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Eroina nei boschi e coca nei bar: la spartizione mafiosa fra Lago Maggiore e valli del Luinese

Dopo le indagini della Dda di Milano, riflettori ancora puntati sul nord del Varesotto dove la lotta delle forze dell’ordine contro lo spaccio è senza quartiere

Droga carabinieri

L’auto che supera ad alta velocità e senza freccia, la si incontra 300 metri dopo, quasi in mezzo alla strada, con le quattro frecce e la portiera lato guida aperta. Nessun segno di frenata, nessuna persona soccorsa, solo movimenti a lato “valle“ con un uomo giovane che sbuca dal bosco in un attimo con in mano qualcosa che viene consegnato al conducente che poi sale in macchina e riparte sgommando.

La fretta per la coca non conosce pause neppure all’ora di pranzo in un posto incantato per giunta, nel pieno del mese delle foglie, in un punto quasi imprecisato lungo la strada provinciale 62 tra Brinzio e Bedero Valcuvia. È successo ieri, martedì, alle 13.30. Succede ogni giorno e più volte al giorno e non solo in quei boschi. Anzi, è probabile che questi scambi di droga si siano già spostati altrove, magari solo di qualche chilometro, sostenuti da due fattori che si chiamano social e territorio.

LA DROGA DEI BOSCHI
Le ordinanze delle recenti inchieste sullo spaccio nei boschi sono piene zeppe di tabulati whatzapp dove vengono ricostruiti i passaggi di sostanze a decine, in alcuni casi centinaia ogni giorno e non è droga “leggera“ (se leggera è ancora considerata marijuana e hascisc con percentuali di principio attivo superiore al 20%) bensì coca o eroina divenute “droghe dei poveri“ dopo l’abbassamento dei prezzi di anni fa dovuto all’invasione soprattutto di coca dei cartelli sudamericani in società con quelli di casa nostra. E proprio da qui arriva la roba, che viene di solito acquistata dalla criminalità organizzata calabrese, spesso attiva nei dintorni di Milano e poi venduta al dettaglio in tutta la provincia dove le piazze di spaccio vengono organizzate attorno a molte aree verdi: nei dintorni delle città sono i “parchi“, nelle valli anche all’interno di boschi anche non necessariamente di fondovalle, come avvenuto in più occasioni quasi in vetta al Cuvignone (oltre 1000 metri) o nella zona fra Duno e San Michele (stessa altitudine), o nelle alture della Valganna a Mondonico, o Marzio.

Qui i protagonisti sono fondamentalmente tre: ci sono i venditori e i pusher,  solitamente stranieri, di solito nordafricani. Poi vengono gli acquirenti, tutti italiani (o cittadini svizzeri, in alcuni casi). Ma c’è pure il terzo lato di questo triangolo della droga rappresentato dal “cliente-basista“, cioè spesso soggetti incensurati che danno appoggio ai venditori in arrivo da fuori provincia mettendo a disposizione auto “pulite“ per gli spostamenti ma anche appartamenti per ripararsi nelle notti di pioggia e gelo.

LA DROGA DEI BAR
L’altra faccia dello spaccio nelle valli arriva invece direttamente dalle carte dell’inchiesta della DDA di Milano dove i pm Alessandra Cerreti e Giovanni Tarzia stanno facendo luce su una organizzazione cui viene contestata la modalità mafiosa per svariati reati ipotizzati (416 bis del codice penale). Ci sono l’uso della violenza per aggiustare pratiche edilizie e lavori, il prestito a usura e le minacce per far “rientrare“ i clienti più esposti caduti nella tagliola del pizzo.

Omertà e intimidazioni, così comanda la malavita vicina alle cosche nell’Alto Varesotto

E, non ultimo, lo smercio di droga. Le sostanze sono le stesse di quelle offerte nei boschi (dove è l’eroina, soprattutto nell’ultimo periodo, a fare da protagonista). Ma in questo caso però,ù le piazze sono diverse: non le stradine di montagna ma i locali a volte anonimi di paesini fuori dal giro della movida, nella valli, oppure se in zone turistiche sul lago posti che attirano clienti che non cercano il tramonto romantico ma arrivano per fare acquisti e consumare altrove. Anche in questi giri lo stupefacente viene acquistato da italiani, ma venduto da connazionali vicini alle cosche campane. Qui sono i bar a fare da appoggio allo spaccio che non avviene per strada ma utilizza proprio alcuni esercizi pubblici come punti di snodo. Qui passa di tutto.
E in alcuni bar di Cuveglio, Brenta. Leggiuno e altri centri delle valli vengono consumati reati contestati che vanno dalle cessioni minime, di 10 euro, a quelle più corpose con acquisti di migliaia di euro di marijuana alla volta, passando per le classiche dosi di cocaina per il fine settimana.

Due pianeti, due diverse facce della stessa medaglia: lo spaccio di stupefacenti che affligge le valli del nord, e che rappresenta la prima preoccupazione delle forze dell’ordine che attivano servizi di controllo su di un territorio assai vasto dove il viavai di chi compra e chi vende non si ferma mai.

Andrea Camurani
andrea.camurani@varesenews.it
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Pubblicato il 03 Novembre 2021
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