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StregaVarese: Le mura dell’anima ne “La Casa delle Madri” di Daniele Petruccioli

La recensione del romanzo d'esordio di Daniele Petruccioli per Strega Varese: una storia familiare narrata attraverso i corridoi di una casa e le intrusioni dai buchi della serratura. Le stanze diventano così testimoni e protagoniste di una nuova tipologia di tragedia

Daniele Petruccioli - La casa delle Madri - Strega Varese 2021

Fra la vastità dei temi letterari, quello della casa è da sempre uno fra i più ricorrenti. Dal ritorno nella “petrosa Itaca” di Ulisse al tetto condiviso dai Fratelli Karamazov prima della morte dello sfortunato padre, se la casa è un elemento imprescindibile della narrativa il motivo è semplice: all’interno delle mura domestiche trascorriamo infatti la maggior parte del nostro tempo terreno.

Ed è proprio alla casa che Daniele Petruccioli ha voluto dedicare il suo romanzo d’esordio, La Casa delle Madri, edito da Terrarossa Edizioni. Un debutto che è valso allo scrittore e traduttore romano la candidatura come semifinalista del Premio Strega 2021 grazie alle quasi trecento pagine estremamente fluide e al contempo dense, all’interno delle quali le stanze della casa diventano le vere testimoni delle vicende familiari di due gemelli, Ernesto (che soffre di una malformazione cerebrale e di difficoltà motorie) ed Elia, della madre Sarabanda e del padre, l’assente Speedy.

I singolari nomi dei protagonisti, non convenzionali per una famiglia italiana della seconda metà del secolo scorso, sono il primo biglietto da visita dell’originale stile del romanzo, inserito nella collana “sperimentali” della casa editrice. Il “romanzo familiare” di Petruccioli ripropone infatti i leitmotiv dei grandi classici, in particolare del più volte citato Thomas Mann: la famiglia borghese dei Buddenbrook, l’iniziazione alla vita di Tonio Kroger, la decadenza e la malattia de La Morte a Venezia e La Montagna Incantata, il tutto però con uno stile innovativo e moderno in cui i pochi dialoghi si sfilano e la scrittura sembra preferire addentrarsi nella psiche dei suoi “personaggi fiume”. Non è un caso allora che, nel solco della sperimentazione, l’intreccio espositivo proceda seguendo più lo spazio che il tempo, e la bussola per orientarsi è rappresentata meglio dalla planimetria della casa di Sarabanda (e da chi prima di lei l’ha abitata) piuttosto che dalle ore scandite dall’orologio.

La casa delle madri è un microcosmo, le sue pareti racchiudono un universo intimo, i suoi corridoi nascondono un labirinto introspettivo (come nella copertina di Francesco Dezio) dove ogni stanza conserva un ricordo, un gioco, un bacio, un pianto, un trauma, azioni che insieme costituiscono il motore del libro, in un continuo sbalzo tra passato, presente e futuro.

(In)felicità familiare

Nella casa ogni giorno si costruiscono rapporti, si soppesano equilibri così precari che basta ribaltare il punto di vista per ritrovarsi da vittime a (inconsapevoli) carnefici. Quello che per Elia è uno spensierato gioco dell’infanzia, per l’invalido Ernesto è un trauma, e, viceversa, Ernesto escogita come contrappasso nuovi giochi carichi di frustrazione latente e vendetta nei confronti del gemello. Petruccioli mette a nudo i drammi di una famiglia infelice spiando dentro il buco della serratura, da dove i personaggi si mostrano in tutta la loro fragilità.

Nel romanzo “i fatti epocali e le stragi piccole” si consumano nei silenzi (talvolta passivo aggressivi) e nelle urla di una lite, come sotto l’effetto di un domino circolare che tessera dopo tessera si ripercuote dai genitori ai figli e, reciprocamente, dai figli ai genitori. A loro volta i gemelli, identici solo nell’aspetto, sono condannati a un eterno confronto esiziale, mentre i genitori si ritrovano costretti a guardare in faccia la realtà di tutti i fallimenti nati da un amore sincero, eppure da parte della madre troppo ingombrante e incapace (per orgoglio) di comprendere il dolore, e da parte del padre troppo incostante e paralizzato dalle responsabilità della vita adulta.

Le mura dell’anima

Una “cronaca familiare”, una reinterpretazione moderna del mito di Antigone e Ismene ma anche una narrazione sul vortice autodistruttivo non dissimile a quella di BoJack Horseman, il celebre uomo-cavallo di Netflix nato dallo scrittore e sceneggiatore Raphael Bob-Waksberg.

A ciascun personaggio Petruccioli affida una pesante croce e la conseguente catarsi individuale. La vita di una famiglia disfunzionale viene svelata pagina per pagina ricomponendo l’intreccio lungo i corridoi della casa. Ma in realtà “il tempo è una freccia”: i figli crescono, i genitori si ammalano, i nonni muoiono, le stanze si svuotano e intanto le pareti nella casa delle madri si sono innalzate (metaforicamente) a mura dell’anima, un simbolo dell’incomunicabilità che affligge la famiglia e forse anche ciascuno di noi. Le camere si sono trasformate in confini invalicabili perché il dolore represso e i segreti custoditi sono qualcosa di troppo grande per i personaggi da poter condividere all’esterno. Per portarci all’interno della tragedia, a Petruccioli non resta allora che scavare nella profondità dell’animo umano e demolire queste mura, che, come accadde per quelle di Gerico, si sgretolano pagina dopo pagina. A resistere saranno solo i mattoni della vecchia casa delle madri, la vera protagonista dell’opera, pronta ad accogliere nuovi padroni e, forse, sotto una nuova veste, a narrare una nuova tragedia.

Scheda libro

Titolo: La casa delle madri
Autore: Daniele Petruccioli
Casa editrice: TerraRossa edizioni, 2020
Prezzo di copertina: 16€

Il calendario delle dirette con gli autori semifinalisti sulla nostra pagina Facebook

Marco Tresca
marco.cippio.tresca@gmail.com
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Pubblicato il 31 Maggio 2021
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