L’italianissimo mandolino più amato in Giappone che in patria. Vincenzo Magnano si racconta a Radio Materia
Ultima puntata stagionale di Chi l'avrebbe mai detto con un maestro mandolinista venuto da Bergamo per farci assaporare la bellezza del suono del mandolino napoletano e per far conoscere una storia che si sta perdendo
Vincenzo Magnano, maestro di mandolino diplomato al Conservatorio di Palermo e collezionista di strumenti storici, è stato l’ospite dell’ultima puntata stagionale di “Chi l’avrebbe mai detto”, il podcast condotto da Orlando Mastrillo su Radio Materia. Un viaggio tra musica, storia e curiosità che ha permesso di scoprire le molte anime di uno strumento troppo spesso associato soltanto alla tradizione napoletana.
Dalla batteria al mandolino
Il percorso musicale di Magnano comincia negli anni Sessanta, in un periodo segnato dal successo dei complessi e dall’influenza di gruppi come Beatles e Rolling Stones. Il suo primo interesse fu per la batteria, ma la formazione passò poi attraverso la chitarra classica e moderna, il clarinetto e il sassofono. L’incontro decisivo con il mandolino arrivò ascoltando un anziano musicista. Magnano possedeva già un mandolino elettrico, acquistato anni prima e rimasto inutilizzato: da quel momento iniziò a prendere lezioni e scelse di trasformare quella curiosità in un percorso professionale. La formazione accademica si è conclusa al Conservatorio di Palermo, esperienza che il musicista considera fondamentale per la qualità degli insegnanti e dell’offerta didattica.
Un repertorio che supera gli stereotipi
Nel corso dell’intervista, Magnano ha raccontato una carriera che lo ha portato a esibirsi in numerose città italiane, tra cui Roma, Palermo e Firenze, ma anche all’estero, con appuntamenti in Spagna e Francia. Il suo repertorio attraversa epoche e tradizioni differenti. Accanto alla musica popolare toscana e genovese trovano spazio le sonate barocche, come quelle di Francesco Lecce, e le composizioni colte dedicate al mandolino. Per Magnano, infatti, l’esecuzione non può limitarsi alla semplice lettura delle note. Il musicista deve cercare il significato della melodia, lavorare sulle variazioni e restituire il carattere profondo di ogni brano. La puntata si è conclusa proprio con alcune esecuzioni dal vivo, dal repertorio popolare toscano fino alle sonate del periodo barocco.
Una collezione di circa quaranta strumenti
Accanto all’attività concertistica, Magnano porta avanti da anni una ricerca sulla storia e sull’evoluzione del mandolino. La sua collezione comprende circa quaranta esemplari, tra strumenti moderni, modelli regionali e pezzi storici. Tra questi figura un mandolino milanese costruito da Enrico Roca nella seconda metà dell’Ottocento. La raccolta documenta la varietà di uno strumento che, dal Rinascimento a oggi, ha assunto forme, accordature e caratteristiche differenti. Nel corso della trasmissione sono stati ricordati il mandolino napoletano moderno, quello barocco, il milanese, il bresciano, il genovese e diverse varianti toscane, brianzole e bolognesi. A questi si aggiungono strumenti come la mandola antica, considerata particolarmente complessa da suonare. Il mandolino bresciano, per esempio, utilizza corde singole invece delle tradizionali corde doppie, mentre quello genovese è legato anche alla figura di Niccolò Paganini, che iniziò il proprio percorso musicale proprio con questo strumento.
Dai plettri naturali alla popolarità in Giappone
L’intervista ha affrontato anche le tecniche esecutive del passato. Prima dell’introduzione dei moderni plettri, i musicisti utilizzavano materiali naturali, tra cui penne d’uccello e cortecce di ciliegio. Uno degli aspetti più curiosi riguarda la diffusione del mandolino in Giappone, dove lo strumento gode di una popolarità molto maggiore rispetto all’Italia ed è presente anche nei percorsi scolastici. Nel nostro Paese, invece, continua spesso a essere identificato quasi esclusivamente con la canzone napoletana. Un’associazione riduttiva, secondo Magnano, che rischia di nascondere una storia molto più antica e un repertorio che comprende anche autori come Beethoven. A pesare è inoltre la difficoltà di coinvolgere le nuove generazioni. Il pubblico dei concerti di mandolino è spesso composto soprattutto da persone adulte, mentre molti giovani conoscono poco le possibilità dello strumento e la sua lunga tradizione. La puntata di “Chi l’avrebbe mai detto” ha così chiuso la stagione riportando al centro uno strumento capace di attraversare secoli, territori e generi musicali, dalle corti rinascimentali alle orchestre giapponesi.






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