Il giudice nega i patteggiamenti, parte con un rinvio il grande processo su droga e armi a Varese
La difesa di tre imputati propone la ricusazione del magistrato chiamato a decidere. “Mancanza di serenità” per la celebrazione del processo
Si è conclusa con il rigetto di alcune delle richieste di patteggiamento presentate da tre dei quindici imputati l’udienza preliminare svoltasi oggi, 30 giugno, davanti al gup di Varese Rossana Basile, nell’ambito del procedimento che vede a giudizio, a vario titolo, soggetti anche di spicco del panorama criminale varesino accusati di reati legati al traffico di stupefacenti e alla detenzione illegale di armi.
L’inchiesta, coordinata dalla Procura della Repubblica di Varese e condotta dalla Guardia di Finanza, era partita da un filone investigativo relativo all’appropriazione indebita di un’autovettura, sviluppandosi poi fino a delineare una presunta rete di traffico di stupefacenti e di gestione illecita di armi da fuoco che aveva portato in carcere a gennaio 6 persone oltre alla denuncia a piede libero di altri soggetti. Inchiesta, si accennò a suo tempo, che compone il mosaico di quel circolo di malaffare che si sviluppa intorno al capoluogo, nelle valli del Varesotto e sospinge più in là dei confini naturali imposti dal Lago Maggiore e quindi sin a Verbania.
La decisione del giudice – il rigetto di tre patteggiamenti – ha suscitato la dura reazione del difensore dei tre imputati, l’avvocato Corrado Viazzo.
«Sono amareggiato ed esterrefatto per la decisione odierna del giudice. Il patteggiamento è nato a seguito di lunghe e complesse trattative con il procuratore capo della Repubblica di Varese ed è frutto di meditazioni e di un esame attento di tutto il fascicolo processuale. Rigettando il patteggiamento il magistrato si è posto non solo contro le deduzioni della difesa, ma, in qualche maniera, anche contro l’operato della Procura della Repubblica che, fino a prova contraria, è titolare dell’azione penale e meglio del giudice sa valutare la presunta pericolosità degli imputati sottoposti alla sua giurisdizione».
La presentazione della richiesta di ricusazione e di remissione del procedimento riguarda, secondo il difensore, la mancanza di «serenità necessaria a Varese per celebrare un processo di questo tipo. L’intero procedimento, che riguarda come si accennava una quindicina di imputati, alcuni dei quali hanno presentato richiesta di accesso a riti alternativi è stato raggiornato al 21 di luglio quando il magistrato dovrà esprimersi.
L’attività investigativa si è basata su intercettazioni telefoniche e ambientali, sull’impiego di captatori informatici e sull’analisi di messaggi scambiati attraverso piattaforme criptate. Secondo gli inquirenti, tali elementi avrebbero consentito di ricostruire incontri e cessioni di ingenti quantitativi di cocaina all’interno di un’area di traffici che si estenderebbe tra l’hinterland milanese, il Varesotto e il Verbano.
Oltre ai reati in materia di stupefacenti, agli imputati vengono contestati anche episodi di detenzione e porto illegale di armi da fuoco. Le indagini avrebbero inoltre documentato minacce rivolte a debitori e rivali, nonché il presunto utilizzo di pistole quale strumento di intimidazione.








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