Luino e il processo per il tentato omicidio del lungolago, “ho visto il machete arrivarmi verso la faccia”
In aula uno dei ragazzi feriti nella violenta aggressione in centro dell’ottobre 2025. Le lame in mano ai Ris inchiodano uno dei due imputati
Uno sbrego profondo cinque centimetri e largo altrettanto all’avambraccio sinistro, tre operazioni e ancora problemi di insensibilità locale, il lavoro da frontaliere perso da un giorno all’altro. Tutto dopo quella folle aggressione a colpi di machete avvenuta la sera del 4 ottobre ’25 a Luino, nella centralissima piazza Libertà, fatti per i quali sono oggi chiamati a rispondere di tentato omicidio due ragazzi (difesi dall’avvocato Corrado Viazzo).
Per quei fatti il processo si avvia verso la fase finale il dibattimento. E nel corso dell’ultima udienza sono stati ricostruiti gli accertamenti investigativi svolti dai carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile e ascoltate le persone offese. Secondo quanto emerso in aula di fronte al collegio presieduto dal giudice Alessandro Chionna, nell’immediatezza dei fatti i soggetti coinvolti sarebbero stati identificati dai carabinieri della Stazione di Maccagno, arrivati assieme al Radiomobile, anche grazie all’analisi delle immagini delle videocamere di sorveglianza presenti nella zona del lungolago.
Nel corso delle indagini erano stati sequestrati due coltelli e diversi capi di abbigliamento. Le armi sono state successivamente inviate al Ris di Parma per gli esami di dattiloscopia e per le analisi biologiche. Sugli stessi coltelli sarebbero state rilevate impronte digitali attribuite a uno degli imputati, oggi presente in aula nella “gabbia”.
È stato il giorno degli ultimi testimoni dell’accusa, tra cui le persone offese che hanno ripercorso quei momenti drammatici. A parlare per primo il ragazzo che si è preso un colpo di machete al braccio. «Eravamo con amici in un locale del lungolago di Luino. Quelli (gli imputati, ndr) sono arrivati e mi hanno parlato, poi se ne sono andati con fare spavaldo. Ci hanno detto: “Bambini, andate a dormire o vi tiro le coltellate”», ha riferito.
Il giovane ha raccontato che, una volta usciti dal locale, il gruppo avrebbe continuato a provocarlo chiedendo del “fumo”. «Io ero seguito dal Serd per assunzione di sostanze, non fumo più né bevo – ha spiegato –. Ma mi hanno aggredito e mi sono difeso tirando dei pugni. Poi è arrivato uno che ha estratto il machete. Ho visto la lama arrivare dall’alto verso il basso: se non avessi messo il braccio davanti, a protezione del collo, mi avrebbe ammazzato. Mi ha tirato tre coltellate».
La vittima ha inoltre riferito di essere caduta a terra procurandosi la frattura del pollice e di aver visto, poco distante, l’amico accoltellato da un terzo soggetto: «Gli ha dato sei coltellate», ha dichiarato davanti al collegio.
Nel prosieguo della testimonianza, il giovane ha sostenuto di essere stato avvicinato anche dopo l’episodio da persone vicine agli imputati. «Volevano ancora arrivare alle mani e darmi fastidio. Mi hanno chiesto di registrare un vocale per dire che non era stato uno degli imputati ad avermi conciato così. Ma io non l’ho fatto».
Pesanti anche le conseguenze riportate sul piano fisico e lavorativo: «Ho subito tre interventi e oggi non posso lavorare in Svizzera, dove faccio il gessatore».
Sentita anche la seconda persona offesa, che ha riferito di trovarsi quella sera in piazza Libertà. «Avevo bevuto una birra. Sono arrivati in tre, li conoscevo di vista. Il classico gruppo di maranza che ti rompe le scatole e ti chiede le sigarette», ha raccontato, spiegando di essere rimasto defilato rispetto ai fatti principali e di essere poi intervenuto in difesa dell’amico ferito, rimediando sei coltellate di striscio alla schiena: «Ho sentito che qualcuno mi ha sollevato la felpa per colpirmi, ma non in modo profondo. Non ho sporto denuncia perché non voglio pagarmi l’avvocato».
Nel corso dell’udienza è stato sentito anche un terzo testimone, uno dei ragazzi della compagnia presa di mira dal gruppo di giovani aggressori.
La prossima udienza è stata fissata per il 25 giugno alle ore 9: verranno sentiti i testimoni di parte civile e i medici che hanno seguito il ferito. È stata acquisita, su impulso della parte civile, anche la documentazione relativa ai danni sanitari subiti dalle vittime.
Il procedimento proseguirà quindi con l’esame degli imputati (gli imputati ad oggi sono due, un terzo soggetto implicato nella vicenda nella compagnia degli aggressori è già stato giudicato con rito abbreviato).
Poi il verdetto, per un fatto che ha profondamente colpito l’opinione pubblica del Varesotto sia per la gravità dell’episodio, sia per la giovanissima età delle persone coinvolte.
Sullo sfondo il sottobosco di relazioni fra giovanissimi che trovano un brodo di coltura nella violenza sublimata dalla necessità di dominare, ragazzi poco più che adolescenti che hanno a che fare coi problemi legati al consumo di alcol e stupefacenti, la droga “parlata” e le serate che scorrono dentro questo mix di pericoli.










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