“Non smettete di pensare”: il monito dell’economista Cottarelli agli studenti dei licei Ferraris e Sereni
L'economista e docente dell'Università Cattolica ha incontrato duecento ragazzi dei licei di Varese e Luino. Un dialogo a tutto campo su geopolitica, futuro del lavoro e pensiero critico
Duecento studenti, due licei, un economista abituato a non nascondersi dietro le parole. Lunedì mattina la Sala Montanari di Varese ha ospitato un incontro che difficilmente i ragazzi presenti dimenticheranno a breve: Carlo Cottarelli, docente dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, già direttore esecutivo del Fondo Monetario Internazionale, ha dialogato per quasi due ore con le classi del liceo scientifico Ferraris di Varese e del liceo economico sociale Sereni di Laveno Mombello, in un evento patrocinato dal Comune.
Sul palco, moderato dal professor Luca Costantini e accolto dai dirigenti scolastici Marco Zago e David Arioli, Cottarelli ha scelto di partire dalla complessità del presente, quella che si ostina a non semplificare. Spunto del ragionamento, il primo capitolo del suo libro Senza giri di parole, dedicato alle tensioni economiche, politiche e militari che attraversano il mondo contemporaneo.
Le classi coinvolte — la 5ªB, 5ªL, 5ªN e 5ªO del Ferraris, affiancate dalla 3ª, 4ª e 5ª del Sereni — rappresentavano un pubblico deliberatamente eterogeneo. Scientifico l’uno, economico-sociale l’altro: due sguardi diversi sulla realtà, che nell’aula di Montanari si sono mescolati senza stridere. Economia, politica, scienza e tecnologia non come materie separate, ma come facce di uno stesso prisma. È stato, in fondo, il messaggio implicito dell’intera mattinata.

Il tema che ha acceso maggiormente la discussione è stato quello dell’intelligenza artificiale. Cottarelli non ha usato mezze misure: siamo dentro una nuova rivoluzione industriale, ha detto, ma con una differenza cruciale rispetto a quelle che l’hanno preceduta. Le rivoluzioni del passato hanno trasformato il lavoro manuale, le fabbriche, i mestieri fisici. Questa, invece, arriva dritta al cuore delle professioni intellettuali. Un confine che si credeva solido — quello tra ciò che può fare una macchina e ciò che può fare una mente — si sta rivelando molto più poroso di quanto si immaginasse.
Eppure il monito che l’economista ha affidato ai ragazzi non era di paura, ma di responsabilità. Usate gli strumenti che la tecnologia vi mette a disposizione, ha detto in sostanza. Ma non smettete di allenare il pensiero critico. La tecnologia può essere una risorsa preziosa, non un sostituto della capacità di ragionare, di creare, di dubitare.

Un messaggio che suona particolarmente appropriato per chi si appresta ad affrontare la maturità: un esame che chiede, tra le altre cose, di saper connettere le discipline, di leggere il presente con gli strumenti del passato, di non accontentarsi delle risposte già pronte. Per gli studenti più prossimi alla fine del liceo, l’incontro ha rappresentato proprio questo: un’occasione per misurare le conoscenze acquisite in questi anni di studio non su una pagina di manuale, ma sulla realtà viva e complicata che li aspetta fuori.
Cottarelli se n’è andato lasciando in sala una domanda sospesa nell’aria. Non quella a cui si risponde facilmente. Quella difficile, che vale la pena continuare a fare.










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