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Pronto soccorso di Varese da bollino nero, ma l’azienda assicura: “il sovraffollamento ha i giorni contati”

Nei primi 5 mesi del 2022, i dati dei PS dimostrano un allungamento dei tempi di attesa. I vertici della Sette Laghi sono ottimisti: i confronti con il passato e alcune novità porteranno presto a migliorare la situazione

pronto soccorso di Varese

Superata la crisi del Covid, i pronto soccorso dell’Asst Sette Laghi ritrovano la loro preoccupante fragilità.  Con gli accessi in ripresa, torna ad aumentare  l’affollamento e i tempi di attesa di una visita o, peggio, di un ricovero si dilatano in modo critico.  I dati relativi al mese scorso indicato attese di 28 ore per avere un letto in reparto all’ospedale di Circolo, 22 ore a Tradate, 18 a Luino, 13 ad Angera e 8 a Cittiglio. 

NEI PS DI VARESE E TRADATE OGNI GIORNO INDICI DI AFFOLLAMENTO GRAVE O GRAVISSIMO

Dal confronto tra lo scorso anno e i primi cinque mesi del 2022 è chiara la crescente difficoltà del personale a far fronte alla domanda. Il numero di casi gestiti nei tempi corretti è diminuito del 10% : solo un accesso su tre ha tempi di assistenza normali. 

Ma, a balzare l’occhio, sono soprattutto le situazioni di sofferenza grave e anche estrema.  Le difficoltà emergono soprattutto al PS del Circolo di Varese: nei primi cinque mesi del 2022 il livello di sofferenza è altissimo e le situazioni di presa in carico nei termini non ci sono più. Si lavora quotidianamente con indici di affollamento grave o gravissimo. Rispetto allo scorso anno quando si è operato in condizioni di sovraccarico ( un livello arancione) nella quasi totalità dei giorni, in questi cinque mesi, in almeno due giorni su tre si sono raggiunte punte di gravi o gravissime insufficienze ( livelli rosso e spesso nero). 

Il dato si collega, naturalmente, con la capacità dell’ospedale di assorbire e gestire al meglio le criticità. È tornata la barellaia. E questo nonostante una nuova “riorganizzazione del PS”  collegato maggiormente al reparto di medicina e la figura del bed manager  che si occupa di centralizzare offerta e domanda di letti per gestire al meglio i flussi in entrata e in uscita dei degenti.

Anche il pronto soccorso al Galmarini di Tradate mostra la stessa evoluzione peggiorativa con una quota di gestione nei tempi corretti di uno su dieci, mentre oltre la metà affronta lunghe o lunghissime attese a causa del livello di affollamento di difficile gestione.

Va decisamente meglio nei PS degli altri tre presidi. Sia a Luino sia a Cittiglio l’aumento dei giorni critici in questi primi 5 mesi del 2022 è evidente ma in modo lieve con una situazione di lavoro ottimale abbondantemente sopra la metà.  Qualche variazione anche all’Ondoli di Angera dove l’affollamento rimane comunque residuale. 

LIVELLI DI AUTOPRESENTAZIONE IN PS AI LIVELLI PRECOVID

I vertici dell’azienda ospedaliera Sette Laghi non nascondono le difficoltà: « Siamo tornati a livelli di accessi pre covid – spiega il primario il professor Walter Ageno – Ormai registriamo quotidianamente tra i 170 e i 200 casi giornalieri a Varese. Sono tornatE a essere numerose le autopresentazioni».

Ma, mentre la richiesta di assistenza torna quella pre covid, all’interno dell’ospedale il virus continua a condizionare l’organizzazione. A partire dal PS che ha ancora percorsi separati: « Quando registriamo al pretriage tamponi positivi, allora dobbiamo riattivare la sala dedicata con personale dedicato che viene sottratto al percorso PS covid negativo – spiega il professor Ageno – In questo momento abbiamo ancora un assetto “pandemico” ».

