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La Via Francisca compie dieci anni: da Castiglione a Roma, la storia di un territorio che cammina

Serata di festa e racconti nello spazio culturale di VareseNews: tra l’annuncio di un nuovo ostello alla Badia di Ganna e il ricordo dei pionieri, la via che unisce il Lucomagno a Pavia si conferma motore di turismo e relazioni

La via Francisca compie dieci anni

«Siamo qui per un racconto corale». Con questa promessa è iniziata a Materia, lo spazio culturale di VareseNews, la serata dedicata ai primi dieci anni della Via Francisca del Lucomagno. Un compleanno speciale che ha trasformato la sede di VareseNews in un crocevia di istituzioni, camminatori e sognatori.

Le radici: un patto tra 43 enti

Il “motore” del progetto è stato subito identificato in Ferruccio Maruca, presidente dell’Associazione “In cammino lungo la Via Francisca del Lucomagno”. Maruca, ex funzionario di Regione Lombardia, ha ricordato come tutto sia nato nel gennaio 2015 su proposta di Adelaide Trezzini (Associazione Internazionale Via Francigena), trovando poi una spinta decisiva nell’ottobre dello stesso anno grazie a Donatella Barbieri della Provincia di Varese.

Il risultato è stato un protocollo di collaborazione che ha unito 43 enti tra Lavena Ponte Tresa e Pavia, siglato a Castiglione Olona. Un salto di qualità avvenuto grazie alla visione di Marco Giovannelli e di un gruppo di imprenditori che hanno saputo valorizzare il progetto a livello nazionale.

Testimonianze dal cammino: dai pionieri ai nuovi pellegrini

Sul palco sono saliti i “pionieri” Paolo Ermotti e Fabio Leidi di Lugano, i primi a percorrere l’intero tracciato dieci anni fa, definendo Maruca il loro «angelo custode» per il supporto costante ricevuto durante il viaggio.

Toccanti anche le parole di chi vive il cammino oggi:

Antea Franceschin, guida di Controvento Trekking, ha descritto la Via come un’opportunità di «turismo di prossimità», portando ogni domenica decine di persone a scoprire tesori locali come i murales di Marchirolo o i mulini dell’Argentera.

Roberto Meraviglia di Canegrate ha raccontato la sua conversione dalla bicicletta al cammino a 60 anni: «Camminare è molto più riflessivo e ti permette di vedere dettagli che in sella sfuggono».

Pietro Scidurlo, fondatore di Free Wheels Onlus e punto di riferimento per il cammino accessibile in Italia ha voluto sottolineare come la Via Francisca sia stata, fin dalle sue fasi di progettazione, un esempio di inclusione: «La Via Francisca non è solo un sentiero, è un’opportunità di libertà. Celebrare dieci anni significa celebrare un percorso che ha scelto di non lasciare indietro nessuno. Quando abbiamo iniziato a mappare questi chilometri, l’obiettivo non era solo trovare la strada più bella, ma quella che permettesse anche a chi si muove con ausili o ha necessità speciali di vivere l’esperienza del pellegrinaggio. Un cammino è tale solo se è di tutti e per tutti: la Francisca ha dimostrato che con la giusta sensibilità si possono abbattere le barriere, fisiche e mentali, rendendo la bellezza del nostro territorio un patrimonio davvero condiviso».

Un cammino non esiste senza chi apre le porte e cura il sentiero. Significativo è stato l’intervento di Leonardo Fassi, dell’associazione Il Gelso di Santo Stefano di Ticino (frazione di Bienate). Fassi rappresenta l’anima del volontariato che rende possibile l’accoglienza nell’Altomilanese: «Per noi dell’Associazione Il Gelso, far parte della Via Francisca significa dare concretezza all’ospitalità. In questi dieci anni abbiamo visto passare centinaia di pellegrini e ogni volta è uno scambio che arricchisce la nostra comunità. Curare il passaggio dei camminatori nel tratto di Santo Stefano e Bienate non è solo manutenzione, ma è un modo per far sentire chi cammina a casa propria, offrendo ristoro e ascolto. Il cammino ha risvegliato nei nostri paesi un orgoglio territoriale che prima era sopito».

