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“Un nome, non un numero”: a Luino la mostra che restituisce identità alle vittime del Mediterraneo

Dal 18 al 26 aprile a Palazzo Verbania l’esposizione promossa da Emergency e LABANOF. Testimonianze, reperti e incontri per non dimenticare le migliaia di morti senza nome lungo la rotta migratoria

generica

Dare un nome a chi è rimasto senza identità, restituire dignità a storie inghiottite dal mare. È questo il senso della mostra “Un nome, non un numero”, che sarà inaugurata il 18 aprile 2026 alle ore 17 a Palazzo Verbania di Luino.

Il Gruppo Volontari Emergency di Varese, in collaborazione con il Tavolo per la Pace dell’Alto Verbano e il LABANOF (Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense dell’Università degli Studi di Milano), invita cittadine e cittadini a partecipare all’evento.

L’iniziativa, patrocinata dal Comune di Luino, vedrà gli interventi della dottoressa Debora Mazzarelli del LABANOF e della dottoressa Paola Tagliabue, medico di bordo della Life Support, la nave di ricerca e soccorso di Emergency, che condivideranno le loro esperienze e riflessioni.

Ci sarà occasione di godere di un intermezzo musicale a cura dell’Orchestra del Mare, che suonerà uno strumento creato con il legno dei barconi dei naufragi. Legno già muto testimone del dolore, delle speranze, delle paure, del terrore di decine di migliaia di bambine/i, donne, uomini che a quei legni sono stati costretti ad affidare la propria vita e che rivivrà come strumento di bellezza, di speranza e dunque di pace.

“Nella notte del 18 aprile 2015, un peschereccio, partito dalla Libia, si è inabissato nelle acque del Mediterraneo, portando con sé oltre 1.000 persone (nella foto il barcone nel porto di Siracusa). Il Governo italiano decise di affidare al LABANOF, diretto dalla professoressa Cristina Cattaneo, il compito pietoso di cercare di restituire l’identità alle persone disperse, perché: “restituire un nome ai resti umani sconosciuti” significa mettere in pratica un diritto: il diritto all’identità.  In quella tragica occorrenza – raccontano gli organizzatori –  venne considerato ineludibile dare dignità a questi morti, ma anche a coloro che volevano piangerli, per permettere loro di elaborare il lutto.  Questa lunga operazione di riconoscimento verrà denominata Melilli, dal nome della base NATO dove era stato portato il barcone con tutto il suo carico di morte, recuperato dalla Marina militare italiana a 376 metri di profondità a 78 miglia a nord di Tripoli. Eppure – continuano – nonostante i ripetuti appelli a evitare nuovi disastri, il bilancio del decennio successivo resta drammatico: oltre 20.000 morti e dispersi tra il 2015 e il 2025 lungo la rotta del Mediterraneo centrale, dato comunque sottostimato.”.

La mostra sarà aperta tutti i giorni presso Palazzo Verbania di Luino, dal 18 al 26 aprile 2026, dalle ore 10:00 alle 13:00 e dalle 15:00 alle 18:00 (chiusa il lunedì e il martedì) e sarà l’occasione di toccare con mano, attraverso oggetti, foto e reperti, l’umanità di coloro “che hanno perso tutto e per non perdere o recuperare anche la nostra umanità. Perché, e ci appropriamo di un pensiero altrui: “Se occhi e coscienza non sono connessi, che ci campiamo a fare su questa Terra?” (E. Meta)” concludono gli organizzatori.

Via Confalonieri, 5

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Pubblicato il 15 Aprile 2026
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