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Emergenza Coronavirus: per Sesto 2030 si poteva fare di più

Il consigliere Alessandra Malini: «delusa dalla gestione ai minimi sindacali messa in atto dall'amministrazione»

Ssto Calende - foto di Giovanna Maffioli

Con l’avvicinarsi della fase 2, il gruppo d’opposizione Sesto 2030 ha deciso di dar voce al disappunto dei suoi membri riguardo la gestione dell’emergenza Coronavirus a Sesto Calende da parte dell’amministrazione comunale. Una gestione che secondo Sesto 2030 è stata caratterizzata dalla carenza di iniziative a favore di cittadini e commercianti, e dall’assenza di confronto tra amministrazione, opposizioni e mondo del volontariato. Di seguito il comunicato completo:

Ci siamo, o meglio speriamo di esserci, alle soglie della fase 2. Prima, in piena emergenza,
abbiamo preferito tacere e aiutare per quanto nelle nostre possibilità, essendo una forza di
minoranza. Per primi abbiamo predisposto una lista delle attività che consegnavano a domicilio, per aiutare i ristoratori, i commercianti e in generale tutti i cittadini che dovevano rimanere in casa; abbiamo sentito tutte le associazioni sestesi, la croce rossa e la protezione civile per capire come potevamo essere utili, e abbiamo cercato di comunicare in modo chiaro alcuni aspetti delle norme che uscivano quotidianamente.

Noi lo abbiamo fatto solo con la volontà di essere il più utili possibile in questo momento
difficile, molti cittadini ci hanno ringraziato, ma la verità è che non sarebbe toccato a noi.
L’amministrazione e il Sindaco avrebbero potuto e dovuto fare di più! Non serviva neanche
inventarsi niente, tutti noi abbiamo visto e sentito di iniziative che consideriamo meritevoli in tutti i comuni limitrofi, bastava copiare, alzare il telefono e capire come gli altri stavano facendo cose lodevoli e riproporle nel nostro comune. E invece Sesto Calende si è distinto per
l’immobilismo, per le comunicazione pessime e infine anche per la censura sulle iniziative
messe in atto da chi ha avuto il coraggio di esporsi e fare qualcosa… E il perché l’ha spiegato
lo stesso sindaco citando Weber: la cosa migliore è non far nulla così non si rischia mai di
sbagliare. Quindi fare solo quello che il Governo, nazionale o regionale impone, senza fare
un minimo passo in più, per la paura che qualcosa vada storto, per la paura di una denuncia di un cittadino, magari. Qui, cari i nostri amministratori, delle scelte le avreste dovute fare.

Invece è arrivato addirittura il tempo della censura di chi, quel “qualcosa”, aveva iniziato a farlo. Così è avvenuto, per esempio, quando abbiamo iniziato a rendere un servizio (perché abbiamo atteso un po’ che qualcuno battesse un colpo, ma regnava solo il silenzio…), come l ’elenco delle attività con servizio a domicilio. Servizio poi elogiato e diffuso, una volta che è stato preso in mano dai commercianti stessi.

E poi le mascherine, per le quali non vogliamo dire molto (perché molto è già stato detto, forse troppo) se non sottolineare che il punto fondamentale per noi, forse ancora più importante del mancato coordinamento delle iniziative di volontariato come questo, non è mascherine “clandestine” si o no, sartine si o sartine no, ma: perché questi toni? Perché minacce anziché dialogo? E ringraziamo proprio loro, le creatrici e coordinatrici del progetto, che lo hanno cercato al di sopra di ogni altra questione, sia prima, che ora, e auspichiamo, come loro, che si trovi una modalità per continuare a permettere di fare questo servizio così come loro lo hanno pensato, ossia arrivando al maggior numero di persone possibili.

E vogliamo parlare delle scelte su tariffe e tasse? Scelte fatte dalla Giunta, in emergenza, per
carità (per la prima volta nessuno mette in dubbio che essa vi sia) ma, dopo tutte le proposte fatte in merito dalle minoranze, neppure una chiamata per un confronto?
Siamo sempre allo stesso stile dittatoriale del “qui comando io, qui faccio tutto io”.

Aggiungiamo una dichiarazione della consigliera Malini: «Personalmente ho sperato fino all’ultimo che la nostra Amministrazione facesse qualche passo “non strettamente dovuto” verso la cittadinanza e sono rimasta realmente delusa dalla gestione ai minimi sindacali messa in atto. Se è vero che l’Amministrazione non sarebbe potuta arrivare a tutti, con intenzioni serie di non abbandonare al proprio destino i più deboli, si sarebbero potute aprire le porte a collaborazioni con la rete sociale, che di sicuro non manca di soluzioni creative e persone disponibili. Per me è stata realmente una occasione mancata per far emergere il senso di appartenenza alla medesima comunità che in tanti cittadini avrebbe potuto fiorire in espressioni solidali che mai come in questo momento, a mio avviso, servono non solo ai soggetti fragili ma anche agli animi di tutti, per aiutare la ripresa e per riflettere sui valori necessari per impostare regole di convivenza migliori delle attuali, anche nella nostra piccola realtà».

Pubblicato il 23 Aprile 2020
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