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Se al vertice Nato il dono agli ospiti è una pistola

In questa puntata del podcast di Gaudina e Salvatore vengono analizzate le decisioni prese all'ultimo vertice Nato di Ankara dove il presidente Erdogan ha fatto un gesto che cambia il linguaggio della diplomazia internazionale. Nel frattempo l'Europa accelera sul riarmo

massimo gaudina vincenzo salvatore


Nella nuova puntata di “Giù le mani dall’Europa”, il podcast di Radio Materia, il professor Vincenzo Salvatore affronta uno dei temi centrali per il futuro dell’Unione Europea: la costruzione di una politica di difesa comune, capace di ridurre la dipendenza dagli Stati Uniti e di rispondere a un quadro internazionale sempre più instabile. Al centro della riflessione c’è il vertice NATO di Ankara, durante il quale è emersa la richiesta di aumentare la spesa militare fino al 5% del prodotto interno lordo. Un obiettivo che imporrebbe agli Stati europei un forte incremento degli investimenti nel settore della difesa.

Più risorse per tecnologie e sistemi anti-drone

Una parte importante delle nuove risorse dovrebbe essere destinata alle tecnologie avanzate. Tra le priorità indicate nel corso della puntata ci sono i sistemi anti-drone, diventati sempre più rilevanti nei conflitti contemporanei e nella protezione delle infrastrutture strategiche. Il confronto non riguarda però soltanto la quantità degli investimenti. Il problema principale resta la frammentazione delle politiche militari europee, ancora affidate in larga parte alle scelte dei singoli Stati membri. Secondo l’analisi proposta nel podcast, il progressivo disimpegno degli Stati Uniti rende sempre più urgente la nascita di una struttura di sicurezza europea autonoma. L’Unione sarebbe quindi chiamata a coordinare eserciti, tecnologie, acquisti e strategie, superando divisioni che negli ultimi anni hanno rallentato molti progetti comuni.

Il nodo del diritto di veto

Uno degli ostacoli più rilevanti è rappresentato dal diritto di veto dei singoli Paesi. In materia di politica estera e sicurezza, la necessità di raggiungere decisioni condivise può bloccare o ritardare gli interventi dell’Unione. Nella puntata viene quindi sottolineata l’esigenza di rivedere i meccanismi decisionali europei, permettendo una cooperazione più rapida tra gli Stati disponibili a rafforzare la difesa comune. La questione non è soltanto militare, ma anche politica. Una maggiore autonomia strategica richiederebbe infatti una visione condivisa sul ruolo dell’Europa nel mondo, sui rapporti con la NATO e sulle responsabilità dei singoli governi.

Il simbolismo delle armi

A chiudere il dibattito è una riflessione sul significato simbolico dei doni di armamenti scambiati durante il vertice. Un gesto interpretato come il segnale di un cambiamento profondo nel linguaggio della diplomazia internazionale. Il rischio evidenziato è quello di entrare in una nuova fase dominata dal riarmo, nella quale la sicurezza venga misurata soprattutto attraverso la crescita delle spese militari. Per l’Unione Europea, la sfida sarà costruire una difesa comune senza rinunciare al proprio ruolo politico e diplomatico.

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Pubblicato il 16 Luglio 2026
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