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L’ultima serata (a Laveno) del Festival della Meraviglia si chiude tra un respiro e l’altro

Nell'ultimo appuntamento lavenese del festival, il Quartetto Gama ha portato sul palco musiche originali e classici, alternando esibizioni dinamiche e coinvolgenti alla narrazione di storie e aneddoti sui compositori

festival della meraviglia 2026

Si chiude la quarta edizione del Festival della Meraviglia, almeno per quanto riguarda gli eventi a Laveno Mombello. Le prossime tappe saranno infatti a Luino, ma l’ultimo appuntamento lavenese ha lasciato il segno grazie all’energia e alla precisione del Quartetto GAMA.

Nato appena due anni fa all’interno del Conservatorio Guido Cantelli, il quartetto composto da Gaia Zecchini, Manuel Ticozzi, Alberto Viganò e Andrea Pongiluppi ha già ottenuto diversi riconoscimenti, portando sul palco un concerto capace di unire tecnica, dinamismo e grande coinvolgimento emotivo.

La sala, completamente piena, è stata trascinata in un viaggio sonoro che alternava musiche originali per quartetto di clarinetti, arrangiamenti delle arie di Giacomo Puccini e composizioni di Samuel Barber e altri autori contemporanei. Sul palco, clarinetto piccolo, clarinetti in si bemolle e clarinetto basso si rincorrevano in un continuo gioco di registri, salti improvvisi dalle note più profonde a quelle più acute, creando una sensazione di pienezza sonora quasi orchestrale.

Fra marce d’ingresso, danze e salterelli, il concerto ha mostrato anche tutta la versatilità degli strumenti. Nelle arie pucciniane, ad esempio, il cambio di clarinetti modificava completamente il colore musicale: particolarmente suggestivo il clarinetto in la, dal timbro più scuro e caldo.

A guidare il pubblico fra i brani è stata spesso Gaia Zecchini, che ha alternato l’esecuzione a curiosità storiche e racconti sui compositori, creando un dialogo diretto e spontaneo con la sala. Ma ciò che colpiva maggiormente era la coordinazione quasi perfetta fra i musicisti: respiri, sguardi e movimenti sembravano sincronizzati naturalmente, rendendo semplice qualcosa che semplice non è affatto.

Velocità, precisione e controllo del fiato emergevano in ogni passaggio tecnico, soprattutto nell’ultimo brano, estremamente complesso e ricco di dissonanze. Una composizione quasi inquieta, che sembrava riflettere il disordine e le tensioni del nostro tempo.

Durante il finale è intervenuta anche Marleen Bergé, ricordando come «La musica possa essere speranza per ognuno di noi, ma non possa salvare il mondo». Le sue parole si sono poi intrecciate alla lettura di una poesia accompagnata dalla musica del quartetto, in un momento in cui arti diverse dialogavano fra loro fondendosi in un’unica esperienza.

Ed è forse proprio qui che si è percepito il cuore della serata: quella “sprezzatura” di cui parlava Baldassarre Castiglione, la capacità di rendere naturale e leggero qualcosa di profondamente complesso.

Il pubblico ha risposto con lunghi applausi e richieste insistenti di bis. Che, alla fine, sono diventati addirittura due.

Via Confalonieri, 5

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Pubblicato il 11 Maggio 2026
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