Cassano Valcuvia
Il teatro unisce Mantova e Cassano Valcuvia nel festival LaivIn Plus per le scuole
Dal 26 al 28 maggio 300 studenti di 11 scuole trasformeranno la Valcuvia in un laboratorio teatrale a cielo aperto guidati da Alchemilla e Teatro Periferico
Per tre giorni Cassano Valcuvia si trasforma in un grande laboratorio diffuso di teatro, musica e inclusione sociale per le giovani generazioni. Tutto grazie all’ultima tappa di LAIVin Plus, il progetto che da vent’anni porta le arti performative nelle scuole secondarie di secondo grado. Un percorso lungo che si chiude in questa speciale edizione in un Festival teatrale doppio, tra Mantova e Cassano Valcuvia.
Dal 26 al 28 maggio il piccolo comune della Valcuvia ospiterà circa 300 studenti di 11 diverse scuole secondarie di secondo grado della Lombardia occidentale e del Piemonte orientale. In programma dodici spettacoli teatrali e musicali, laboratori immersivi, percorsi artistici collettivi e momenti di confronto tra studenti, insegnanti e operatori culturali.
Il progetto, sostenuto da Fondazione Cariplo e coordinato da Alchemilla insieme ai partner territoriali Teatro Magro e Teatro Periferico, è stato presentato il 14 maggio a Villa Recalcati con il presidente della Provincia, Marco Magrini, nelle vesti di padrone di casa e sostenitore dell’iniziativa.
Vent’anni di teatro nelle scuole
Giunto alla ventesima edizione, LAIVin Plus continua a promuovere il teatro e la musica come strumenti educativi capaci di sviluppare competenze trasversali fondamentali: fiducia in sé stessi, ascolto, lavoro di gruppo, creatività e capacità relazionali.
«In questi vent’anni di lavoro abbiamo sperimentato quanto teatro, musica e arti siano capaci di far emergere nei ragazzi motivazione, partecipazione e capacità progettuale», spiega Francesca Gentile di Alchemilla. L’obiettivo è trasformare gli studenti in veri protagonisti culturali, capaci non solo di esibirsi ma anche di interrogarsi, raccontare e condividere le proprie esperienze attraverso linguaggi contemporanei e strumenti di comunicazione innovativi.
Un presidio culturale in un piccolo paese
Il cuore del festival sarà Teatro Comunale di Cassano Valcuvia, storico spazio costruito dagli stessi cittadini nel 1928 e oggi simbolo di un presidio culturale in una delle aree più periferiche del Varesotto.
«Cassano Valcuvia, al confine con la Svizzera, è un luogo periferico ma non marginale, con 650 bitanti e valide esperienze culturali, sociali e di integrazione – precisa Paola Manfredi, direttrice artistica di Teatro Periferico – Proprio per questo è importante investire su questo presidio, perché sia centro di relazioni, scambi e promozione di valori e iniziative positive per la comunità».
Gli eventi coinvolgeranno anche altri luoghi simbolo del paese, tra cui il Museo della Frontiera Nord, i camminamenti del ridotto di San Giuseppe e il ristorante solidale Il Grotto del Sorriso, trasformando l’intero borgo in uno spazio di incontro e partecipazione.
Inclusione, memoria e dialogo
Il festival non sarà soltanto una rassegna di spettacoli scolastici. Grande attenzione sarà dedicata all’inclusione sociale attraverso laboratori con ragazzi disabili, collaborazioni con i minori stranieri non accompagnati della Cooperativa San Martino e momenti di teatro inclusivo sviluppati insieme ad Anffas Luino.
Tra le esperienze più suggestive ci sarà il percorso immersivo nelle trincee della Linea Cadorna: una camminata teatrale tra testimonianze, poesie e reperti della Prima Guerra Mondiale, accompagnata da cuffie Wi-Fi.
«Con i ragazzi lavoreremo sul tema della pace, di ciò che si può perdere e sulla bellezza della vita», aggiunge Manfredi, evidenziando come tra i giovanissimi emerga forte preoccupazione per la morte, il futuro e la guerra.
Accanto agli spettacoli saranno proposti anche laboratori di podcasting e arte collettiva. Attraverso “Suoni e Voci”, curato da Alchemilla, gli studenti utilizzeranno il linguaggio del podcast per raccontare territori, scuole ed esperienze personali.
Scuole e istituzioni
L’iniziativa ha ricevuto il sostegno del Comune di Cassano Valcuvia, con il sindaco Claudio Bossi entusiasta di accogliere tanti ragazzi (300 studenti sono la metà della popolazione di Cassano Valcuvia) e il pieno appoggio della Provincia di Varese.
Il presidente Marco Magrini ha sottolineato il valore civile del teatro come spazio di ascolto personale e del territorio e quindi spazio di riflessione collettiva. E siccome il Festival LaivIn plus si articola su due anni Magrini spera che per il 2027 il programma dell’iniziativa possa intrecciarsi con quello delle celebrazioni per il centenario della Provincia di Varese, coinvolgendo i giovani come parte attiva del dialogo con le istituzioni.
Al festival parteciperanno studenti provenienti da undici istituti delle province di Varese, Como, Lecco, Monza Brianza, Novara e Verbano Cusio Ossola, confermando la dimensione interregionale del progetto e la sua capacità di creare reti educative e culturali attraverso il linguaggio del teatro.
Per tre giorni, Cassano Valcuvia diventerà così un laboratorio di arte condivisa dove scuola, cultura e territorio si incontrano per dare spazio alla creatività delle nuove generazioni e costruire nuove forme di comunità.