Le istituzioni e il futuro: nuovi ostelli e cultura

Il presidente della Provincia di Varese, Marco Magrini, ha annunciato un importante passo avanti per l’accoglienza: un finanziamento regionale di oltre 900.000 euro per trasformare Villa Campiotti, a fianco della Badia di Ganna, in un nuovo ostello da 13 posti.

Presenti anche la vicesindaca di Varese Ivana Perusin, che ha sottolineato come la Via Francisca sia ormai inserita ufficialmente nel Piano del Governo del Territorio come visione strategica di «nuovo turismo sostenibile», e il presidente della Camera di Commercio Mauro Vitiello, presente con la segretaria generale Anna Deligios: «La Camera di Commercio non poteva mancare, perché quando parliamo di Via Francisca parliamo di un’eccellenza che coniuga economia, territorio e benessere. Questi dieci anni dimostrano che il progetto ha saputo generare un indotto reale: non sono solo passi su un sentiero, ma sono flussi turistici che portano vita alle nostre strutture ricettive, ai nostri commercianti e ai piccoli borghi che spesso restano fuori dai grandi circuiti. Come ente, siamo orgogliosi di sostenere una visione che promuove la sostenibilità come leva di sviluppo economico. La Via Francisca è diventata un biglietto da visita internazionale per il Varesotto, capace di attrarre chi cerca un’esperienza autentica tra natura e storia»..

Tra le voci istituzionali più significative della serata, è intervenuto il sindaco di Abbiategrasso, Cesare Nai, che ha rappresentato il punto d’arrivo (o di partenza) milanese del cammino. Nai ha voluto sottolineare come la Via Francisca non sia solo un itinerario turistico, ma un ponte culturale: «Abbiategrasso crede fortemente in questo progetto perché la Via Francisca ci permette di uscire dai confini della città metropolitana e di connetterci a un sistema di mobilità dolce che parla di Europa. Celebrare dieci anni significa riconoscere che questa “visione” è diventata concreta: il cammino attraversa il nostro paesaggio agricolo e i nostri navigli, portando un turismo rispettoso e attento che valorizza la storia operosa delle nostre comunità. È la dimostrazione che quando i territori collaborano, anche una piccola traccia può diventare una grande strada per il futuro». 

Don Marco Fagotti, dell’Ufficio per la Pastorale del Tempo Libero, Turismo e Sport della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) ha voluto inquadrare il cammino non solo come attività fisica, ma come esperienza spirituale e comunitaria: «La Via Francisca rappresenta perfettamente l’idea di “turismo dello spirito” che la CEI promuove. Non è solo un attraversare luoghi, ma un modo per abitare il tempo in maniera diversa. Dieci anni di questo cammino testimoniano come la riscoperta degli antichi tracciati pellegrini sia una risposta al bisogno di senso dell’uomo contemporaneo. La Chiesa sostiene queste realtà perché creano comunità, valorizzano il patrimonio artistico-religioso minore e invitano al rispetto del creato. La Via Francisca, collegando il cuore dell’Europa a Roma, è una “via di pace” che educa all’incontro».

Un brindisi speciale

La serata, che ha visto anche la partecipazione di Matteo Liggini (Associazione Amici della Via Francisca del Ticino), si è conclusa con un omaggio a tutti i presenti: il pendente ufficiale della Via per i dieci anni in cammino. Il brindisi finale è stato accompagnato dal Pancucco, il dolce tipico bustocco offerto dalla Pasticceria Chiara.

«Dieci anni di lavoro dicono che la Via Francisca esiste ed è una realtà viva di questo territorio», ha chiosato Maruca. Il prossimo obiettivo? Continuare a «contaminare» il territorio, portando la cultura del cammino nelle scuole e nel sociale.

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Pubblicato il 27 Aprile 2026
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