David Tremlett torna a Villa Panza, il luogo dove iniziò il suo lungo rapporto con l’Italia
A cinquant’anni dai primi acquisti di Giuseppe Panza di Biumo, l’artista britannico torna a Varese con una mostra che racconta il passaggio dalla grafite al colore e dalle piccole carte alle grandi superfici architettoniche
Due nuove opere di David Tremlett entrano nella collezione permanente di Villa Panza e diventano il punto di partenza di una mostra che ripercorre oltre cinquant’anni di ricerca dell’artista britannico. Si intitola “David Tremlett. Somebody did Something on the Wall” il progetto inaugurato a Varese, aperto dal 5 novembre 2026 al 7 marzo 2027 negli spazi della villa del FAI Fondo Ambiente Italiano. Un ritorno che ha un significato particolare. Era il 1973 quando Giuseppe Panza di Biumo decise di acquistare alcune opere di Tremlett, avvicinandosi a un artista allora agli inizi del proprio percorso internazionale. Oggi Tremlett torna nello stesso luogo con due interventi site-specific realizzati per la caffetteria e il bookshop, affiancati da 22 opere che raccontano l’evoluzione della sua ricerca.

Daniela Bruno: “Villa Panza continua a produrre nuova arte”
Ad aprire la conferenza stampa è stata Daniela Bruno, direttrice culturale del FAI, che ha collocato il progetto dentro la storia di Villa Panza e nell’eredità lasciata dal suo collezionista. Il 2026 segna infatti i trent’anni dalla donazione della villa al Fondo per l’Ambiente Italiano. Un’eredità che, ha ricordato Bruno, non riguarda soltanto l’edificio e la straordinaria collezione custodita al suo interno. «Non abbiamo ereditato soltanto le mura e la collezione, ma lo spirito che Giuseppe Panza aveva dato a questo luogo: uno spirito votato alla sperimentazione artistica e alla produzione di nuova arte».
Una vocazione che il FAI ha cercato di mantenere viva negli anni. Negli ultimi dieci anni Villa Panza si è arricchita di dieci nuove opere di artisti contemporanei, tra cui Bob Wilson, Meg Webster, Robert Irwin e Toni Cragg. Con Tremlett, però, il percorso si è sviluppato in modo diverso: non una mostra dalla quale è rimasta un’opera, ma due nuove opere permanenti dalle quali è nata un’intera esposizione. Per Bruno questa continuità è anche uno dei tratti che rendono Villa Panza un luogo unico: non un semplice contenitore per mostre, ma uno spazio dove gli interventi contemporanei sono chiamati a confrontarsi con la storia, l’architettura e la visione del collezionista. «Questo luogo educa a esercitare un ruolo attivo nella fruizione della cultura, a sviluppare una passione, un gusto personale, un senso critico e una propria direzione culturale».

Dalla grafite al colore, il percorso di David Tremlett
La mostra, nata da un’idea di Nicoletta Pallini e curata da Marta Spanevello, riunisce 22 lavori dagli anni Settanta agli anni Duemila e permette di seguire il percorso di Tremlett dalla grafite al pastello, dai piccoli fogli di carta fino alle grandi superfici architettoniche. Spanevello ha ricordato come Tremlett si sia formato come scultore al Royal College of Art di Londra, diplomandosi nel 1969, in una stagione nella quale una nuova generazione di artisti britannici stava mettendo in discussione il concetto stesso di scultura. Il disegno sarebbe presto diventato il cuore del suo lavoro. Anche l’impiego della grafite nasce da un’esperienza molto concreta: da giovane Tremlett lavorava part-time come meccanico e proprio in garage entrò in contatto con grafite e grasso, utilizzati come lubrificanti. Materiali che iniziò a sperimentare con le mani e a trasferire sulla carta. Fondamentali furono poi i viaggi. Nei primi anni Settanta Tremlett attraversò diversi Paesi fino ad arrivare in Australia, portando con sé poco più di uno zaino, una macchina fotografica e piccole schede di carta. Su quei supporti leggeri cominciò a fissare segni, paesaggi e impressioni attraverso la grafite. Da lì si sviluppò un linguaggio che, nel corso dei decenni, avrebbe conquistato pareti, soffitti e interi edifici.

Le due nuove opere per Villa Panza
La prima nuova opera è “Graphite and Grease Corner”, realizzata nella caffetteria. Tremlett ha recuperato per l’occasione un disegno del 1970, precedente persino all’incontro con Giuseppe Panza. Grafite e grasso, nei toni del nero e del grigio, occupano l’angolo dello spazio e trasformano due pareti in un unico intervento. La seconda, “Flip Over”, invade invece il bookshop all’ingresso della villa. Il lavoro ricopre il soffitto di circa 50 metri quadrati e prosegue sulle pareti attraverso una composizione che mette insieme grafite e due tonalità di giallo. Il titolo richiama il gesto di voltare una pagina. I quadrati in grafite evocano infatti per Tremlett le pagine di un libro, mentre l’opera invita il visitatore a cambiare prospettiva e alzare lo sguardo. I due interventi sintetizzano così due momenti della sua ricerca: da una parte la grafite degli esordi, dall’altra il colore che dagli anni Ottanta è diventato uno degli elementi più riconoscibili del suo lavoro.

Tremlett: “Tutto è cominciato da qui e da Giuseppe Panza”
Durante la conferenza stampa Tremlett ha ripercorso anche il suo legame con l’Italia e con Giuseppe Panza di Biumo. L’artista ha ricordato la sua prima mostra italiana, organizzata a Bari nel 1975 dalla gallerista Marilena Bonomo. Una scelta per nulla scontata per un giovane artista inglese: non Milano o Torino, allora al centro del sistema dell’arte italiana, ma Bari. Fu dopo quella mostra che Tremlett ricevette una lettera con una notizia destinata a segnare la sua carriera. «Tornai a casa e, qualche tempo dopo, ricevetti una lettera. Allora non ci si telefonava come oggi. Mi dissero che un mio lavoro era stato venduto al signor Panza. Fu la prima opera che vendetti in Italia». Da quell’incontro sarebbe nato un rapporto con il nostro Paese durato cinquant’anni. «Da quei primi lavori in bianco e nero, quando non usavo ancora il colore, sono arrivato oggi a lavorare con il colore in tutta Italia. È qualcosa che allora non avrei mai potuto immaginare. Ma tutto è cominciato da qui e dal signor Panza». Il ritorno a Villa Panza assume quindi per Tremlett anche il significato di un ritorno alle origini.
Una mostra tra opere, documenti e sperimentazioni sonore
Il percorso espositivo occupa gli spazi delle Scuderie e delle Rimesse nell’ala dei Rustici e comprende opere dagli anni Settanta agli anni Novanta e Duemila. Tra queste anche “Cue” del 1974, acquistata da Giuseppe Panza nel 1975 e oggi in prestito dalla Panza Collection di Mendrisio. A dare il titolo alla mostra è invece “Somebody did Something on the Wall”, opera del 1991 nella quale scrittura, grafite e colore si combinano in una frase volutamente enigmatica: “qualcuno ha fatto qualcosa sul muro”. Ad accompagnare la visita ci sono anche materiali documentari, un video e otto registrazioni sonore inedite raccolte sotto il titolo “Loop Tape Compositions”, realizzate tra il 1969 e il 1971. Alla presentazione hanno partecipato, insieme a David Tremlett e Daniela Bruno, la curatrice Marta Spanevello, l’assessore alla Cultura del Comune di Varese Enzo Laforgia e l’assessore alla Cultura di Regione Lombardia Francesca Caruso.










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