Farfalla Lopinga, Rana di Lataste e gli altri: ecco chi abita nei canneti del Lago Maggiore
Il progetto “Canneti in rete” finanziato con fondi Pnrr ha consentito di monitorare per due stagioni fauna e flora dell’area protetta, offrendo una fotografia aggiornata dello stato di conservazione degli habitat, della vegetazione e delle comunità animali
Si è concluso il progetto “Canneti in rete”, promosso dall’Ufficio Tutela del Paesaggio e della Biodiversità della Provincia di Varese con la partecipazione dei sette Comuni della Zona di Protezione Speciale (ZPS) Canneti del Lago Maggiore: Angera, Besozzo, Brebbia, Ispra, Monvalle, Ranco e Sesto Calende.
Il progetto, finanziato con fondi del PNRR per un importo complessivo di circa 120 mila euro (con un contributo del 10% da parte dei Comuni), ha consentito di monitorare per due stagioni fauna e flora dell’area protetta, offrendo una fotografia aggiornata dello stato di conservazione degli habitat, della vegetazione e delle comunità animali.
Le zone umide del Lago Maggiore rappresentano ecosistemi fondamentali: immagazzinano anidride carbonica, contribuiscono alla depurazione delle acque grazie ai canneti, producono ossigeno e ospitano numerose specie animali e vegetali, alcune delle quali rare o minacciate.
La ZPS rientra nella rete ecologica europea Rete Natura 2000 e comprende habitat di particolare pregio, come le alnete, boschi allagati considerati prioritari per la tutela ambientale, oltre alla presenza di specie rare come la Rana di Lataste, piccolo anfibio endemico della Pianura Padana.
Durante il progetto sono stati utilizzati strumenti avanzati di monitoraggio: fototrappole per i mammiferi, registratori notturni per studiare le migrazioni degli uccelli e droni per la mappatura della vegetazione. Le analisi hanno evidenziato habitat di grande interesse, tra cui popolazioni particolarmente abbondanti della pianta acquatica Littorella uniflora, tra le più consistenti a livello nazionale, e la presenza del muschio Dicranum viride nella Palude Bruschera, indicatore di boschi maturi ben conservati.
Tra i dati più significativi emersi dallo studio anche la presenza della farfalla Lopinga achine , il buon numero di anfibi e rettili censiti e la rilevazione di 19 specie di pipistrelli, con nuovi dati per l’area. Il monitoraggio dei pesci, invece, ha evidenziato una predominanza di specie esotiche – undici su diciannove – segno della fragilità dell’ecosistema lacustre. La ZPS si conferma inoltre un importante sito di nidificazione e sosta per gli uccelli migratori, con oltre 60 specie censite.
«Con Canneti in rete abbiamo finalmente una fotografia aggiornata di un’area di straordinario valore ecologico», ha commentato il presidente della Provincia Marco Magrini, sottolineando come i risultati dello studio permetteranno di programmare interventi mirati per la tutela della biodiversità.
Soddisfazione anche da parte dell’assessore all’Ambiente del Comune di Angera, Milo Manica, che ha evidenziato l’importanza del lavoro svolto per orientare le future strategie di gestione e conservazione dell’area.
A completamento del progetto sono stati realizzati un opuscolo informativo distribuito nei Comuni coinvolti, nuove bacheche sul territorio e il sito internet cannetinrete.it, dove è possibile consultare i risultati dello studio e segnalare nuove osservazioni naturalistiche.










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