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Il Massimo Pericolo che non ti aspetti: con Lama Michel il dialogo finisce in un abbraccio

Al Teatro Il Maggiore di Verbania il confronto tra il rapper e la guida spirituale conquista oltre seicento studenti: al centro il potere della parola, tra responsabilità, consapevolezza e cambiamento

Il potere della Parola

«Io a un certo punto ho ottenuto tutto quello che sognavo, ma piano piano mi sono accorto che non ero cambiato io». Da questa affermazione di Massimo Pericolo ha preso forma l’incontro “Il potere della parola”, andato in scena al Teatro Il Maggiore di Verbania, davanti a una platea di oltre seicento studenti degli istituti superiori cittadini.
Promosso da Fondazione CROSS in collaborazione con il Comune di Verbania e Kunpen Lama Gangchen-Albagnano Healing Meditation Centre, nell’ambito del progetto Connessioni Creative, l’appuntamento ha messo in dialogo due figure apparentemente lontane: Alessandro Vanetti, in arte Massimo Pericolo, tra le voci più incisive del rap italiano, e Lama Michel Rinpoche, guida spirituale del centro buddhista di Albagnano. A moderare l’incontro, il critico musicale e saggista Pierfrancesco Pacoda.

IL POTERE DELLA PAROLA

Il tema era la parola, il suo peso, la sua responsabilità, la sua capacità di ferire o trasformare. Non una riflessione astratta, ma un confronto vivo tra due esperienze diverse. Da un lato la parola del rap, nata spesso dalla rabbia, dalla marginalità, dalla necessità di raccontare ciò che brucia. Dall’altro la parola della pratica spirituale, legata all’ascolto, ai mantra, alla cura della mente.
Massimo Pericolo ha raccontato il proprio percorso senza costruire un’immagine pacificata di sé. Ha parlato del successo raggiunto dopo anni di desideri, ma anche della scoperta che cambiare le condizioni esterne non basta se dentro resta tutto uguale.
Da qui il bisogno di farsi domande diverse. Non più soltanto «come sarebbe se avessi questo?», ma «che cosa devo fare davvero per stare bene?».
Nel racconto del rapper sono tornate le arti marziali, conosciute da bambino, il fascino del tempio Shaolin, dove ha trascorso  un periodo di tre mesi, la disciplina del corpo e poi l’esperienza del carcere, dove trovò un libro intitolato “Il miracolo della presenza mentale”, il suo primo approccio alla ricerca sistematica di uno spazio interiore. Quell’incontro con la meditazione, lasciato e poi ripreso, è diventato negli anni un cammino più consapevole, alimentato anche dagli insegnamenti di Lama Michel.

LAVORARE SUL NOSTRO SGUARDO INTERIORE

Il dialogo ha mostrato come la spiritualità non sia fuga dal mondo, né un abito da indossare. Lama Michel l’ha spiegata come un lavoro costante sui propri filtri interiori. Se si guarda la realtà attraverso la paura, la rabbia o l’angoscia, il mondo prende quel colore. Se si coltivano gratitudine, calma e fiducia, cambia il modo stesso di attraversarlo. La spiritualità, in questo senso, comincia quando si smette di vittimizzarsi e si prende nelle mani la responsabilità della propria vita.
Qui la parola diventa decisiva.
Massimo Pericolo ha riconosciuto che nei primi testi prevalevano rabbia e urgenza, senza una piena percezione della responsabilità verso chi ascoltava. Oggi quella domanda è presente: «Che cosa può fare una frase nella testa di un ragazzo? Che cosa resta di un verso quando viene preso alla lettera?».
La risposta non è rinnegare il linguaggio del rap, ma lasciarlo maturare insieme alla persona che lo usa. Lama Michel ha colto questo punto ricordando che la parola è una delle azioni più potenti. Non riguarda solo artisti, maestri o figure pubbliche. Riguarda ogni relazione quotidiana, ciò che si dice a casa, a scuola, tra amici, sui social. Comunicare significa trasformare un pensiero in suono e affidarlo all’interpretazione dell’altro. Per questo, ha suggerito, sarebbe meglio dire “io ho capito così” invece di “tu hai detto”. C’è uno spazio fragile tra intenzione e ascolto, riconoscerlo è importante.

CHI SONO I VERI MAESTRI?

Un passaggio centrale è stato quello sui maestri e sui punti di riferimento. Pericolo ha ricordato il maestro di karate e i rapper ascoltati da ragazzo come figure capaci di indicare una direzione. Secondo Lama Michel, i maestri non sono necessariamente personaggi lontani, possono essere una nonna, un insegnante, una persona capace di credere in noi. I rapporti umani sani sono parte essenziale della crescita.
C’è poi un discorso legato alla costanza e alla disciplina. Massimo Pericolo ha spiegato che il cambiamento passa da gesti concreti: svegliarsi presto, meditare, allenarsi, prendersi cura del corpo e della mente. Non come imposizione, ma come scelta per non restare prigionieri di abitudini che fanno soffrire.
Lama Michel ha sintetizzato questo percorso con una formula: obiettivo alto, aspettative basse, sforzo costante. Davanti agli studenti, il confronto ha avuto la forza di un invito semplice a non aspettare di essere “arrivati” per iniziare. Si può cambiare senza spettacolarizzare il cambiamento, senza travestirsi da persone nuove. Si può restare dentro la propria vita, il proprio linguaggio, il proprio mestiere, e intanto orientarsi in modo diverso dandosi comunque la possibilità di conoscersi meglio, assumersi responsabilità, aprire uno spazio di trasformazione.
«Tutti noi abbiamo bisogno di prendere un po’ di spazio per calmare le acque, per stare un po’ con noi stessi» ha chiuso Lama Michel.

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Pubblicato il 25 Aprile 2026
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