini.

Il Lago Maggiore si trova sotto i 40 centimetri sotto lo zero idrometrico di Sesto Calende, con un riempimento utile crollato al 6 per cento. Il 23 giugno era a +63 centimetri: in cinque settimane ha perso oltre un metro, con una discesa che nei giorni scorsi ha viaggiato a più di due centimetri al giorno. Un anno fa, a fine luglio, l’acqua stava a +80 centimetri.

Ogni centimetro del Lago Maggiore corrisponde a circa 2,2 milioni di metri cubi d’acqua, oltre due miliardi di litri: il metro perso da fine giugno vale più di 200 milioni di metri cubi. È questo che il drone inquadra quando riprende le spiagge allargate.

L’idrometro del Centro Geofisico Prealpino a Leggiuno-Santa Caterina traduce lo stesso dato in quota assoluta: intorno ai 192,6 metri sul livello del mare, contro una media di 193,64 e una prima soglia di magra, quella oltre la quale la navigazione dei traghetti entra in difficoltà, fissata a 192,99. Il lago è un metro sotto la sua media stagionale.

Il confine inferiore della fascia di regolazione della diga della Miorina è −50 centimetri. Restano poco più di dieci centimetri di margine operativo.

lago maggiore siccità

La catena: la neve che non c’era, il lago che si svuota, il Ticino che non basta

La sequenza è quella classica delle annate siccitose, ma questa volta si è innescata su una riserva di partenza già magra. A marzo Regione Lombardia certificava un manto nevoso a −35 per cento, con punte del −44 in alcune aree, e proprio per compensare quella carenza aveva puntato su una gestione cautelativa dei grandi laghi: il Verbano fu portato al 99 per cento di riempimento, «con livelli molto superiori al 2022». A fine aprile la Conferenza Istituzionale Permanente dell’Autorità di bacino del Po aveva anche approvato l’innalzamento sperimentale del livello massimo regolabile a +140 centimetri, per accumulare più acqua in primavera e spenderla d’estate.

Quel serbatoio è stato riempito, e poi svuotato in poche settimane. Perché il bilancio non chiude da nessuna parte: negli ultimi giorni nel lago entravano circa 70 metri cubi al secondo contro una media storica di periodo di 300, mentre l’erogazione verso il fiume Ticino è scesa a 67 metri cubi al secondo, appena il 27 per cento delle competenze e dei fabbisogni irrigui del territorio. Complessivamente il bacino del Ticino registra un deficit idrico del 59,9 per cento rispetto alla media storica.

lago maggiore siccità

A questo si aggiunge l’evaporazione: «Ogni giorno si perdono dai tre ai quattro millimetri d’acqua per effetto del sole», spiegava qualche giorno fa il direttore del Centro Geofisico Prealpino, Paolo Valisa. Con un deficit di precipitazioni stimato intorno al 25 per cento, la ricarica non arriva.

L’ultimo anello della catena è la pianura. Dal Verbano dipende la rete dei canali dell’Est Ticino Villoresi, che irriga il nord-ovest milanese e il Pavese: quando scende il lago scende il Ticino, e quando scende il Ticino i canali non garantiscono più le portate alle risaie.

Ieri il Tavolo regionale: «Chiedere acqua alla Svizzera»

Di questo si è discusso ieri a Palazzo Lombardia, nella seduta del Tavolo regionale per la crisi idrica convocata alla presenza degli assessori Massimo Sertori (Enti locali, Montagna, Risorse energetiche e Utilizzo della risorsa idrica), Alessandro Beduschi (Agricoltura) e Giorgio Maione (Ambiente e Clima).

«Abbiamo fatto il punto della situazione e pianificato le prossime azioni strategiche, ponendo massima attenzione all’area dell’Est Ticino Villoresi, territorio particolarmente critico in quanto direttamente alimentato dal Lago Maggiore», ha dichiarato Christian Garavaglia, capogruppo di Fratelli d’Italia in Regione.

Lo sforzo compiuto finora, secondo i dati portati al Tavolo, è stato considerevole: «Dall’inizio della stagione irrigua, dal 1° maggio al 28 luglio, il bacino del Ticino ha erogato complessivamente 1.578 milioni di metri cubi d’acqua, con un incremento del 30,7 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno di grande siccità del 2022. Questo ha permesso di salvare i primi raccolti, ma la situazione resta estremamente delicata per i secondi raccolti e in particolare per le risaie».

Da qui le due richieste uscite dalla riunione. La prima guarda a nord: «Il tavolo idrico ha chiesto all’assessore Sertori di farsi parte attiva affinché si sollecitino gli aiuti sia dalla Svizzera, nei cui serbatoi alpini del bacino risiedono circa 190 milioni di metri cubi d’acqua, sia dai concessionari italiani come Enel». La seconda riguarda il fiume: «Regione Lombardia sta istruendo di concerto con la Regione Piemonte la richiesta di deroga al Deflusso Ecologico sul Ticino, per ridurlo da 17 a un minimo di 14 metri cubi al secondo». L’obiettivo dichiarato è sostenere la portata dei canali «e contenere i danni alle colture prima del termine della stagione irrigua, previsto per i primi giorni di agosto».

Oggi la nuova riunione dell’Osservatorio del Po

Il quadro torna sul tavolo dell’Autorità di bacino distrettuale del fiume Po oggi, giovedì 30 luglio, con la nuova seduta dell’Osservatorio permanente sugli utilizzi idrici. Nell’ultima riunione, il 21 luglio, la severità idrica a scala distrettuale era stata confermata «media in assenza di precipitazioni», ma già allora l’Osservatorio annotava che il riempimento del Lago Maggiore aveva «ormai raggiunto il suo limite inferiore» e che, senza afflussi significativi, il regolatore sarebbe stato costretto a ridurre al minimo le erogazioni per non compromettere la funzionalità del sistema.

Nel frattempo le portate del Po alle sezioni di Cremona e Borgoforte restano ampiamente sotto media, tipiche di una condizione di siccità severa, e cresce il numero dei Comuni riforniti con autobotti: in Lombardia una cinquantina in difficoltà, di cui diciassette serviti dalle cisterne.

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Pubblicato il 30 Luglio 2026
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