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Il Molina è covid free, riprende a respirare e a progettare

Una visita in tutte le strutture della Rsa in compagnia del Presidente Guido Bonoldi, Fernando Fasolo e del direttore amministrativo Domenico Bosso. "Vogliamo diventare il tutor delle famiglie con sempre nuovi servizi"

Molina generiche

“Da gennaio ci sono stati quaranta nuovi ingressi, ma quel che conta è che oggi siamo una struttura covid free. Abbiamo vaccinato tutti gli ospiti ad eccezione di chi è stato contagiato, ma arriverà il turno anche per loro”.

Guido Bonoldi, presidente della Fondazione, dopo un anno drammatico e durissimo, tira un sospiro di sollievo. Il Molina riprende a respirare e poter programmare nuovi progetti.

La visita alla casa di riposo inizia dal giardino per poi passare dalla piccola chiesa appena restaurata. Uno spazio semplice, luminoso che da due mesi, oltre alla figura di don Ernesto Mandelli, vede la presenza di tre religiose indiane dell’ordine Serve di Maria addolorata.

Incontriamo le tre sorelle fuori da un ascensore e Stella, Rosi e Maria Premca sorridono e scambiano due parole con il presidente. Il loro ordine è presente in India, Birmania, Filippine e in Italia dove svolgono un servizio prevalentemente nelle case di riposo. “Sono le uniche religiose al Molina e vorremmo assumerne due per le loro competenze professionali oltreché che spirituali”.

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La pandemia ha fatto ripensare in modo profondo alcuni servizi. Un esempio di successo, dentro il dramma che stavano vivendo tante persone, è stata la nascita di Radio Molina. Era aprile del 2020 quando la struttura iniziava a riprendere a respirare dopo esser stata scossa da una vera tempesta. Gli animatori non potevano entrare in contatto diretto con gli anziani e così nacque l’idea di avviare una radio. Alla musica in filodiffusione si sono aggiunti gli interventi degli ospiti ed è stato trovato uno spazio fisico vero e proprio con uno studio che vede sempre la presenza di uno speaker.

“La radio è diventata importante e partecipata ed è uno dei progetti che ha visto la luce per dare una risposta a tutte le persone che vivono e lavorano qui”.

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In questo momento al Molina sono presenti 332 anziani su 448 posti. “Dobbiamo garantire la massima sicurezza – ci racconta Domenico Bosso, direttore amministrativo della Rsa – e sempre più servizi agli ospiti. La pandemia ha accelerato diverse scelte sia in termini di cura alle persone che di manutenzione degli spazi. Nella vita quotidiana alcune attenzioni possono fare la differenza per chi vive nella nostra Rsa. Insieme con i servizi essenziali come quello infermieristico e medico garantito ogni giorno per tutte le 24 ore ci sono i medici specialisti, fisioterapisti e psicomotricisti, psicopedagogisti  e una attività di animazione con personale qualificato con iniziative che hanno l’obiettivo di offrire stimoli sempre più vari che risveglino gli interessi e la partecipazione degli anziani. Abbiamo anche provveduto a sistemare alcuni spazi comuni per la mensa e tutto il nucleo Alzheimer”.

Proprio lì incontriamo Monica. Lavora al Molina da 25 anni e ha la carica e la passione come avesse appena iniziato. Un lavoro impegnativo da sempre, ma nell’ultimo anno ha dovuto far fronte anche al dramma scatenato dalla pandemia. “Le persone che vivono qui ritrovano uno spirito di comunità e sono state duramente colpite dal covid. Ora riprendiamo a vivere e i familiari hanno ripreso a poter incontrare i propri cari. Una emozione incontenibile e non abbiamo alcun timore a dire che abbiamo pianto anche noi con loro nel vedere figli che hanno potuto riabbracciare i propri genitori. Un uomo è arrivato da Ragusa per rivedere il suo papà. C’è una carica di umanità incredibile. Per consentire questo riavvicinamento abbiamo una procedura di massima attenzione per garantire la sicurezza a tutti. Viene fatto un tampone rapido e possono entrare massimo dieci persone al giorno”.

La Fondazione Molina da sempre è come una casa speciale dei varesini e non solo e la cura è l’elemento essenziale. Oltre alla classica attività della Rsa e al Nucleo Alzheimer dotato di un percorso interno protetto e di un giardino esterno, dove gli ospiti possono muoversi in sicurezza è presente un Nucleo Stati Vegetativi in convenzione con l’ATS Insubria di Varese. La cura e l’assistenza sono fornite secondo un progetto riabilitativo; la presa in carico è globale e si rivolge alla persona e alla sua famiglia offrendo tutto il supporto ed il sostegno che richiede la gestione della malattia.

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Bonoldi, Fasolo e Bosso sono senza mascherina perché già vaccinati

La Fondazione guarda avanti cercando di allargare le proprie competenze e professionalità.

“Vogliamo diventare una sorta di tutor delle famiglie – racconta Domenico Bosso – e abbiamo già tre esperienze che vanno in quella direzione. Il Servizio di Assistenza Domiciliare Integrata (ADI) assicura alle persone fragili, soprattutto anziani e disabili, un’adeguata assistenza socio-sanitaria a domicilio, vicino ai propri cari, tramite interventi sanitari di tipo medico, infermieristico e riabilitativo, integrati ad altri interventi socio-assistenziali.

RSA APERTA con prestazioni erogabili in regime diurno o residenziale, oppure presso il domicilio, in convenzione con l’AST della Provincia di Varese. Il servizio è rivolto alle persone affette da demenza/Alzheimer o ultrasettantacinquenni e alle famiglie che le accudiscono.

E da ultimo il poliambulatorio che offre prestazioni sanitarie diagnostiche e terapeutiche di qualità garantendo al paziente un alto livello dei servizi”.



C’è poi un sogno che, grazie all’acquisto di un terreno adiacente alla struttura di viale Borri, potrebbe diventare realtà.

“Il Molina – racconta Fernando Fasolo, consigliere della Fondazione – è il luogo della cura verso i nostri cari che passano qui gli ultimi anni della loro vita. A me piace chiamarli residenti e non ospiti perché qui è casa loro e dobbiamo ricordarlo sempre. Noi garantiamo tanti servizi ed è ora di pensarne uno nuovo che il territorio ci chiede. Dobbiamo impegnarci per costruire un hospice, uno spazio che accompagni a lasciare questa nostra vita fisica le persone con gravi malattie.

Una struttura residenziale, luogo d’accoglienza e ricovero temporaneo dove la persona venga accompagnata nelle ultime fasi della sua vita con un appropriato sostegno medico, psicologico e spirituale, affinché le viva con dignità nel modo meno traumatico e doloroso possibile, con la presenza e il sostegno psicologico e sociale anche delle persone che sono particolarmente legate”.

A questo riguardo “un primo passo – spiega il presidente Guido Bonoldi – sarà l’arrivo di uno specialista in cure palliative”.

La Fondazione Molina prosegue il suo cammino e con l’energia di guardare avanti ben cosciente della propria storia e le ferite dell’ultimo anno non hanno piegato la volontà di progettare e di prendersi cura di tutte le persone e del territorio e non solo degli ospiti, o residenti come preferisce chiamarli Fernando Fasolo. Varese ha sempre sentita come sua questa esperienza con generosità e attenzione e i tanti lasciti e donazioni sono lì a dimostrarlo. Anche questo è un tassello importante della cura ed è bene ricordarselo.

di marco@varesenews.it
Pubblicato il 05 Marzo 2021
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