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Vivere il tempo delle montagne. “L’ombra dei Walser” celebra il popolo delle Alpi

Dalla Val Formazza al Canton Vallese: la cultura delle genti alpine rivive nel libro di Annalina Molteni. Un romanzo di formazione finalista del Premio Rigoni Stern

annalina molteni

Essere tra i finalisti del Premio Rigoni Stern per Annalina Molteni è stata la sorpresa di agosto. Il suo romanzo “L’ombra dei Walser” (Monterosa Edizioni) fa parte della decina finalista del premio letterario dedicato alla cultura delle civiltà alpine. Per la scrittrice di Varese – per la precisione di Sarigo, frazione di Castelveccana – non è la prima esperienza nella finale di un premio letterario. Nel 1990 firmò “La stagione del gufo dorato” con cui vinse il Premio Selezione Montblanc. Nel frattempo, questa scrittrice prestata alla medicina veterinaria, ha continuato a scrivere con passione.
Quando ha ricevuto via email l’immagine dei dieci finalisti, ammette di essere rimasta, per un attimo, «perplessa». Di certo né per posa e tantomeno per scaramanzia: si era  semplicemente dimenticata che la casa editrice qualche mese prima aveva mandato il libro alla segreteria del premio.

Questo è il secondo romanzo nel giro di poco tempo dedicato ai Walser. Che cosa l’affascina di questa civiltà montana?

«Il fatto che per secoli siano rimasti incontaminati. Non sono mai scesi sotto i 1400 metri e sono rimasti sempre in quota. Quando la popolazione della comunità aumentava, un gruppo di uomini e donne si staccava per andare a fondare una nuova colonia in un’altra parte della montagna. Una scelta estrema che ha permesso a questa civiltà di vivere preservando la sua cultura e la sua storia. Sentono l’orgoglio di appartenere a qualcosa che li distingue. E sentirsi parte di qualcosa soddisfa l’innata ricerca di senso degli essere umani. Non è poca cosa».

A quali fonti si è ispirata per scrivere questo romanzo?

«La tradizione Walser si basa sull’oralità. Poi ci sono gli atti notarili per l’uso comune dei pascoli e della terra, aspetti ben codificati. Quando scrissi il “Walser dell’imperatore” mi sono rifatta ai testi del varesino Luigi Zanzi e di Enrizo Rizzi, due veri capisaldi nella ricerca sulla storia di questa civiltà, e in tempi più recenti anche a quelli di Roberto Fantoni. E poi c’è la comunità stessa che è attivissima negli studi e nelle ricerche. Nell’antica colonia di Rima, in Valsesia, si fanno incontri e convegni sull’arte degli stucco-marmisti che partivano da queste colonie per portare la loro arte e abilità artigiana nell’Europa centrale, facilitati anche dalla loro lingua, il titzschu, un dialetto tardo alemanno molto simile al tedesco parlato nel Vallese, in Svizzera».

“L’ombra dei Walser” è un romanzo di formazione. È la scoperta di un mondo con una tradizione e una storia diverse, in grado di segnare il passaggio all’età adulta dei due protagonisti. Come ha convissuto questa civiltà con la globalizzazione ?
«È grazie alla scoperta di un tempo scandito dalla tradizione nel piccolo villaggio di Schatt che agli occhi di Sebastiano si rivela un altro mondo, rimasto fino ad allora nascosto. In quel mondo il tempo scorre in maniera diversa, perché a dare il ritmo alla vita sono l’alternanza della luce e dell’ombra e le antiche tradizioni del popolo Walser. E poi c’è la dimensione del viaggio che Sebastiano condurrà insieme all’amico Piaru alla ricerca del passato e del presente del piccolo borgo. È un rito di iniziazione che segnerà le loro esistenze per sempre. Un passaggio che non si può evitare né in quota e tantomeno a valle e che la civiltà Walser facilita perché è espressione di una comunità transnazionale e di una colonizzazione che va dal Canton Vallese alla Val D’Aosta, dalla Valsesia, alla valle di Macugnaga, fino alla Val Formazza, (ndr il primo insediamento dei Walser in Italia )».

Qual è l’ultimo libro che ha letto?
«Sto leggendo i racconti di Gogol. Ho avuto l’abilitazione dall’università di Siena per insegnare italiano ai rifugiati ucraini e Gogol è nato in Ucraina. Attraverso la loro lingua, seppur tradotta, cerco di intercettare una parte di quel mondo e di quella cultura che, fino a questo tragico momento storico, ancora non avevo scoperto».

“L’Ombra dei Walser” di Annalina Molteni tra i finalisti del Premio Rigoni Stern

di michele.mancino@varesenews.it
Pubblicato il 23 Agosto 2022
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