Quantcast

Binda, nuovo ricorso contro l’indennizzo da 212mila euro per l’ingiusta detenzione

Avvocatura dello Stato e Procura generale di Milano impugnano per la terza volta la decisione sull’indennizzo per i 1.286 giorni trascorsi in carcere dall’uomo, poi assolto definitivamente dall’omicidio di Lidia Macchi. Anche la difesa valuta il ricorso in Cassazione.

corte appello milano

Nuovo capitolo nella lunga vicenda giudiziaria di Stefano Binda, assolto definitivamente dall’omicidio di Lidia Macchi e destinatario di un indennizzo da 212mila euro per l’ingiusta detenzione patita. Per la terza volta, l’Avvocatura dello Stato e la Procura generale di Milano hanno impugnato la decisione della Corte d’Appello milanese, che lo scorso 25 settembre aveva quantificato la somma riconosciuta all’uomo.

Binda, 56 anni, originario di Brebbia, ha trascorso in carcere 1.286 giorni prima di essere assolto (dunque in regime di custodia cautelare in carcere protrattasi dall’arresto e fino a oltre un anno dalla sentenza di primo grado a Varese). La battaglia per ottenere il ristoro si trascina da anni, tra ricorsi e annullamenti della Cassazione. Anche la difesa, affidata all’avvocata Patrizia Esposito, sta valutando se rivolgersi nuovamente alla Suprema Corte.

La somma attuale è inferiore ai circa 303mila euro stabiliti in una prima pronuncia, poi annullata dalla Cassazione. Anche le successive decisioni dei giudici milanesi sono state oggetto di interventi della Suprema Corte, chiamata più volte a indicare i criteri per riesaminare il caso.

Caso Lidia Macchi, Stefano Binda chiede oltre 300mila euro di risarcimento

Al centro del contenzioso c’è la valutazione di un’eventuale condotta colposa che, secondo Procura generale e Avvocatura dello Stato, avrebbe potuto contribuire alla detenzione cautelare. La difesa sostiene invece il diritto all’indennizzo, richiamando l’esito definitivo del processo e l’assenza di profili di colpa riconducibili a Binda.

Arrestato il 15 gennaio 2016, a quasi 29 anni dall’omicidio della studentessa varesina, trovata morta il 7 gennaio 1987 in una zona boschiva di Cittiglio, Binda era stato condannato all’ergastolo dalla Corte d’Assise di Varese il 24 aprile 2018. Il 24 luglio 2019 la Corte d’Assise d’Appello di Milano lo aveva assolto, disponendone la scarcerazione. L’assoluzione è diventata definitiva nel gennaio 2021, quando la Cassazione ha respinto i ricorsi contro la sentenza. Il procedimento per l’omicidio si è chiuso, ma la partita sull’indennizzo è ancora aperta.

Via Confalonieri, 5

Castronno

Tutti gli eventi

di ottobre

Pubblicato il 13 Ottobre 2026
Leggi i commenti

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

Segnala Errore