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Il tempo degli eroi è già passato, la sanità privata non rinnova il contratto collettivo

Il comparto raggruppa nomi importanti tra cui Humanitas e Mater Domini. La Regione pronta a finanziare il 50% dei costi del rinnovo contrattuale, ma a quanto pare non basta

La lunga lotta contro il Covid-19

È una comunicazione carica di ironia ma anche di profonda delusione quella fatta dalle segreterie provinciali della Funzione pubblica di Cgil, Cisl dei laghi e Uil  sul mancato accordo definitivo del contratto collettivo nazionale della sanità privata. In effetti, è difficile provare sentimenti diversi dopo 14 anni di attesa, una trattativa lunga e travagliata, un accordo con il ministero della Salute e la Conferenza delle Regioni per finanziare il 50% del costo contrattuale.

Il 10 giugno scorso si firmava la preintesa sul rinnovo che ha visto concludersi in maniera fortemente positiva la consultazioni dei lavoratori alla sottoscrizione dell’accordo. «Sembrava finalmente fatta – scrivono le segreterie della Funzione pubblica di Cgil, Cisl dei Laghi e Uil – . Sembrava, perché al momento, e mancano meno di di ventiquattro al termine finale condiviso del 30 luglio, l’unica risposta da Aris e Aiop (le controparti datoriali, ndr) rispetto alla firma del contratto definitivo è inaccettabile».

Nella loro risposta Aris e Aiop dicono di aver apprezzato «il grande lavoro legislativo, interpretativo e di impulso impresso dal ministro della salute, dal presidente della Conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini e dal coordinatore degli assessori Luigi Icardi ma quanto sopra non ha, ancora, prodotto quei provvedimenti concreti, a livello regionale, che rassicurino le nostre strutture a fronte degli oneri del rinnovo contrattuale».

Una comunicazione che, secondo il sindacato di categoria, bada solo al profitto in quanto nella sua risposta il presidente della Conferenza delle regioni, Stefano Bonaccini, ribadisce «l’impegno delle Regioni e delle Province autonome a farsi carico del 50% dei costi del rinnovo contrattuale con un mix di interventi individuati a livello territoriale relativi ai budget e alle tariffe, affinché non si registrino ulteriori ritardi e si proceda con sollecitudine alla firma del contratto per scongiurare un nuovo stato di tensione che, in una situazione come quella che stiamo vivendo, non possiamo assolutamente permetterci».

«Se questa storia rappresenta già di per sè uno scandalo – conclude il sindacato –  in Lombardia sta assumendo i contorni della beffa grottesca. Dopo il Covid, dopo i contagi, dopo i morti, sembra vincere ancora il profitto e l’interesse economico. Il tempo degli eroi sembra passato. Non intendiamo rassegnarci alla vergogna di questa vicenda. Per questo motivo a livello nazionale ci stiamo battendo perché, in caso di mancato rinnovo, non vengano riconosciute le maggiorazioni nelle fatturazioni a rimborso delle prestazioni erogate».

 

 

Pubblicato il 30 Luglio 2020
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