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“Odi et amo”, la nostra mente è quantistica

Il libro pubblicato da Mimesis è stato scritto da Giuseppe Caglioti, fisico innamorato dell’estetica, in collaborazione con la filosofa Tatiana Tchouvileva e con l’architetto Luigi Cocchiarella, esperto di design. Recensione del professor Luigi Lugiato

Odi et amo, l'ambiguità come valore

Nel saggio “Odi et Amo. dalle ambiguità percettive al pensiero quantistico” (Mimesis), di Giuseppe Caglioti con Tatiana Tchouvileva e Luigi Cocchiarella, il termine “ambiguità” costituisce la parola chiave. Ma prima di parlare di ambiguità, fissiamo l’attenzione sui concetti di certezza e incertezza.
Le certezze sono i pilastri della vita umana, poiché ne costituiscono i punti di riferimento. Noi tendiamo costantemente a raggiungere certezze, per esempio la scienza dispiega le sue ricerche per raggiungere certezze. Ma la vita dell’uomo è immersa nell’incertezza, secondo Zygmunt Bauman l’incertezza è l’habitat della vita umana. Possiamo dire che la tensione per superare l’incertezza è parte del motore della vita umana stessa. L’ambiguità costituisce, per così dire, l’acme dell’incertezza, sorge in contesti in cui l’incertezza diventa strutturale ed intrinseca. Si contrappone alla visione aristotelica secondo la quale due realtà contraddittorie non possono coesistere e “tertium non datur”.

Scritto da Giuseppe Caglioti, fisico innamorato dell’estetica, in collaborazione con la filosofa Tatiana Tchouvileva e con l’architetto Luigi Cocchiarella, esperto di design, il libro si sviluppa seguendo il “fil rouge” offerto dal concetto di ambiguità. Per descriverne i contenuti, aiuta dire che il volume risulta costituito da due parti, anche se non è realmente diviso e le due parti sfociano naturalmente l’una nell’altra.
Corrispondente ai primi quattro capitoli, la prima parte si focalizza su alcuni concetti fondamentali. Il punto di partenza è ovviamente il concetto di ambiguità, di cui viene ampiamente illustrata l’ubiquità e a proposito del quale ci si sbarazza della connotazione negativa di cui il termine “ambiguità” soffre nel linguaggio comune mostrando, per esempio, che l’ambiguità sta alla base dell’umorismo.
L’altro concetto fondamentale intorno a cui ruota la prima parte è quello di bellezza, come punto di incontro tra simmetria e ordine e soprattutto, coniugandosi con la creatività, tra arte e scienza.

Nella seconda parte del libro l’attenzione è concentrata sulle ambiguità percettive, che sono illustrate soprattutto con l’esempio paradigmatico del cubo di Necker. Le caratteristiche ed i vari aspetti di questo vengono analizzati con una estensione ed una profondità impressionanti. Ma il punto saliente è la formulazione e la costruzione della analogia tra le ambiguità percettive ed alcuni punti salienti della fisica quantistica.
Che questa analogia sia ben fondata risulta evidente anche dal fatto che proprio all’inizio della sua “Nobel lecture” David Wineland ha enfatizzato proprio la relazione tra il cubo di Necker ed i processi quantistici.
La discussone dettagliata della analogia è ovviamente non agevole perché si suppone che il lettore non abbia familiarità con i complessi formalismi della teoria quantistica.

Qui la strada maestra scelta dagli autori è di utilizzare la approfondita discussione delle ambiguità percettive per illustrare al lettore alcuni concetti fondamentali della fisica quantistica come il principio di sovrapposizione , pietra angolare della ambiguità nella teoria quantistica. Per cui Caglioti conduce il lettore per mano con un tono sempre leggero ed affascinante, spesso condito di ironia. In questo di grande aiuto è la immensa ricchezza grafica del libro dovuta a Cocchiarella.

Un ruolo importante è giocato dall’ultimo capitolo, direttamente legato al titolo del libro. Da una parte ci si tuffa nella realtà della ambiguità umana, in cui l’”Odi et amo” di Catullo, paragonato ad un quanto d’amore, assurge a paradigma. Questo capitolo contiene quella che presumibilmente è la più importante asserzione del libro, cioè l’ipotesi di una relazione tra la fisica quantistica e la mente umana, basata sulla realtà dell’ambiguità e gravida di sviluppi futuri per le neuroscienze.
Precisamente, la domanda che ci si pone è: la nostra mente è quantistica? In questa vena, gli autori costruiscono una affascinane analogia tra la costante di Planck e l’azione neurofisiologica elementare. Il valore del saggio è ulteriormente aumentato dalla presenza di una notevole prefazione di Giorgio Benedek, il quale delinea i principi che lo informano e lo inquadra nella produzione di Caglioti, e dalla presenza di una notevole postfazione di Vittorino Andreoli, che discute ed approfondisce gli aspetti legati alla psicologia.

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Questa recensione è stata scritta dal fisico Luigi Lugiato, professore emerito dell’Università dell’Insubria, recentemente premiato per la «formulazone della equazione di Lugiato-Lefever e il suo impatto sulla fisica dei microrisonatori ottici». L’equazione che porta il suo nome insieme a quello di René Lefever, ha trovato 20 anni dopo una reale applicazione nel campo delle telecomunicazioni in reti a fibra ottica, degli orologi atomici e degli spettrometri per l’astrofisica.
Il professor Lugiato è al settimo posto della “Top Italian Scientists Mathematics”, sito che monitora l’attività di tutti i matematici italiani nel mondo e ne stila una classifica in base al numero di citazioni ricevute.

Al professor Luigi Lugiato il Quantum electronics award 2019

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 12 Luglio 2021
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