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Sotto la superficie del Ticino: viaggio nel mondo sommerso con Mattia Nocciola, “i pesci condividono il nostro ambiente”

Il videomaker e fotografo naturalista racconta a “La materia del giorno” i segreti dei fiumi, gli incontri con animali straordinari come storioni, anguille e trote marmorate e il valore della fotografia come strumento per conoscere e proteggere l’ambiente

Generico 13 Jul 2026

Sotto la superficie dei nostri fiumi esiste un mondo spesso invisibile, fatto di animali sorprendenti, migrazioni millenarie e fragili equilibri naturali. A raccontarlo è Mattia Nocciola, videomaker e fotografo naturalista, ospite de “La materia del giorno”, che accompagna i lettori in un viaggio tra le acque del Ticino e degli ambienti prealpini alla scoperta di pesci, storie e immagini capaci di svelare una biodiversità ancora tutta da conoscere.

Mattia, partiamo dall’inizio: come nasce la tua passione per la fotografia naturalistica e per il mondo sommerso?
«Sono nato a Buffalora sopra Ticino, un paese dove il rapporto con l’acqua è naturale. Da ragazzino frequentavo il Naviglio e il Ticino, pescavo e osservavo i pesci. Poi ho capito che togliere un animale dal suo ambiente non era quello che volevo fare: ho iniziato a nuotarci insieme con la maschera e ho scoperto un mondo incredibile. La fotografia è arrivata dopo, anche grazie all’ispirazione di un grande fotografo naturalista come Marco Colombo e al suo lavoro sui pesci dei fiumi».

Hai fotografato anche ambienti marini o ti sei concentrato soprattutto sulle acque dolci?
«Mi è capitato di fare qualche scatto in mare, ma i nostri fiumi hanno una biodiversità straordinaria. Ci sono animali che compiono migrazioni incredibili per riprodursi e che spesso nessuno conosce. Molti dei nostri pesci sono unici al mondo: vivono solo in Italia. Per questo ho scelto di dedicare il mio tempo libero a raccontare questi ambienti, spesso minacciati».

Cosa si incontra immergendosi nel Ticino? Quali sono i pesci più frequenti?
«Purtroppo sono molto presenti le specie alloctone. La carpa, per esempio, è ormai diffusissima, così come il siluro, che può raggiungere dimensioni enormi, anche due metri. Però resistono ancora specie autoctone meno conosciute, come il panzarolo o lo scazzone: piccoli pesci che sembrano insignificanti ma hanno comportamenti incredibili. Il panzarolo, per esempio, ha un maschio che protegge le uova con una cura impressionante!.

L’uomo ha lasciato il segno nei fiumi?
«Sì, soprattutto durante gli eventi meteorologici più intensi. Quando i depuratori non riescono a gestire grandi quantità d’acqua entrano in funzione gli scolmatori e quello che finisce negli scarichi può arrivare direttamente nei fiumi. È una situazione che purtroppo si vede».

C’è un animale che cerchi più di altri?
«Negli ultimi tempi mi sono dedicato molto allo storione cobice. È un pesce straordinario: sembra quasi un animale preistorico, con quelle placche ossee. Può superare il metro e mezzo e quando ti trovi vicino a lui sembra davvero di essere accanto a un dinosauro. È presente anche nei nostri fiumi grazie ai progetti di tutela».

Le tue fotografie possono avere anche un valore scientifico?
«Assolutamente sì. La fotografia naturalistica significa stare sul campo, conoscere gli ambienti e raccogliere dati. Una fotografia georeferenziata con data e ora può essere utile ai ricercatori. La citizen science, cioè la collaborazione dei cittadini alla ricerca scientifica, è sempre più importante. Quando incontro uno storione, per esempio, segnalo sempre la presenza».

Generico 13 Jul 2026

Qual è il pesce più difficile da incontrare?
«Probabilmente l’anguilla. Ha un ciclo biologico incredibile: nasce nel Mar dei Sargassi, attraversa l’Atlantico, arriva nei nostri fiumi e poi torna indietro per riprodursi. È un animale quasi misterioso. Trovarla significa assistere a qualcosa di straordinario.

Come si fotografa un pesce senza disturbarlo?
«La cosa migliore è fare in modo che sia lui ad avvicinarsi. Ogni specie ha comportamenti diversi. Alcuni pesci sono molto diffidenti, altri, come il siluro, sono curiosi. Mi è capitato di essere sul fondo del Ticino e ritrovarmi tre siluri davanti, attirati dai suoni che producevo sott’acqua.

Servono grandi attrezzature per iniziare?
«È un hobby che può diventare costoso, ma si può partire anche con poco. Io ho avuto esperienze costose: una volta un lucioperca ha morso lo scafandro della macchina fotografica e mi è costato quasi 500 euro sostituire l’oblò (è il pesce nella foto di apertura di questo articolo). Però anche una semplice action cam può permettere di raccontare molto».

In provincia di Varese quali luoghi meritano di essere raccontati?
«Il lago di Varese è interessante perché ospita il luccio italico, una specie diversa da quella europea. Ci sono poi tanti torrenti dove si possono osservare piccoli animali straordinari. Bisogna però muoversi con attenzione: l’attrezzatura va pulita e disinfettata per evitare di trasferire malattie, come la peste del gambero.

Qual è il messaggio che vuoi lasciare attraverso le tue fotografie?
«Vorrei far capire che proteggere questi animali significa proteggere anche noi. I pesci affrontano viaggi incredibili e difficoltà enormi per sopravvivere. Conoscerli ci insegna qualcosa. Vivere in un territorio sano e ricco di biodiversità migliora la nostra stessa vita. Anche dentro un fiume apparentemente anonimo possono esserci storie bellissime che meritano di essere raccontate».

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Pubblicato il 15 Luglio 2026
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