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Federico “Scatti Buttati” Calabrisotto a Noise: “Rientro a scuola dalla finestra come insegnante”

Un dialogo che intreccia creatività, disagio e ricerca identitaria, mostrando come l’arte possa diventare uno strumento concreto per orientarsi nel mondo e costruire il proprio futuro

Generico 06 Apr 2026


Il passaggio da studente in difficoltà a docente di fotografia e vice studio manager a soli 22 anni è il cuore dell’intervista radiofonica andata in onda nel programma Noise, dove Arianna Bonazzi ha ospitato Federico Calabrisotto, conosciuto come “Scatti Buttati”. Un racconto diretto e senza filtri che ripercorre una crescita personale e professionale sorprendente, fatta di errori, intuizioni e di un forte bisogno di esprimersi attraverso l’immagine.

Dalla crisi alla cattedra

«Esco dalla porta come alunno, rientro dalla finestra come insegnante» – Federico Calabrisotto, fotografo e docente – riassume così un percorso che definisce naturale ma fuori dagli schemi. Già durante gli anni delle superiori, Federico si distingueva per una competenza tecnica avanzata, tanto da diventare un punto di riferimento per compagni e, in alcuni casi, anche per i docenti.

Dopo aver concluso gli studi, il legame con l’istituto non si è interrotto. La partecipazione agli open day, inizialmente per curiosità, lo ha portato progressivamente a un ruolo attivo fino a rappresentare la scuola come ex studente diventato professionista.

Insegnare per non far perdere la passione

Dietro la scelta di insegnare c’è anche una reazione a un’esperienza negativa vissuta durante il quinto anno in un altro istituto. «Alcuni professori stavano per farmi odiare la fotografia» – Federico Calabrisotto, fotografo e docente – racconta.

Da qui nasce una motivazione chiara: evitare che altri ragazzi vivano lo stesso distacco. Il suo obiettivo non è solo trasmettere competenze tecniche, ma aiutare gli studenti a trovare una direzione, anche al di fuori della fotografia.

Un approccio fuori dagli schemi

Le lezioni di Federico vanno oltre il programma tradizionale. Accanto a teoria e pratica fotografica, trovano spazio videogiochi, cinema, manga e musica. Un linguaggio condiviso che facilita il dialogo con studenti di 14-16 anni.

«È una responsabilità incredibile» – Federico Calabrisotto, fotografo e docente – spiega, sottolineando come il suo ruolo sia quello di accompagnare i ragazzi nella scoperta del proprio posto nel mondo, non necessariamente dietro una macchina fotografica.

Il peso (ironico) del ruolo

Nonostante il percorso rapido, il giovane docente ammette un certo imbarazzo nel nuovo ruolo. Essere chiamato “prof” e ricevere del “lei” dai suoi studenti resta qualcosa di difficile da digerire. «Ogni volta muoio dentro» – Federico Calabrisotto, fotografo e docente – scherza, evidenziando il contrasto tra età anagrafica e posizione professionale.

Fotografia come linguaggio emotivo

Durante l’intervista emerge anche la cifra stilistica del suo lavoro: un’estetica in bianco e nero, malinconica e contrastata, che riflette un’esigenza espressiva profonda. La fotografia diventa così uno strumento per trasformare il disagio interiore in qualcosa di comunicabile.

Un “rumore” creativo, come suggerisce il contesto del programma, capace di generare consapevolezza e, in alcuni casi, anche bellezza.

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Pubblicato il 11 Aprile 2026
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