L’attacco alla Banca d’Italia che cambiò il Paese
Presentato alla Liuc il libro di Beniamino Andrea Piccone sulla vicenda che travolse Paolo Baffi e Mario Sarcinelli. Tra P2, Banco Ambrosiano, Sindona e poteri occulti, una pagina dimenticata della storia italiana
«Nulla è più anarchico del potere. Il potere fa praticamente ciò che vuole». Nulla come questa frase di Pier Paolo Pasolini può spiegare meglio una vicenda che ha cambiato la storia dell’Italia e delle persone che ne furono protagoniste. A riportala a galla il libro “Attacco alla Banca d’Italia, la difesa di Paolo Baffi” scritto dallo storico dell’economia Beniamino Andrea Piccone, protagonista di un incontro del ciclo “Conversazioni in Biblioteca” organizzato dall’Università Liuc di Castellanza.
(nella foto da sinistra: Valter Lazzari, Beniamino Andrea Piccone e Sergio di Nola)
L’ITALIA A SOVRANITÀ LIMITATA
Una vicenda che racconta un’Italia a sovranità limitata in quanto condizionata da poteri occulti, a cominciare dalla loggia massonica P2, terrorismo, in questo caso di estrema destra, trame finanziarie di organizzazioni criminali e attacchi alle istituzioni. Il libro ricostruisce quanto avvenne il 24 marzo 1979, quando Paolo Baffi, governatore della Banca d’Italia, e Mario Sarcinelli, vicedirettore generale con delega alla vigilanza, furono colpiti da un’inchiesta della Procura di Roma con accuse che si riveleranno infondate. Entrambi saranno prosciolti l’11 giugno 1981, ma la loro esperienza ai vertici della banca centrale risultò irrimediabilmente compromessa.
NESSUNO STORICO AVEVA MAI AFFRONTATO QUESTO CASO
Per Piccone si tratta di una pagina sorprendentemente rimossa dalla memoria collettiva. «Nessuno storico aveva mai affrontato davvero questo tema», ha osservato. «Mentre sul caso Moro o sulla strage di Bologna sono stati scritti centinaia di libri, sull’attacco alla Banca d’Italia è calato un silenzio inspiegabile». Un lavoro durato trentacinque anni, alimentato da documenti, lettere, telegrammi e testimonianze raccolti nel tempo. Secondo l’autore, l’origine dell’attacco va ricercata nell’azione di vigilanza promossa da Baffi e Sarcinelli contro un sistema bancario attraversato da interessi politici, finanziari e criminali. «La Banca d’Italia stava mettendo le mani sul Banco Ambrosiano, sui circuiti della P2 e sui grandi flussi di denaro che alimentavano poteri occulti. È lì che nasce la reazione contro Baffi».
LA FIGURA DI GIORGIO AMBROSOLI
All’incontro è intervenuto tra il pubblico anche Umberto Ambrosoli, figlio di Giorgio Ambrosoli, commissario liquidatore della Banca Privata Italiana di Michele Sindona, assassinato l’11 luglio 1979. La sua vicenda si intreccia profondamente con quella di Baffi e Sarcinelli. Giorgio Ambrosoli pagò con la vita la scelta di non piegarsi agli interessi illegali e di difendere il bene pubblico. Una testimonianza che continua a rappresentare un riferimento civile e morale per il Paese.
ERANO ANNI COMPLESSI
Il giurista Sergio Di Nola ha invitato a leggere quei fatti all’interno del contesto storico degli anni Settanta. «Erano anni complessi, segnati da tensioni politiche, vincoli internazionali e fragilità istituzionali», ha spiegato. «Le cose non nascono dal nulla, ma sono il prodotto di una storia lunga e articolata». Di Nola ha sottolineato come il caso Baffi dimostri che «alla fine quello che conta sono le persone e la loro responsabilità», ricordando che servitori dello Stato come Baffi, Sarcinelli, Ambrosoli e Moro agirono in condizioni eccezionalmente difficili.
Per il docente, il libro rappresenta «un’opera di cittadinanza civile», utile soprattutto alle nuove generazioni per comprendere la complessità della democrazia italiana.
UNA STORIA CHE INSEGNA MOLTO
Valter Lazzari ha invitato i giovani presenti a guardare a quella stagione senza semplificazioni. «Gli anni Settanta furono anni di crisi, e nelle crisi emergono problemi che nei periodi di crescita restano nascosti», ha osservato. Per il professore della Liuc, il libro offre insegnamenti ancora attuali: «Baffi era una figura di straordinaria credibilità internazionale e colpire lui significò danneggiare l’intero Paese».
Lazzari ha poi richiamato il valore della mobilità sociale incarnata dal governatore, partito da una famiglia modesta e arrivato ai vertici delle istituzioni grazie allo studio e alla competenza. «Un Paese non dovrebbe avere bisogno di eroi. Dovrebbe costruire istituzioni capaci di proteggere chi fa semplicemente il proprio dovere».
AL SERVIZIO DEL PAESE
In biblioteca era presenta anche il professor Vittorio Coda, che ha evidenziato come Baffi, Sarcinelli e Ambrosoli agirono «animati da uno spirito di servizio verso il bene comune», senza conoscere fino in fondo la struttura di potere che si muoveva nell’ombra. «Fecero le loro scelte secondo coscienza», ha ricordato, «in un contesto che soltanto in seguito avrebbe mostrato tutta la sua complessità».
Il messaggio finale affidato da Piccone agli studenti presenti è stato un invito alla responsabilità civile: «Quando vedete un’ingiustizia clamorosa, reagite. Indignatevi, scrivete, fate sentire la vostra voce». Perché, anche nelle pagine più oscure della storia italiana, la forza delle istituzioni nasce sempre dal coraggio delle persone che scelgono di difenderle.






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