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Bella Ciao e una chitarra classica nel silenzio della Val Grande

Matteo Goglio, nel suo progetto poetico "Come nella musica", ha inserito anche una versione toccante della più celebre canzone partigiana. Suonata nei luoghi in cui caddero 18 ragazzi fucilati dai nazifascisti, il 18 giugno '44

Musica Generica

Nel silenzio di un alpeggio in quota, tra il respiro del vento e il frusciare dell’erbe, risuona una chitarra classica. Le note della più famosa e poetica canzone partigiana – Bella Ciao – risuonano da una chitarra classica.

È l’omaggio che il musicista Matteo Goglio ha voluto dedicare alla Val Grande e ai partigiani caduti 75 anni fa, durante il grande rastrellamento nazifascista che colpì l’area tra Verbania, la Val Cannobina, la Val Vigezzo.

«È nato da una folgorazione che ho avuto sulla cima Sasso, sopra Pogallo: ho visto una immagine di me che suonavo in questo fazzoletto di prato verso la cima» spiega Goglio, 39enne di Vedano Olona. Ne è nato un progetto – “Come nella musica” – di un disco di chitarra classica e un libro di poesia. Tredici tracce, tra cui sei originali e appunto l’arrangiamento per le sei corde di Bella Ciao.

Registrata l’autunno scorso, in un giorno di sole, in un prato ai margini di Pogallo, microscopico villaggio in quota che 75 anni fa – 18 giugno 1944 – vide una delle peggiori stragi di partigiani, fucilati dai tedeschi dopo la cattura: diciotto ragazzi furono costretti a scavarsi la fossa e a firmare un verbale in tedesco, la loro condanna a morte. Cadono Bruno Cerutti, Fausto Colombo, Giacomo Crippa, Italo Demori, Ives Garlando, Mario Gavinelli, Leonardo Griffini, Elio Maggioni, Luigi Novati, Celestino Nicolò, Carlo Rocca (che veniva dalla nostra provincia, Busto Arsizio) e altri sette rimasti ignoti, irriconoscibili quando verranno esumati nella primavera del 1945.

Il rastrellamento del 1944 non è solo storia: è anche all’origine della più grande area wilderness d’Italia, oggi tutelata da un Parco Nazionale. Un territorio divenuto disabitato dopo la distruzione di villaggi e alpeggi: «La Valgrande è presente anche come silenzio, spazio vuoto, distanza dal rumore della città e della nostre vite comuni. E poi s’intreccia anche alla vicenda storica, anzi: una serie di storie molto commoventi, umane, vere». Un territorio che «presenta una energia profonda, anche dura, che invita all’immersione in se stessi» continua Goglio.

Il video a Pogallo è firmato da Simone Pazienza, il suono è di Jerry De Feo. Il disco con libro di poesie è pubblicato dalle Edizione Sonitus di Monvalle, collana Trasparenze.

Roberto Morandi
roberto.morandi@varesenews.it
Fare giornalismo vuol dire raccontare i fatti, avere il coraggio di interpretarli, a volte anche cercare nel passato le radici di ciò che viviamo. È quello che provo a fare.
Pubblicato il 18 Giugno 2019
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