I DEGENTI COVID CONIZIONANO ANCORA L’ORGANIZZAZIONE DELL’OSPEDALE

Anche nei reparti l’organizzazione Covid ha imposto limitazioni fino alla scorsa settimana: « Proprio ieri abbiamo riattivato altri posti  letto “negativi” – spiega il professor Francesco mentali Direttore del Dipartimento di medicina – C’è ancora una trentina di degenti covid, tra il reparto di medicina e gli infettivi, e speriamo che il trend in calo prosegua così da liberare i reparti e lasciare solo “stanze separate” per pochi casi».

La riapertura dei letti nei reparti è un segnale importante che lascia ottimista il direttore sanitario Lorenzo Maffioli. I dati degli anni precedenti mostrano che, nei mesi estivi, si va verso una ripresa di tutte le attività ospedaliere con un netto miglioramento della presa in carico e, quindi, della pressione sui pronto soccorso. A leggere i numeri e definire le evoluzioni è l’ing Giovanni Poggialini, direttore dell’area Gestione e Programmazione, che mostra, grafici alla mano, l’evoluzione probabile per l’estate imminente. E ciò a fronte sia dell’aumento di produzione fino al 110% come voluto dalla Regione per smaltire le liste d’attesa, sia del piano ferie dei dipendenti che comporterà una diminuzione della presenza in corsia con qualche chiusura di letti nei diversi reparti: « Rispetto al passato -assicura il direttore sanitario Lorenzo Maffioli – abbiamo un numero superiore di dipendenti e anche risorse in più per poter retribuire aree extra».

DEGENZE PIU’ BREVI GRAZIE A UN DIVERSO MODO DI OPERARE IMPOSTO DAL COVID

I mesi estivi, in passato, hanno riservato spesso sgradite sorprese per le ricadute sui pronto soccorso e sulla barellaia a causa della chiusura dei posti letto. « Sono fiducioso che si possa affrontare la situazione in modo migliore perchè il Covid ci ha lasciato alcuni insegnamenti – assicura il professor Dentali – oggi abbiamo una media di giorni di degenza inferiore al passato con gli stessi indici di riospedalizzazioni o decessi. Abbiamo adottato dei protocolli organizzativi e di cura che hanno migliorato le performance dei reparti. Quindi ritengo che nei prossimi mesi si vada verso un netto miglioramento della situazione generale in ospedale e, quindi, anche delle risposte dei diversi PS. Sempre che non capiti qualche altra emergenza…».

ATTESE LUNGHE PER I CODICI VERDI

Scenari migliori sono auspicabili anche, e soprattutto, per il personale che lavora in PS sottoposto a ritmi davvero molto elevati: « Stiamo notando un peggioramento delle condizioni di chi ha bisogno di ricovero rispetto al periodo prepandemico. Credo che due anni di Covid abbiano peggiorato le condizioni di salute generali – commenta il professor Ageno – per questo, il personale del PS lavora con grande professionalità e attenzione dedicandosi innanzitutto alle situazioni critiche. Poi ci sono i covid verdi che sono costretti ad aspettare tempi lunghi. Ne siamo consapevoli. È un problema che vivono tutti i pronto soccorso italiani con livelli di stress elevati. Varese ha avviato la scuola di specialità di medicina di urgenza e abbiamo circa una trentina di specializzandi tra il primo e il quinto anno. Si tratta di giovani medici molto in gamba che si stanno formando sulla gestione di tanta complessità. Abbiamo figure all’ultimo anno del percorso di formazione che potranno poi essere assunte. Oltre alla formazione interna, abbiamo anche avviato un dialogo più stretto con i medici di medicina generale: una rete per confrontarsi e scambiare informazioni che, spero, si potrà allargare ulteriormente così da limitare il più possibile quegli accessi impropri che rallentano l’attività in PS e costringono le persone ad attese eccessive».

di alessandra.toni@varesenews.it
Pubblicato il 24 Maggio 2022
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