«Non siamo l’Italia della Resistenza, siamo quella dei fascisti», Flavia Carlini accende il dibattito a Laveno
Sul palco del Festival della meraviglia, l'autrice e attivista ha scardinato le narrazioni che hanno segnato l'Italia del secondo dopoguerra, affrontato il tema della crisi del giornalismo, ma anche raccontato le possibilità concrete a disposizione di ogni cittadino di far sentire la propria voce
Un dialogo aperto, troppo ampio per essere rinchiuso in una scaletta, ma capace di rapire l’attenzione di un pubblico di tutte le età. Il Festival della Meraviglia ha affrontato il tema scottante di come la narrazione mediatica sia capace di ribaltare la concezione della storia e lo ha fatto con lo stile tagliente di Flavia Carlini, politologa, attivista, autrice, e opinionista ospite attesissima del palco di Laveno Mombello.
In dialogo con Arianna Bonazzi, giornalista e conduttrice del programma radiofonico NoiSe, Carlini ha scardinato le narrazioni che hanno segnato l’Italia del secondo dopoguerra, affrontato il tema della crisi del giornalismo, ma anche raccontato le possibilità concrete a disposizione di ogni cittadino di far sentire la propria voce e trasformare idee, problematiche e bisogni in azioni politiche reali.
L’onda nera? «È solo quello che abbiamo coltivato»
Il primo bersaglio nel mirino di Carlini è stata la narrazione della cosiddetta “onda nera”: intesa come il ritorno di politiche autoritarie e di nuovi imperialismi in Italia e nel mondo. Secondo Carlini non c’è nessuna novità, anzi, «Tutto è in perfetta continuità con la nostra storia recente».
Carlini parte quindi dal secondo dopoguerra per spiegare come l’Italia non avrebbe fatto i conti col suo passato, analizzando come molte persone ai vertici del fascismo siano riuscite a mantenere posizioni di rilievo anche nell’Italia repubblicana. «Alcuni – afferma Carlini – hanno fatto carriera manganellando gli studenti, altri facevano affari con la mafia, altri ancora hanno tenuto vivi i legami con l’estrema destra».
Ma come è possibile quindi che gli italiani si siano convinti di aver lasciato l’eredità del fascismo alle spalle? Per Carlini non ci sono dubbi: «Abbiamo affibbiato a Mussolini e a Vittorio Emanuele III tutta la responsabilità del fascismo, ma non è vero. L’Italia è entrata in guerra sotto gli applausi scroscianti della popolazione. Ci siamo autoassolti attraverso la Resistenza, ma non siamo il popolo della Resistenza, loro sono stati solo una parte degli italiani. Noi siamo il popolo dei fascisti».
«L’informazione è morta»
Complice della manipolazione della realtà secondo Carlini c’è il contesto difficile in cui si muove l’informazione. Dalle ingerenze del potere economico, alla paura delle “denunce temerarie“, senza escludere i bassissimi compensi per i giornalisti, per Carlini la diagnosi è chiara: «L’informazione ormai è morta».

Una speranza, la partecipazione diretta dei cittadini alla politica
Smontando anche la narrazione secondo la quale i giovani sarebbero molto meno interessati alla politica che in passato, Carlini ha raccontato il progetto dell’Intergruppo parlamentare per i diritti fondamentali della persona: ente di cui lei è vice presidente.
Un organo di democrazia partecipata, che punta a dare voce ai cittadini per ascoltare bisogni, problemi e idee da trasformare in azioni politiche concrete. Nello specifico, Carlini ha ricordato il lavoro svolto in collaborazione coi centri antiviolenza, che ha permesso di stanziare 40 milioni di euro per azioni a sostegno della lotta alla violenza di genere.
«Una risposta – ha ribadito Carlini – alla mancanza di canali di partecipazione politica».









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