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Oftal, due 17enni e le loro prime esperienze da Busto Arsizio a Lourdes come dame

Dai primi timori alle relazioni costruite durante il pellegrinaggio, Chiara e Katia spiegano come Lourdes abbia trasformato il loro modo di vivere la fede, il volontariato e l’incontro con la fragilità

Generico 13 Jul 2026


Il pellegrinaggio a Lourdes con l’Oftal ha cambiato il modo in cui Chiara e Katia guardano al volontariato, alla fede e al rapporto con le persone malate. Le due giovani hanno raccontato la loro esperienza nel podcast “Soci all Time” di Radio Materia e CSV Insubria, descrivendo un servizio fatto di gesti concreti, ascolto e relazioni capaci di superare paure e pregiudizi. L’Oftal, Opera Federativa Trasporto Ammalati Lourdes, accompagna ogni anno malati, pellegrini e volontari al santuario francese. Per Chiara e Katia l’incontro con questa realtà è avvenuto attraverso la scuola, gli amici e la famiglia, fino a diventare un’esperienza di crescita personale e spirituale.

Dalla scuola alla partenza per Lourdes

Chiara, studentessa del liceo musicale di Busto Arsizio, ha conosciuto l’Oftal grazie alla scuola frequentata dalla sorella Rita. La presenza della sorella l’ha aiutata a partire con maggiore serenità, anche se al primo viaggio non sapeva bene cosa aspettarsi. Katia, invece, ha scoperto questa possibilità attraverso una compagna di classe che aveva già partecipato a un pellegrinaggio e grazie alla testimonianza del professor Moscheni, intervenuto a scuola insieme ad altri volontari per presentare il progetto. Prima della partenza, le ragazze hanno preso parte ad alcuni incontri preparatori a Milano, durante i quali hanno conosciuto meglio le attività dell’associazione e ricevuto le divise. Il viaggio è poi partito dal liceo scientifico Arturo Tosi.

Il servizio quotidiano accanto ai malati

Durante il pellegrinaggio, Chiara e Katia hanno svolto ruoli differenti. Katia ha ricoperto il compito di “dama copertina”. Si occupava di preparare le voitures, le carrozzine utilizzate per accompagnare gli ammalati, sistemare le coperte e trasportare la borsa medica e l’acqua durante gli spostamenti verso il santuario. Chiara, al suo secondo viaggio, è stata invece impegnata come “dama refettorio”. Le sue giornate iniziavano alle 6.30 del mattino, con la preparazione dei tavoli e il servizio dei pasti. Si tratta di mansioni semplici solo in apparenza, che richiedono attenzione, puntualità e capacità di entrare in relazione con persone fragili. Per entrambe, proprio il contatto diretto con gli ammalati ha rappresentato l’aspetto più importante del viaggio.

“All’inizio avevo paura di non sapere cosa fare”

Chiara ha raccontato di essere partita, la prima volta, con il timore di non riuscire a comportarsi nel modo giusto con le persone malate. A sostenerla sono stati i volontari più esperti, che l’hanno accompagnata nei primi passi del servizio. «Avevo paura di non sapere come comportarmi con gli ammalati, ma le persone che avevano più esperienza mi hanno aiutata» – racconta Chiara, volontaria Oftal di 17 anni fa. Con il tempo, quella paura ha lasciato spazio a un forte senso di appartenenza. Chiara oggi definisce l’Oftal e Lourdes come una seconda casa, un luogo nel quale ha trovato relazioni sincere e una dimensione spirituale vissuta in modo concreto. Anche Katia ha percepito Lourdes come uno spazio diverso dalla quotidianità, nel quale sentirsi libera dal giudizio degli altri. Il pellegrinaggio l’ha aiutata ad abbattere alcune barriere personali e ad avvicinarsi con maggiore naturalezza alle persone anziane e malate.

