Oltre 200 le persone nelle valli piemontesi per spegnere gli incendi che hanno devastato 700mila alberi
Le fiamme alimentate da siccità e vento hanno colpito un'area di nove chilometri quadrati del Piemonte
I fulmini caduti nella prima settimana di luglio e le temperature elevate hanno originato una serie di incendi boschivi nell’alto Piemonte, dove la siccità prolungata e il vento hanno facilitato la propagazione delle fiamme. I roghi hanno investito le province di Torino, Vercelli e del Verbano-Cusio-Ossola. Le stime complessive tracciate dai Vigili del Fuoco registrano un bilancio di circa 700mila alberi andati distrutti e un’area colpita compresa tra gli 8 e i 9 chilometri quadrati.
Le aree più colpite si concentrano in Valsesia e in Val d’Ossola. In quest’ultima vallata l’emergenza principale ha riguardato la zona soprastante il comune di Premosello Chiovenda, dove un incendio è rimasto attivo per oltre una settimana. Per domare il fronte del fuoco sono intervenute duecento persone, tra vigili del fuoco e volontari. Nella giornata di domenica 12 luglio le operazioni hanno richiesto lo sforzo congiunto dei mezzi aerei: tre Canadair hanno effettuato i rifornimenti d’acqua sul seno occidentale del Lago Maggiore, nel tratto compreso tra Suna e Feriolo, supportati dall’elicottero Eriksson S-64 che fa base all’aeroporto di Malpensa. Un altro Canadair ha operato in Valsesia staccando l’acqua dal lago d’Orta.
La situazione attuale è sotto controllo e l’incendio ha smesso di allargarsi, complice la pioggia caduta nella serata di venerdì. Il miglioramento delle condizioni ha consentito il rientro nelle proprie abitazioni dei residenti della frazione di Collodro, che erano stati fatti evacuare nei giorni precedenti a causa della vicinanza delle fiamme. I rilievi tecnici escludono l’ipotesi del dolo o il legame con attività umane.
La Regione Piemonte ha comunicato che avvierà le procedure per stimare l’entità esatta dei danni non appena il contesto sul campo lo renderà possibile. L’intervento programmatico prevede di individuare le zone prioritarie per il ripristino della vegetazione e per la piantumazione di nuovi alberi nei punti più degradati. Le previsioni scientifiche indicano che nelle aree maggiormente colpite occorreranno dai 2 ai 5 anni per il ritorno delle prime specie di piante e animali, mentre saranno necessari dai 50 ai 70 anni perché i nuovi alberi raggiungano la piena maturità e la situazione ambientale ritorni alle condizioni precedenti.














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