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“Paolo Portentoso sognava un mondo fondato sull’umanità”

A un mese dalla scomparsa di Paolo Portentoso, il ricordo di Alessandro Franzetti: "Ha insegnato a tutti noi il valore del dialogo, dell'umanità e dell'impegno per gli altri"

Generico 13 Jul 2026

“La cosa più importante è essere e restare umani”. A un mese dalla prematura scomparsa di Paolo Portentoso, il ricordo di Alessandro Franzetti. Un ritratto che attraversa l’impegno politico, l’umanità e la capacità di costruire ponti tra persone e idee diverse.

È trascorso ormai un mese dalla prematura scomparsa di Paolo Portentoso, amministratore, politico, docente e biologo preparato, illuminato e stimato e, per me, caro amico.
Paolo ha ricoperto vari ruoli amministrativi, tra cui consigliere comunale di Luino e presidente della Commissione Servizi alla Persona e presidente dell’assemblea della Comunità Montana Valli del Verbano.
In ogni sua carica politica si poneva sempre con grandissimo senso istituzionale.
Egli trattava tutti, colleghi o avversari che fossero, con un garbo encomiabile.
Se penso a lui, mi ricorrono nella mente un libro, una parola e un motto.
Il libro è “Per un’etica condivisa”, scritto da Enzo Bianchi che tra l’altro si esprime così:
“L’umanità è una, di essa fanno parte religione e irreligione. Per credenti e non credenti è comunque possibile la via della spiritualità. È possibile la vita interiore profonda, la creazione di bellezza tra gli uomini”.
Ecco, Paolo nutriva una vita interiore profonda e voleva creare bellezza tra gli uomini.
Io e lui non avevamo idee concordi su tutto, ma cercavamo, appunto, nel nostro piccolo un modello di etica condivisa.
Non posso non ricordare lo scorso 30 novembre quando Paolo e io fummo relatori in un convegno contro la pena di morte, e questo perché la Città di Luino è “Città per la Vita” dal 2011.
Paolo, già malato ed affaticato, espresse concetti tanto profondi quanto luminosi.
Avevamo ben capito che confrontandosi con rispetto, magari partendo da posizioni anche lontane, si può sempre trovare una sintesi, e perché no, una sintesi alta.
La  parola che mi viene in mente se penso a lui è Ubuntu, che è una parola delle lingue Bantu dell’Africa Australe e significa letteralmente “Umanità”.
Viene tradotta con “io sono perché noi siamo” e indica una profonda interdipendenza e compassione tra le persone.
Ecco, Paolo sognava un mondo così.
Infine, associo a lui anche la frase di don Lorenzo Milani “I care”.
Tu mi interessi, mi stai a cuore, non mi sei indifferente.
Ecco, Paolo, da persona intelligente quale era, non era indifferente a nulla, e si lasciava sempre coinvolgere o era lui stesso a coinvolgere gli altri.
Paolo ha avuto una famiglia meravigliosa, una moglie e dei figli splendidi, e lui li amava profondamente.
Sono davvero triste che Paolo non sia qui più tra noi, ma non dimenticherò mai le belle conversazioni (e anche dispute) che abbiamo fatto.
Paolo ha insegnato a tutti noi che la cosa più importante è “essere e restare umani”.
Grazie Paolo per tutto questo.
Un giorno, tra non so quanto, ci ritroveremo a parlare della nostra amata Politica.
Alessandro Franzetti

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Pubblicato il 25 Agosto 2026
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