Il gesto dell’acqua e il valore dell’ascolto

Tra i ricordi più intensi di Chiara c’è l’accompagnamento di una donna malata durante il gesto dell’acqua, uno dei momenti più significativi del pellegrinaggio. L’affidamento della donna, la sua fede e la fiducia riposta nella giovane volontaria hanno suscitato in Chiara una forte emozione. «Vedere il suo affidamento totale mi ha commossa fino alle lacrime» – racconta Chiara, volontaria Oftal anche lei di soli 17 anni. Per Katia, invece, uno dei momenti più importanti è nato dall’incontro con una signora che ha scelto di raccontarle la propria vita, mostrandole fotografie della famiglia e della parrocchia. Un dialogo semplice, ma capace di trasformarsi in una condivisione profonda. L’ascolto, in questi casi, diventa parte integrante del servizio. Non si tratta soltanto di accompagnare, servire i pasti o spingere una carrozzina, ma anche di concedere tempo e attenzione.

La medaglia come promessa per la vita quotidiana

Durante il secondo pellegrinaggio, Chiara ha vissuto il rito della medaglia, che per i volontari rappresenta la volontà di proseguire nel cammino intrapreso. La medaglia non è soltanto il ricordo di un viaggio, ma il simbolo di un impegno da mantenere anche una volta tornati a casa. Significa provare a portare nella vita di ogni giorno lo stile di disponibilità, rispetto e servizio sperimentato a Lourdes. Per Chiara è stato un momento particolarmente intenso, vissuto come l’inizio di una nuova fase della propria vita.

Il racconto ai compagni tra curiosità e battute

Il ritorno alla quotidianità ha significato anche provare a spiegare ai coetanei un’esperienza difficile da riassumere. Chiara ha raccontato il suo primo viaggio durante una lezione di religione, al rientro dalle vacanze estive. Di fronte alla classe ha spiegato cosa significasse per lei fare volontariato a Lourdes. Le prime reazioni non sono state tutte positive. Alcuni compagni hanno risposto con battute legate alla fede e alla scelta di partecipare a un pellegrinaggio. Chiara, tuttavia, si aspettava una certa distanza da parte di chi tende a considerare la religione soltanto attraverso il dibattito sull’istituzione della Chiesa. Gli amici più vicini hanno invece mostrato un interesse sincero. Le hanno chiesto quali emozioni avesse provato, come fosse cambiato il suo rapporto con la fede e quali incontri l’avessero colpita maggiormente. Chiara considera il proprio racconto come un seme: una testimonianza che forse non produce effetti immediati, ma che può lasciare una domanda o una curiosità in chi ascolta.

Katia e la curiosità degli amici

Katia ha condiviso l’esperienza soprattutto con il proprio gruppo di amici, composto in gran parte da persone religiose. Il racconto è stato accolto con interesse e ha suscitato numerose domande. Alcuni amici hanno anche espresso il desiderio di partecipare a un futuro pellegrinaggio, pur non avendo ancora potuto farlo a causa di altri impegni. In famiglia non sono mancate le prese in giro. Il fratello di Katia, meno vicino alla dimensione religiosa, ha scherzato soprattutto sulla divisa dell’Oftal, dicendole che sembrava vestita «da suora». Katia, di fede ortodossa, ha comunque vissuto questi commenti con leggerezza, senza sentirsi frenata nel raccontare ciò che aveva sperimentato.

Un’esperienza da consigliare a tutti

Dalle testimonianze di Chiara e Katia emerge un volontariato che non si esaurisce nei giorni trascorsi a Lourdes. Il viaggio diventa uno stile di vita fondato sull’affidamento reciproco, sull’ascolto e sulla capacità di guardare oltre le differenze. Le due giovani invitano anche altri ragazzi a provare questa esperienza, senza lasciarsi fermare dalla paura di non essere pronti o dal timore del giudizio. Lourdes, nel loro racconto, è un luogo nel quale il servizio agli altri restituisce serenità, rafforza la fede e permette di riscoprire il valore delle relazioni autentiche.

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Pubblicato il 13 Luglio 2026
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