Quantcast

Frontalieri e ristorni, l’assessore regionale Sertori: “Nessun effetto immediato dal blocco del Ticino”

L'assessore, che è anche presidente della Regio Insubrica, interviene sulla decisione di Bellinzona di congelare il cinquanta per cento dei fondi destinati ai Comuni di frontiera spiegando che le risorse attuali non sono a rischio

sertori regione lombardia

La Lombardia frena i toni della polemica con il Canton Ticino sul blocco parziale dei ristorni dei lavoratori frontalieri. La decisione di Bellinzona di sospendere in via preventiva il 50% delle somme destinate ai Comuni italiani di confine, legata alla contestazione del contributo sanitario del 3% per i vecchi frontalieri, non avrà ripercussioni a breve termine. A rassicurare il territorio è l’assessore regionale agli Enti locali e presidente della Regio Insubrica, Massimo Sertori, che rimarca come i fondi in arrivo si riferiscano a due anni fa, garantendo così la stabilità finanziaria dei municipi interessati.

I rapporti transfrontalieri e il nodo dei ristorni

La Regione si dice pronta al confronto con gli amministratori svizzeri, ma rifiuta categoricamente qualsiasi forma di imposizione unilaterale. La via maestra resta quella della diplomazia istituzionale tra i due Stati, come emerso anche dai recenti contatti a livello ministeriale.

«Il blocco dei ristorni minacciato dal Canton Ticino – le parole di Massimo Sertori, assessore regionale agli Enti locali e presidente della Regio Insubrica – non ha effetti immediati, i nostri Comuni possono stare tranquilli, perché quelli pagati sono relativi a due anni fa. Un accordo riusciremo a trovarlo, i rapporti bilaterali sono ottimi e con gli amici svizzeri siamo sempre stati in grado di trovare delle soluzioni. A patto però che il confronto avvenga su un piano di leale collaborazione. Non ci si può sedere a un tavolo e minacciare di non versare quanto è dovuto».

L’impasse nasce dall’interpretazione della normativa italiana introdotta con la Finanziaria del 2024. Secondo le autorità ticinesi, la quota richiesta violerebbe i precedenti accordi bilaterali del 1974.

«Il Ticino – spiega Massimo Sertori, assessore regionale agli Enti locali e presidente della Regio Insubrica – ritiene che questo contributo, deciso da una Finanziaria del 2024, sia lesivo della revisione degli accordi italo-svizzeri del 1974 e per questo hanno sospeso in via preventiva il 50% dei ristorni. Ovviamente, è una loro versione. Fra l’altro lesiva di un accordo internazionale fra Italia e Svizzera. Quindi saranno Roma e Berna a dover affrontare la situazione».

Le risorse per la sanità di confine

L’obiettivo strategico della Lombardia rimane il potenziamento dei servizi sanitari nelle aree di frontiera, un tema che tocca da vicino sia i cittadini italiani sia quelli svizzeri che si rivolgono alle strutture lombarde. I proventi derivanti dal contributo saranno interamente reinvestiti sul personale medico e infermieristico locale.

«L’obiettivo della Lombardia – dichiara Massimo Sertori, assessore regionale agli Enti locali e presidente della Regio Insubrica – è avere una sanità di qualità per chi vive nelle zone di confine, sia cittadino italiano o svizzero che sceglie di curarsi nei nostri ospedali. I fondi serviranno infatti per aumentare, fino al 20%, gli stipendi di medici e infermieri che lavorano sui presidi ospedalieri a ridosso del confine e che scelgono di rimanere a lavorare in Lombardia».

Il chiarimento sul contributo sanitario

Sertori respinge la definizione di “tassa sulla salute”, ricostruendo la storia dei versamenti dei lavoratori frontalieri dal 2000 a oggi e mettendo a confronto il sistema italiano con quello svizzero.

«Non è corretto – puntualizza Massimo Sertori, assessore regionale agli Enti locali e presidente della Regio Insubrica – parlare di ‘tassa sulla salute’. I frontalieri fino al 2000 hanno sempre pagato. Versavano, attraverso dei bollettini alle vecchie Asl, circa 600.000 delle vecchie lire per il servizio sanitario. Poi nel 2000 sono cambiate un po’ le cose, la sanità è diventata regionale, la Svizzera ha accettato un accordo con l’Unione Europea e quindi ha introdotto il diritto di opzione. Dal 2000 in poi, i lavoratori frontalieri possono optare o per il servizio sanitario svizzero o per quello italiano. Se optano per il primo pagano un’assicurazione privata che costa minimo 350 franchi al mese. Se scelgono per quello italiano, per un vuoto normativo, hanno l’assistenza sanitaria gratuita per loro e anche per i familiari a carico».

Secondo la Regione, la nuova misura corregge un’anomalia del sistema e garantisce le risorse necessarie per contrastare l’attrattività dei contratti elvetici, che storicamente svuotano le corsie degli ospedali di confine.

«Nel caso di una busta paga di 4.000 euro netti – illustra Massimo Sertori, assessore regionale agli Enti locali e presidente della Regio Insubrica – si sta parlando di 120 euro al mese per coprire il servizio sanitario per sé e per i propri familiari. Una cifra sensata che, in ossequio al federalismo fiscale, la Lombardia utilizza per aumentare gli stipendi, fino al 20%, di medici e infermieri che lavorano sui presìdi ospedalieri a ridosso del confine e che come sappiamo hanno un grosso problema di attrattività verso la Svizzera perché evidentemente gli stipendi sono molto diversi. Quindi questa norma mira a mantenere un servizio sanitario di qualità per tutti, che abitino da una parte o dall’altra del confine».

Via Confalonieri, 5

Castronno

Tutti gli eventi

di luglio

Pubblicato il 01 Luglio 2026
Leggi i commenti

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

Segnala Errore