L’esperienza di Saronno
Tra le scuole partecipanti al Festiva c’è l’Isis Riva di Saronno, coinvolto in LaivIn già dal 2011. «Il progetto ci ha permesso di istituzionalizzare e di integrare nell’attività didattica l’attività teatrale , prima lasciata alla buona volontà di insegnanti e studenti – ha raccontato la docente referente di progertto Maria Assunta Romeo – Non solo abbiamo all’interno della scuola uno specifico dipartimento per la musica e lo spettacolo, ma grazie al progetto e al sostegno di Fondazione Cariplo nel tempo abbiao creato a scuola un vero palco con un impianto fonico professionale che i ragazzi hanno imparato a gestire e che è diventato quindi occasione professionale e anche di incontro visto che a volte prestiamo la struttura ad altre scuole».
A testimonianza di quanto l’esperienza del teatro a scuola sia significativa, il regista dello spettacolo proposto dai ragazzi dell’Isis Riva per questo LaivIn, ispirato alla serie tv Over the garden wall, è un ex studente dell’Istituto che ha proseguito gli studi alla scuola Paolo Grassi di Milano.
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Cassano Valcuvia
LaivIn arriva a Cassano Valcuvia con 300 studenti per un Festival di teatro che è crescita Paola Manfredi, direttrice artistica di Teatro Periferico, organizzata per punti di domanda e risposta come richiesto: . Perché LaivIn 2026 arriva a Cassano Valcuvia? Teatro Periferico ha ricevuto l’incarico di organizzare questo Festival, che contemporaneamente si svolge a Mantova con Teatro Magro, direttamente da Fondazione Cariplo e dal capofila di progetto Alchemilla, di organizzare un festival. Certo, Mantova è una grande città capoluogo, mentre Cassano Valcuvia è un paese di 650 abitanti che sta al confine con la Svizzera. Non è magari un luogo marginale, ma sicuramente è un paese periferico, in una zona anche poco servita dai mezzi. Ma la scelta dei promotori di LaivIn è la stessa di Teatro Periferico è quella di sostenere i presidi culturali in zone periferiche perché sono importanti per la crescita che possono garantire alla comunità, la coesione sociale e la partecipazione. I 12 spettacoli in 3 giorni del LaivIn, dal 26 al 28 maggio, sono creati dai regazzi delle scuole per i loro coetanei. Che ruolo ha il Teatro per le nuove generazioni? Noi lavoriamo tantissimo adesso con i giovani. I giovani vengono molto più a teatro rispetto al passato, sono molto presenti nelle co-progettazioni con noi, sono il nostro futuro. Abbiamo investito in questa direzione e quindi il festival è stato spostato proprio in questo piccolo paese per questa scelta Saranno tre giorni (quest’anno è una forma più ridotta, l’anno prossimo saranno quattro), passeranno 11 scuole. Ci saranno presentazioni di attività di carattere inclusivo che facciamo sul territorio: un lavoro con i minori stranieri non accompagnati, che faranno un piccolo pezzo del loro spettacolo (hanno la stessa età degli adolescenti del festival), e un lavoro con i ragazzi disabili. Ci saranno anche dei laboratori di arte, faremo vedere le nostre trincee facendo riflessioni sulla vita, sulla pace e sulla bellezza, e un laboratorio di ascolto con Alchemilla all’interno del centro documentale. Il paese è piccolo ma ha molte cose: un teatro, una comunità di accoglienza, un ristorante gestito da ragazzi con disabilità, un museo e le trincee. Le scuole ci mostreranno i loro lavori (mezz’ora a disposizione per ognuna) e i ragazzi si conosceranno, discuteranno, frequenteranno laboratori e mangeranno insieme. Intervistatore: Una cosa che mi sembra bellissima è che è un festival, ma non è una competizione, cioè non ci sarà un… Paola Manfredi: Assolutamente no. Non è lo scopo. È teatro e musica soprattutto, ovvero condivisione. I progetti fatti all’interno delle scuole e presentati al LaivIn non hanno lo scopo di preparare attori né spettacoli che vengano premiati. Qui il teatro e la musica sono strumenti educativi di crescita e di espressione. Attraverso questi strumenti i ragazzi possono imparare a lavorare in gruppo, a ragionare, a creare, a esprimersi e a scoprire talenti che non sanno di avere. Tutto questo è una ricchezza che il festival può mostrare. Sono occasioni di crescita, non è importante il risultato. Certo, è importante far vedere il risultato perché ai ragazzi piace ricevere applausi e sentire la partecipazione degli altri, ma è fondamentale il processo che i ragazzi compiono per arrivare lì. La Comunità Europea continua a dire che è importante che questi progetti siano intersettoriali: la componente sociale, artistica, culturale e sanitaria devono sedersi allo stesso tavolo e ragionare insieme per il benessere delle persone. Intervistatore: E paradossalmente, in questo mondo in cui siamo tutti straconnessi, è una delle poche occasioni in cui studenti di diverse città e realtà riescono a stare insieme attorno a dei lavori propri. Paola Manfredi: Sì, con dei lavori propri, ma anche senza l’ansia di prestazione rispetto alla competizione. Oggi un ragazzo che balla “benino” hip-hop, una volta nella sua classe o scuola era l’unico e si sentiva importante. Oggi, se va a vedere sui social, è l’ultimo di una lista lunghissima perché il paragone è con il globale e non più con un piccolo gruppo di riferimento. Per questo è importante tornare ai piccoli contesti: affinché i ragazzi si sentano gratificati e capaci, e non abbiano continuamente quest’ansia di non essere all’altezza, di non essere pronti per il domani o di fallire, perché fallire può accadere ed è un bene
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