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Formule, numeri e notti insonni. L’infinito matematico di Kristi Zotkaj

Il giovane matematico di Cuvio studia alla Statale di Milano e ha elaborato una formula per il pi greco ora sottoposta a peer review. Nell’intervista racconta la passione nata da ragazzo, il fascino dell’infinito, il valore dell’eleganza e il futuro della ricerca nell’era dell’intelligenza artificiale

Per Kristi Zotkaj la matematica non è mai stata soltanto una materia da studiare. È qualcosa che «esiste», una «legge eterna» capace di esercitare un’attrazione che per lui ha preso forma molto presto. Oggi ha 21 anni, vive a Cuvio, studia Matematica all’Università Statale di Milano e, accanto agli esami, si è già misurato con la ricerca nella teoria analitica dei numeri.

LA PASSIONE NATA A TREDICI ANNI

Al centro del suo lavoro c’è una formula per il pi greco che ritiene originale e che ha sottoposto a The American Mathematical Monthly, dove è al vaglio dei revisori. Se deve indicare un’età in cui tutto è cominciato, Zotkaj dice tredici anni. Da bambino amava i conti lunghi e la «complessità computazionale»; inizialmente era più attratto dall’informatica e dalla cybersecurity, poi l’interesse si è spostato verso la matematica. La direzione scelta è quella delle costanti trascendenti e della teoria dei numeri.

UNA NUOVA STRADA VERSO IL PI GRECO

La formula per π nasce da mesi di lavoro e dal ritorno su un integrale studiato dal matematico britannico John Dalzell. Zotkaj non cercava un algoritmo capace di battere i record nel calcolo delle cifre del pi greco. «L’obiettivo era trovare qualcosa di elegante che fosse mio», spiega. Il punto, per lui, è proprio l’eleganza formale del risultato: manipolando quell’integrale con strumenti successivi è arrivato a una serie numerica che mette in relazione elementi algebrici e analitici. Nel percorso ha studiato a lungo anche Srinivasa Ramanujan, uno dei matematici che più hanno lavorato sulle formule legate a π.

LE NOTTI A INSEGUIRE L’INFINITO

Zotkaj torna continuamente sull’infinito, che considera un orizzonte della matematica: l’essere umano, osserva, riesce a immaginare numeri sempre più grandi, ma non a rappresentarsi davvero l’infinito. È qui che la ricerca diventa anche esercizio di ostinazione, stare davanti a un integrale lungo un foglio, racconta, significa accettare una sfida in cui «o vinci te o ti fai domare».
La stessa ostinazione scandisce le sue giornate, e qualche volta le notti. Le intuizioni possono arrivare tra le due e le quattro, quando torna su una formula, cerca un errore o prova una strada diversa. «Bisogna accettare che magari su dieci idee solamente una può essere corretta».
Fare matematica, nella sua esperienza, significa immergersi nel problema, accettare il sacrificio e anche isolamento. Un riconoscimento importante è arrivato da Stephen Lucas, matematico che ha giudicato elegante la soluzione. Zotkaj ricorda di aver ricevuto la sua risposta alle due di notte, per via del fuso orario. L’attesa, ammette, porta con sé ansia, anche se considera l’apprezzamento di Lucas importante.

L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE E IL FUTURO DEI MATEMATICI

C’è poi un tema che attraversa inevitabilmente il futuro della matematica, l’intelligenza artificiale. Zotkaj distingue tra chi risolve problemi e chi costruisce nuove teorie. Lui si definisce un «attaccante», orientato al problem solving, secondo uno stile che associa alla scuola russo-sovietica. È proprio sul problem solving, prevede, che l’AI avrà un impatto crescente, perché sarà capace di affrontare un numero sempre maggiore di problemi. Potrebbe così aumentare il peso di chi costruisce teorie nuove. Alla macchina, però, manca ancora qualcosa. «Non si sveglia alle tre di notte e pensa: dai, facciamo una formula per il pi greco», osserva Zotkaj.
L’AI può ricevere un problema, elaborare informazioni e trovare collegamenti che all’uomo possono sfuggire, ma creatività, intuizione e scelta della direzione restano, nella sua visione, prerogative umane.

LA MATEMATICA SI SCOPRE O SI INVENTA?

Per Zotkaj entrambe le cose. È una realtà che si incontra e insieme un linguaggio che richiede strumenti nuovi per essere esplorato. Forse è anche per questo che continua ad affascinarlo: non promette scorciatoie. Chiede studio, disciplina e la disponibilità a sbagliare.
A 21 anni, mentre aspetta il responso dei revisori, Kristi Zotkaj ha già scelto il suo posto: dentro quella complessità, a cercare una strada che ancora non c’è.

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Pubblicato il 16 Ottobre 2026
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