Tassa sulla salute e caos fisco in Svizzera: «Il Governo intervenga, rispettare i patti»
CGIL, CISL e UIL denunciano il mancato rispetto del Decreto Omnibus in Ticino e chiedono l'abbandono definitivo del contributo per la sanità. «Pronti al ricorso in Corte Costituzionale». Richiesta la convocazione urgente del Tavolo interministeriale
La tensione lungo il confine tra Italia e Svizzera torna a salire. Al centro del contendere non c’è solo la controversa “tassa sulla salute”, ma anche una nuova e preoccupante interpretazione fiscale da parte del Canton Ticino che rischia di penalizzare pesantemente i lavoratori cosiddetti “transcantonali”. In una nota congiunta diffusa dai sindacati italiani e svizzeri (CSIR), le organizzazioni chiedono a gran voce che il Governo italiano e la Regione Lombardia facciano rispettare gli accordi internazionali.
Il nodo del “Decreto Omnibus” e il caso Ticino
Il primo punto della protesta riguarda i lavoratori che risiedono in una provincia italiana ma lavorano in un Cantone svizzero non confinante. Secondo le segnalazioni, il Canton Ticino starebbe applicando una tassazione alla fonte al 100%, ignorando il Decreto Omnibus (DL 113/2024).
Questa legge italiana permetterebbe ad alcune categorie di frontalieri di optare per un’imposta sostitutiva del 25% rispetto a quella applicata in Svizzera. Tuttavia, le autorità elvetiche interpretano questa norma come una “tassazione speciale” fuori dalle intese, colpendo i lavoratori nel portafoglio. «L’intesa del luglio 2024 mirava a garantire ai vecchi frontalieri la medesima tassazione precedente al trattato – spiegano le OO.SS. – Chiediamo che si rispettino le leggi del nostro Paese».
Tassa sulla salute: «È ora di abbandonarla»
Sulla tassa sulla salute, il contributo richiesto ai frontalieri per il sostegno al Sistema Sanitario Nazionale, il fronte sindacale è compatto nel chiederne il definitivo ritiro. Se il Piemonte ha già annunciato la rinuncia all’applicazione, in Lombardia regna lo stallo tra dichiarazioni contrastanti.
I sindacati ribadiscono il giudizio di illegittimità: «Il silenzio di alcune Regioni e i pareri della politica ticinese confermano il disinteresse per un provvedimento che viola il trattato internazionale introducendo una doppia imposizione». In caso di effettiva applicazione, le sigle confermano l’intenzione di ricorrere alla Corte Costituzionale.
La difesa dei ristorni e il tavolo di crisi
Un altro fronte aperto riguarda i ristorni fiscali, le somme che la Svizzera retrocede ai Comuni di confine per la gestione dei servizi. I sindacati respingono ogni tentativo di modifica unilaterale del meccanismo attuale, che scadrà nel 2033, difendendo la stabilità finanziaria dei piccoli enti locali della fascia di confine.
Per risolvere questi problemi interpretativi nati dopo l’introduzione della Legge 83/23, le organizzazioni dei lavoratori chiedono la convocazione urgente del Tavolo interministeriale, istituito a febbraio 2025 ma rimasto fermo dopo la prima seduta. «È la sede corretta per risolvere le procedure amichevoli e garantire corrette relazioni internazionali», concludono i sindacati.






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