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Morte Rebellin, Luca Spada: “Piste per ciclisti accanto alle strade”

L'imprenditore e patron del team Eolo-Kometa: "Il sacrificio di Davide non sia inutile: una soluzione è quella praticata nel Nord Europa"

davide rebellin ccc ciclismo 2015

Patron di una squadra professionistica (la Eolo-Kometa) e appassionato praticante di ciclismo, Luca Spada è intervenuto attraverso i propri profili social per parlare della morte di Davide Rebellin, il 51enne corridore veneto (foto in alto) travolto da un camion mentre si stava allenando a Montebello Vicentino.

«Non conoscevo personalmente Davide Rebellin, ma ne ho sempre apprezzato l’enorme tenacia e provavo ammirazione per come aveva cura del proprio corpo grazie ad una disciplina alimentare e sportiva unica – scrive l’imprenditore di Morosolo – Spero che il sacrificio di Davide serva a stimolare amministrazioni pubbliche locali e centrali ad accelerare sui progetti di realizzazione di piste ciclabili e ogni altro strumento per migliorare la sicurezza di tutti noi ciclisti».
In una successiva risposta Spada spiega meglio il concetto portando ad esempio quanto accade in altri Paesi: «Esistono differenti livelli di piste ciclabili. Ci sono le ciclopedonali intorno ai laghi o lungo i fiumi per pedalate tipicamente in relax e poi ci sono le ciclabili extraurbane: corsie asfaltate dedicate alle bici spesso a fianco alle strade, usate sia per spostamenti di lavoro sia per allenamento. Questa tipologia è estremamente diffusa nel nord Europa ma quasi inesistente in Italia a parte in qualche regione come l’Alto Adige».
La morte di Rebellin ha scosso – come era accaduto per quella di Michele Scarponi nel 2017 – tutto il mondo del ciclismo e dello sport, anche sul nostro territorio. Il corridore vicentino era arrivato quarto al mondiale di Varese 2008 vinto dal corregionale Ballan e aveva vinto due volte la Tre Valli Varesine a distanza di ben 13 anni l’una dall’altra.
La Società Ciclistica Alfredo Binda lo ha ricordato con una fotografia che lo ritrae vincente in maglia Polti nel 1998 a Varese; il bis nel 2011 a Campione d’Italia con il team Miche-Guerciotti davanti a corridori del calibro di Pozzovivo, Pinot, Gasparotto e Clarke.
Molto colpito dalla notizia anche Ivan Basso che ieri si trovava a Milano per la presentazione della maglia rosa del prossimo Giro d’Italia, evento poi annullato in seguito alla notizia. Con lui altri due grandi del recentissimo passato come Vincenzo Nibali e Damiano Cunego. Basso, intervistato dal Corriere, ha ricordato l’amicizia, la rivalità e il rispetto reciproco che lo legavano a Rebellin».

di redazione@verbanonews.it
Pubblicato il 01 Dicembre 2022
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