Riaprire o non riaprire è questo il problema dei bocciodromi

Per ora niente gare a nessun livello. Si dovrà attendere la decisione della FIB, che non si potrà scostare da quanto deciderà il Coni per tutto lo sport italiano

Bocce varie

A Stratford-upon-Avon sono abbastanza preoccupati che nella zona di Varese stia esplodendo un’altra epidemia. Nulla di clinico, per fortuna, solo una bassa imitazione di Shakespeare e del suo famosissimo Amleto che, senza il teschio nella mano, si pone il quesito – amletico, naturalmente -: «Riaprire o non riaprire è questo il dilemma».
Nell’ambito delle Società di bocce del Comitato di Varese, i Presidenti delle medesime si pongono dinanzi al protocollo “suggerito” dalla Federazione, lo rigirano, lo confrontano con le proprietà dei bocciodromi e si chiedono: “Riaprire o non riaprire questo è il problema! Saremo capaci di sopportare le frustate e le irruzioni del secolo, i torti dell’oppressore, gli oltraggi dei superbi, gli indugi della legge, l’insolvenza dei potenti e lo scherno che il merito paziente riceve?” – Shakespeare, Amleto, Atto terzo -.
Grande, grande Guglielmo – William, per gli inglesi – che, oltre quattro secoli or sono, ebbe l’intuizione di comprendere quali atroci dubbi si sarebbero trovati a dover dipanare gli entusiasti, gli appassionati, gl’innamorati, insomma, della pratica delle bocce.
Infatti le disposizioni emanate sono ferree, complesse e iugulatorie, per cui il pianeta varesino ha deciso di procedere in ordine sparso. Facciamo il punto della situazione: qualche società ha addirittura aperto il bocciodromo prima della fatidica data del 01/03 giugno, prendendo per valida quella del 25 maggio, indicata, è vero, dalla Federazione per tutta Italia, ma non per la Lombardia, che aveva, con norma regionale, posposto di una settimana la fine della chiusura degli impianti. Qualche altra ha di fatto seguito le indicazioni generali, soprattutto quelle che posseggono campi di bocce all’aperto o parzialmente coperti, per i quali le norme sono meno rigide.
Alcune, invece, hanno deciso di non riaprire, considerando gli adempimenti impossibili da rispettare se attuati senza flessibilità, senza, cioè, un’interpretazione elastica, all’italiana, in attesa di tempi e di norme meno draconiane, più semplici da far rispettare ai tesserati e al pubblico che volesse assistere alle esibizioni. Tenendo presente che le strutture sovente affiancano al gioco delle bocce anche altre attività sociali, come i giochi delle carte o semplicemente la consultazione di quotidiani o l’innocente chiacchiera.
L’esempio più eclatante è quello di Ternate, il cui presidente Fiorenzo Zonca si è espresso con saggezza e pacatezza, elencando le ragioni della mancata riapertura. Anche Bedero per ora non è in grado di soddisfare il protocollo, malgrado le sollecitazioni derivanti dal mondo della disabilità, che è in ansia per la ripresa dell’attività propedeutica in atto ormai da anni, senza dimenticare la Pilae Primaria Schola dei ragazzi dai 7 ai 14 anni – 23 unità -, bloccata come ogni altra scuola del Paese. Anche Monvalle è fra “color che son sospesi” – siamo l’italica gente, genia di artisti e di poeti: poteva mancare Dante e il suo secondo canto dell’Inferno? –; è in attesa di dipanare i dubbi sostituendoli con certezze. Crenna è quiescente con il suo splendido impianto ancora fermo da prima della crisi epidemica, ma qui l’analisi coinvolge molte realtà e non era e non è di facile interpretazione.
Per ora comunque niente gare, neanche per l’alto livello per il quale si dovrà attendere la decisione della FIB, che non si potrà scostare da quanto deciderà il Coni per tutto lo sport italiano. La speranza di una ripresa generalizzata con poche regole di sicurezza, che non sfiorino quanto previsto nei nosocomi, è riposta nella ripresa dello sport principale per antonomasia: il calcio. Se il ritorno del campionato e delle altre competizioni internazionali non fornirà alcuna preoccupazione, allora sarà possibile veder tornare alla normalità anche le bocce, senza più dover scomodare Amleto e il suo celebre monologo! Roberto Bramani Araldi

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 06 Giugno 2020
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