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La siccità continua a far paura: “Bisogna alzare il livello del Lago Maggiore”

Tra un mese parte la regolazione estiva del lago e il Consorzio Villoresi ribadisce il suo allarme: "Dobbiamo decidere se tutelare ambiente, agricoltori e Po oppure gli interessi di qualcuno"

Lago Maggiore e Ticino in secca

Il Ticino ridotto ad un rigagnolo, le portate di acqua ai canali centellinate e il livello del Lago Maggiore in continuo calo. E’ un copione che si è ripetuto per tre volte negli ultimi quattro anni e «anche se alla fine ce l’abbiamo sempre fatta, è finito il momento di scherzare e di prendere decisioni». Alessandro Folli, presidente del Consorzio Villoresi -la rete di canali che serve gli agricoltori di 7 pronvince- lancia un nuovo allarme perchè «ora siamo ancora in tempo per correre ai ripari».

La questione è sempre la solita: garantire una maggiore scorta di acqua nel Lago Maggiore per affrontare i tempi di siccità. «Abbiamo ormai dimostrato che tenere il livello del lago ad 1,50 metri sullo zero idrometrico non comporta nessun pericolo ma ha infiniti benefici» spiega Folli, secondo cui «è ora di finirla di fare studi» anche perchè «la situazione è sempre più preoccupante». La pioggia registrata nei giorni scorsi, infatti, non ha avuto alcun effetto sul bacino che ha invece continuato a svuotarsi: il 1 febbraio il livello del lago era di 50 centimetri sopra lo zero, la mattina dell’8 poco sopra i 42.

Certo, in quota si è accumulata un po’ di neve, ma quando questa si scioglierà il rischio è che venga sprecata. Dal 15 marzo entrerà infatti in vigore il regime di regolazione estivo che fissa -in via sperimentale- ad 1,25 metri il livello del lago. Un abbassamento che mette così a rischio una riserva -oggi purtroppo solo virtuale- di 50 miliardi di litri (ogni centimetro di acqua nel lago maggiore equivale a circa 2 miliardi di litri, ndr).

Ed è proprio da questo ragionamento che Folli continua a lanciare il suo allarme: «dobbiamo decidere se val la pena tutelare l’ambiente del Parco del Ticino, il lavoro di 8.000 agricoltori che mettono sul mercato il 15% dei prodotti nazionali e anche diventare un serbatoio per il Po’ e per tutti gli agricoltori di Emilia e Veneto oppure dobbiamo capire se ci sono interessi diversi a cui non interessano tutte queste cose». Detto in altre parole «l’innalzamento del lago non produce danni ma è una risorsa per Ticino, agricoltura e Po. Basta solo un po’ di buonsenso tra i burocrati del ministero».

La decisione finale sulla regolazione spetta infatti al Ministero dell’Ambiente che in questi anni non ha mai recepito le richieste di enti, associazioni e anche politici del territorio e che, anzi, ha rivendicato anche in tribunale le sue scelte. «Ma non possiamo sempre e solo sperare che il Padre Eterno ci mandi la pioggia -conclude Folli- specialmente quando abbiamo la possibilità di agire preventivamente».

Marco Corso
marco.corso@varesenews.it
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Pubblicato il 08 Febbraio 2017
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